Coronavirus e nuovo stop per i negozi, Picciotto: “Pronti a rimodulare gli orari ma non a chiudere”

Il presidente di Confcommercio contrario alla decisione di abbassare in anticipo le saracinesche. E sul lockdown totale: “Solo se si prevedono in contemporanea i ristori”. Oggi l'incontro con l'assessore Musolino

Saranno schierate tutte le forze in campo per pretendere rispetto e sobrietà. L’annuncio del sindaco di Messina Cateno De Luca sulle misure contro “gli schiticchi”, vale a dire le scampagnate che si sono registrate nel fine settimana andranno di pari passo ad una rimodulazione degli orari degli esercizi commerciali.

Questo quello che si prefigura dopo il vertice in prefettura di ieri. Il tema sarà approfondito oggi ma ha già creato malumori fra gli esercenti preoccupati  di un possibile “nuovo duro colpo alle attività commerciali cittadine”.

“Noi abbiamo una incontro oggi pomeriggio con l’assessore Dafne Musolino – spiega il presidente di Confcommercio Carmelo Picciotto -  Siamo stati convocati d’urgenza. La nostra idea è che continuare a restringere gli orari delle attività non è la direzione giusta per frenare la catena di contagi, anzi lascia libere le persone di trovare alternativi ludici che poi si traducono in assembramenti come quelli ai quali abbiamo assistito nel fine settimana.

Armonizzare gli orari invece può essere una possibilità ma l’obiettivo deve essere sempre quello di mantenere viva la filiera. Ridurre ulteriormente casaccio – conclude Picciotto  - ci vedrà sicuramente contrari. Possibile lockdown totale? Solo se si prevedono contemporaneamente i ristori, altrimenti sarà un fallimento pilotato”.

Sulla vicenda anche l’Osservatorio urbano Cub. “Prevedere l’inizio del lockdown serale alle 20 invece che alle 22 – si legge nel comunicato -  significa infatti fare abbassare in anticipo le saracinesche dei negozi, con le ulteriori prevedibili conseguenze negative per le attività economiche ed i lavoratori. Per non parlare dei disagi a cui andranno incontro tutti i cittadini. Sembra di assistere ad una specie di “accanimento sindacale” contro il settore commerciale cittadino, asse portante della nostra economia. E’ di qualche giorno fa infatti l’esclusione delle micro aziende economiche cittadine dal bando regionale per i finanziamenti a fondo perduto in quanto sono rimaste chiuse durante il lockdown di marzo/aprile per un provvedimento del sindaco e non a causa dei Dpcm o delle ordinanze regionali. Ora l’annuncio di un lockdown ulteriormente penalizzante. A quando il colpo di grazia?”.

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