Cronaca

"Riaprite le Rsa il 9 maggio per la festa della mamma, vogliamo riabbracciare i nostri cari"

L'appello al governo dei familiari dei degenti nelle residenze sanitarie assistenziali. Il via libera alle visite dei parenti sembra essere vicino, ma non c'è una data certa. "Possibile che la politica sia così ingessata? Se i cancelli non si riapriranno andremo dai prefetti", ci racconta Dario Francolino, presidente del comitato Orsan-Open Rsa Now

Le pareti da contatto in plexiglass (nei pochi posti in cui ci sono) non bastano più. Non bastano più nemmeno le videochiamate e le stanze degli abbracci, peraltro non utilizzabili per alcune categorie di pazienti. I familiari dei degenti nelle Rsa chiedono di poter rivedere i propri cari in presenza e in sicurezza. E vogliono una data certa per le riaperture, un giorno simbolico: domenica 9 maggio, festa della mamma, "per consentire a me e agli altri due milioni di congiunti stretti di riabbracciare le proprie mamme dopo quindici mesi di straziante solitudine", ci racconta al telefono Dario Francolino, presidente dell'Orsan-Open Rsa Now, comitato di familiari dei degenti nelle residenze sanitarie assistenziali.

Quando tornano le visite dei parenti nelle Rsa

Il via libera alle visite dei parenti sembra essere vicino, ma è necessario un provvedimento ad hoc del governo Draghi. Oggi i due sottosegretari alla Sanità Pierpaolo Sileri e Andrea Costa hanno aperto uno spiraglio per la fine del lockdown nelle Rsa entro la fine del mese di maggio. Il primo ha spiegato che nelle residenze sanitarie assistenziali il 94,4% degli ospiti ha ricevuto la prima dose di vaccino e l'80% la seconda, personale compreso, quindi "non vedo perché non dovrebbero riaprire le visite ai parenti". Costa ha detto che il governo sta lavorando ad un emendamento che verrà inserito nel prossimo decreto sulle riaperture per consentire il ritorno delle visite dei familiari ai propri cari. Ma non c'è una data certa.

Anche se oggi le condizioni di sicurezza all'interno delle strutture assistenziali sono nettamente migliorate rispetto a un anno fa, grazie soprattutto alla campagna vaccinale a tappeto che ha comportato un calo consistente sia dei contagi da coronavirus che dei decessi, da più di un anno gli anziani che vi sono ricoverati non hanno modo di incontrare i propri cari in presenza, senza alcuna barriera. Un abbraccio attraverso un telone freddo di plexiglass è un palliativo che accresce il senso di sconforto. Per questo, i familiari degli oltre 350mila ospiti delle 7.372 strutture residenziali socioassistenziali lanciano un appello al governo Draghi e indicano una data precisa per riprendere in sicurezza le visite all'interno delle strutture: il prossimo 9 maggio.

"Chiediamo che domani, nel corso della Conferenza dei presidenti di regione, venga formalizzata la data in cui saranno riaperte alle visite dei familiari le Rsa italiane che possono garantire adeguati protocolli di sicurezza", ha dichiarato a Today Dario Francolino. "Possibile che la politica sia così ingessata e lenta? Perché non ci ascoltano? - è la sua riflessione amara -. È chiaro che non chiediamo di riaprire tutte le Rsa, non siamo criminali. Chiediamo che riaprano quelle in sicurezza, e sono molte già da oggi. Siamo stufi e la situazione per quanto in evoluzione è ancora inaccettabile. Qualcuno in Italia non riesce a capire che non possiamo aspettare ancora i ritardi e i tempi della politica. Indicare genericamente il mese di maggio e l'inserimento di un emendamento al decreto riaperture per consentire la riapertura delle Rsa non è rispettoso dei diritti dei 350mila ospiti delle strutture, per i quali ogni giorno è un giorno in più di pena senza alcuna colpa", denuncia il presidente del comitato Orsan-Open Rsa Now.

Il protocollo per le visite nelle Rsa inviato a Speranza

"Con le altre associazioni con cui siamo federati - continua Francolino - se il 9 maggio i cancelli non si riapriranno almeno nelle Rsa in grado di farlo, organizzeremo iniziative in tutta Italia e chiederemo ai prefetti di autorizzarci a vedere i nostri cari". Il comitato dei parenti dei ricoverati nelle Rsa ha anche inviato al ministro della Salute Roberto Speranza una proposta di protocollo da applicare in tutte le strutture assistenziali italiane per riaprire alle visite. "Chiediamo che venga imposto tramite un'ordinanza urgente, dopo una revisione e l'approvazione del Comitato tecnico scientifico. Per ora non abbiamo ricevuto una risposta", dice Francolino. Si tratta di un documento con nove punti che riportiamo di seguito. "Trattandosi di interventi relativi alla cura di persone fragili e non autonome chiediamo che", si legge nel protocollo stilato dall'Orsan:

