Coronavirus, guarita ma prigioniera in casa tra i rifiuti per una data di nascita sbagliata

E' accaduto ad una infermiera del Policlinico ormai negativa dal 19 dicembre. Ha dovuto chiedere aiuto ad un avvocato per chiedere all'Asp l'immediato rilascio della liberatoria

Ha eseguito un primo tampone il 7 dicembre, l’altro il 19 con esito negativo ma resta “prigioniera” perché l'errato inserimento della data di nascita nell’anagrafica che la riguarda ha provocato lo smarrimento delle credenziali che non sono mai state rispristinate. E’ quanto accaduto ad una donna, infermiera al Policlinico di Messina, che ha dovuto dare incarico ad un legale, l'avvocato Irena Moschella, per sollecitare all’Asp l’immediato rilascio della liberatoria.

La donna pur essendo asintomatica da quasi due settimane, è stata costretta a rimanere in casa in condizioni fisiche precarie (problemi di deambulazione e al ginocchio) e con l'amara conseguenza che il mancato rilascio della liberatoria le impedisce di comunicare il proprio rientro al lavoro.

Tutto questo mentre a casa sua lievitano i rifiuti che non sarebbero mai stati prevelati in tutti questi lunghi giorni di quarantena.

L'avvocato della signora è riuscito a sbloccare la situazione solo alla vigili del nuovo anno chiedendo l'intervento provvidenziale dell'assessore Alessandra Calafiore, che ha allertato il commissario straordinario Covid, Marzia Furnari. La commissaria si è attivata per risolvere l'inconveniente tecnico e sembra che l'nfermiera potrà rientrare in servizio quanto prima.

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