Rientro a lavoro dei dipendenti comunali, segnalazione all'Ispettorato Funzione Pubblica sulle misure anticovid

Csa e Cisal contestano la decisione dell'amministrazione di interrompere il lavoro "agile" per gli impiegati

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di MessinaToday

In un momento in cui la curva dei contagi da COVID 19 sta pericolosamente risalendo e proprio la Sicilia è una delle regioni più colpite, non poteva passare inosservata l’affermazione della Segretaria Generale del Comune di Messina che ha sospeso ogni forma di lavoro agile e
secondo la quale “è venuto meno lo stato di emergenza”.  A scanso di equivoci (e delle repliche di De Luca!) diciamo chiaro che queste sigle sindacali già il 14 aprile avevano invitato tutte le Amministrazioni (ivi compreso il Comune) a programmare il rientro in servizio del personale partendo però dall’adozione delle misure necessarie alla prevenzione del contagio, nell’interesse dei dipendenti ma soprattutto dell’utenza (cosa che la maggior parte degli enti si è affrettata a fare). Pensare però che l’emergenza sia finita e che si possa far rientrare il personale tutto senza aver adottato le misure imposte da ultimo dal Protocollo Quadro Nazionale del Ministero della Funzione Pubblica del 24 Luglio ci sembra quantomeno un azzardo.
 

Ecco perché CSA e CISAL si sono rivolte all’Ispettorato della Funzione Pubblica competente a sovrintendere all’organizzazione dei servizi e del lavoro nel rispetto delle norme e non escludono di richiedere l’intervento dei competenti uffici dell’ASP. A Palazzo Zanca e negli altri plessi si entra e si esce senza alcun controllo (e non parliamo solo della rilevazione della temperatura), si affollano gli uffici senza preventivo appuntamento, non vengono fornite mascherine in numero sufficiente, i bagni presentano evidenti lacune igieniche e in molti plessi manca l’acqua, non è stato ad oggi aggiornato il “Documento Valutazione Rischi”, non viene effettuata la sanificazione periodica, non viene regolamentato l’accesso dei fornitori e in qualche ufficio fa bella mostra di sé un serbatoio in eternit. CSA e CISAL auspicano quindi un rapido ritorno alla normalità e l’utilizzo dello “smart working” solo nel rispetto della legge ma giudicano prioritario, come peraltro si legge nel
Protocollo Quadro “contemperare l’esigenza di pieno riavvio delle attività con la necessità di fronteggiare le esigenze connesse all’emergenza epidemiologica e all’evolversi del suo contesto” (che, ci permettiamo di aggiungere non è dei più tranquillizzanti!!!).

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