Contagi in risalita, l’epidemiologo: “Carica virale blanda favorisce immunità di gregge”

La parola al dottor Giuseppe Ruggeri che fornisce un quadro della situazione: "In questo momento mi preoccuperei più di chi giunge dai paesi dell’Est"

Il dottor Giuseppe Ruggeri

Non si arresta l’impennata dei contagi nell’Isola, nel  Messinese e in tutto il Paese. Da qui la preoccupazione incombe  e sono tante le domande che continuiamo a farci: ci sarà un nuovo lockdown? Saranno adottate misure ancor più restrittive? Ci sarà una seconda ondata? Abbiamo cercato di fare un quadro della situazione interpellando un esperto del settore il  dottore Giuseppe Ruggeri medico epidemiologo e giornalista, che  da mesi segue l’andamento della pandemia che continua a tenere col fiato sospeso la popolazione mondiale.

Dinnanzi all’aumento di casi asintomatici  a cui stiamo assistendo possiamo dire che il virus sta cambiando?

“Il Covid 19 –afferma Ruggeri- è un virus sensibile alle modificazioni climatiche. Esiste un ceppo unico della malattia, però questo si trasforma in base alle condizioni ambientali e atmosferiche del luogo in cui si sviluppa . Ogni paese ha un virus diverso per quanto riguarda l’espressività clinica.  E’ stato dimostrato che il freddo umido aumenta la capacità infettante, come è successo in Lombardia,  mentre  il caldo ne diminuisce la carica virale”. 

Questo spiegherebbe il fatto che molti soggetti positivi al virus non presentano alcun sintomo: “La carica virale blanda del virus in certi paesi con temperature alte  - chiarisce Ruggeri- può essere paragonabile quasi ad un raffreddore e crea l’immunità di gregge”. In pratica si svilupperebbe  la capacità di resistere all’attacco dell’infezione.

 “Mi preoccuperei più di chi giunge dai paesi dell’Est -precisa Ruggeri- piuttosto che dei turisti provenenti  da Spagna o Malta  o degli immigrati”. Sono i paesi freddi a fare più paura dove il livello evolutivo della malattia è diverso, dove il virus  si presenta ancora nella sua forma più violenta.

Che cosa dovremmo aspettarci nei prossimi mesi? “Non credo nel terrore mediatico di una seconda ondata- sottolinea Ruggeri- non mi aspetto una recrudescenza. Adesso rispetto a febbraio o marzo ci sono dei protocolli di intervento ben definiti. Consiglio di  curare i sintomi a casa e l’isolamento, il ricovero può portare infatti a nuove infezioni ospedaliere”. 

Quale raccomandazione  si sente di fare da esperto? “Sicuramente dobbiamo imparare a convivere  con il virus ma con cautela. Fondamentale è l’uso della mascherina, soprattutto in determinati contesti  nei quali c’è chi non può difendersi come gli immunodepressi e i soggetti con patologie pregresse”. 

Ma come la mettiamo con l’autunno in cui sopraggiungeranno le influenze stagionali? “Più del disastro - continua l'epidemiologo-  nei prossimi mesi mi preoccupa il fatto  che le persone alla comparsa del primo sintomo prendano d’assalto i pronto soccorso,  impedendo la cura di malattie acute”. I dati dicono che nei tre mesi di lockdown sono stati 18mila i malati oncologici morti per mancanza di cure.


Non si possono fare delle previsioni su come andranno le cose, di certo non bisogna farsi prendere dal panico né tanto meno farsi trovare impreparati anche in caso di vaccino: “Il virus di cui si parla è un retrovirus estremamente mutante con struttura molecolare simile a quella dell’Hiv che si difende dalla soppressione, quindi non sappiamo come si comporterà più avanti . Questo non significa perdere la bussola. Dobbiamo essere pronti  ad accogliere il vaccino solo dopo che è stato testato su soggetti umani e se gli effetti collaterali sono paragonabili a vaccini già esistenti. Ben venga una strategia vaccinale efficace per le categorie a rischio, ma non deve essere obbligatoria”.

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