  • ai familiari sia garantito l'accesso in struttura sempre e comunque, in sicurezza, sulla base di visite programmate e/o urgenti;
  • le visite mediche da specialista medico/tecnico, esterno alla struttura, siano sempre permesse, in qualsiasi condizione e in condivisione con i famigliari, poiché contribuiscono in modo sostanziale alla qualità della vita e al mantenimento in salute del degente. La condivisione con i famigliari deve riguardare sia la scelta dello specialista sia la strategia di cura o intervento;
  • la visita del familiare si svolga in accordo con la struttura, nel rispetto della privacy paziente/familiare, per un tempo che viene considerato significativo a partire da 45 minuti e adeguato a ristabilire la comunicazione con persone che hanno vissuto la privazione degli affetti per 14 mesi, che sono nella fase finale della vita e/o provati dalla malattia e che hanno deficit sensoriali/cognitivi. Ogni situazione andrà valutata attentamente caso per caso, al centro c'è il bene della persona ricoverata in struttura;
  • le visite si svolgano in aree dedicate con regole determinate e condivise ma escludendo mezzi di distanziamento quali plexiglass, plastiche o porte a vetri, ovvero è possibile l'incontro fisico (stretta di mano, carezza, abbracci), senza barriere e senza la sorveglianza continua da parte di un operatore della struttura, tra un residente e un familiare per visita. (Nel caso di percorso interno all’ambiente di vita dell’Rsa il familiare viene accompagnato da un operatore);
  • in alternativa alle visite in struttura, l’ospite possa uscire liberamente con il proprio famigliare per una passeggiata. Visite mediche e controlli di routine devono essere sempre garantiti, e non possono limitare in alcun modo il numero di visite parentali;
  • la riapertura alle visite in presenza non possa inibire o limitare in alcun modo i contatti telefonici dell’ospite con amici e famigliari;
  • i visitatori, vaccinati o meno, siano obbligati ad effettuare il triage e a presentare l'esito negativo di un tampone eseguito privatamente o direttamente in struttura non antecedente le 48h la visita. Chiediamo che il tampone sia fornito gratuitamente dalla Regione/Asl o effettuato presso ambulatori dedicati a prezzo calmierato da concordarsi, comunque non superiore a 5/8 euro;
  • i visitatori indossino i presidi concordati periodicamente con la struttura, in base all’emergenza e alle condizioni degli ospiti. Chiediamo che presidi di emergenza quali la tuta anti contagio vengano forniti gratuitamente dalla Regione/Asl o venduti direttamente in struttura a prezzi calmierati (max 8 euro);
  • i visitatori hanno il dovere e l’obbligo morale di: limitare i propri spostamenti all’interno delle aree di visita (stanze private o nuclei di appartenenza dell’ospite) e dei percorsi concordati con la struttura di riferimento evitare di creare assembramenti dedicare la visita esclusivamente al proprio ospite evitando contatti con altri ospiti o loro familiari presenti in struttura.

Le linee guida delle regioni con il green pass o tamponi per i visitatori

E intanto, in attesa della Conferenza dei presidenti di regione in programma mercoledì 5 maggio, arrivano le anticipazioni sulle linee guida delle regioni con le regole e le modalità di accesso per le visite dei familiari nelle Rsa. A quanto si apprende, si prevede l'ingresso alle Rsa solo a visitatori o familiari in possesso di certificazione verde Covid-19, cioè il cosiddetto green pass. In alternativa, dice ancora il documento messo a punto dai presidenti, per consentire le visite "può essere validamente utilizzata l'attestazione di una delle condizioni necessarie per il rilascio delle stesse purché non scadute". Ossia vaccinazione avvenuta, guarigione dalla malattia o tampone negativo nelle 48 ore precedenti. 

Si prevede inoltre che "la struttura garantisca una programmazione degli accessi dei familiari lungo l'arco della giornata con modalità e forme atte ad evitare assembramenti, per cui di norma gli accessi devono riguardare non più di due visitatori per ospite per visita e per una durata definita". Nelle linee guida sono contenute anche indicazioni di carattere generale e si sottolinea che "si dovranno considerare le condizioni dell'ospite e del visitatore, nonché le caratteristiche logistiche della struttura stessa e le mutabili condizioni epidemiologiche". L'accesso dei visitatori, inoltre, "è consentito esclusivamente sulla base delle valutazioni della direzione sanitaria ovvero del referente medico-referente Covid-19 della struttura". "Rimane necessario massimo rigore nell'utilizzo dei dispositivi di protezione individuale, nel garantire il distanziamento sociale ed evitare qualsiasi forma di assembramento all'interno delle strutture", è un'altra indicazione contenuta nelle linee guida.

"Per evitare assembramenti di persone deve essere assicurato il mantenimento di almeno un metro di separazione tra visitatori (estendibile fino a due metri in base allo scenario epidemiologico di rischio), ad eccezione dei componenti dello stesso nucleo familiare o conviventi o per le persone che in base alle disposizioni vigenti non siano soggette al distanziamento interpersonale", si sottolinea nelle linee guida. Inoltre, all'ingresso i familiari o i visitatori, "oltre ad esibire la certificazione verde Covid-19 saranno sottoposti al protocollo di sorveglianza già in uso presso la struttura". E ancora: "L'uscita programmata degli ospiti dalle proprie strutture richiede una specifica autorizzazione da parte delle direzioni sanitarie-responsabili medici-referente Covid-19". In presenza di condizioni climatiche favorevoli, si sottolinea nelle linee guida, "vanno sempre privilegiati gli incontri in spazi aperti e allo scopo dedicati". Per quanto riguarda gli spazi al chiuso, la visita "deve avvenire preferenzialmente in spazi dedicati esclusivamente alla finalità della visita stessa ed è opportuno che la struttura identifichi spazi idonei, ampi ed arieggiati".

Fonte: Today

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