Mercoledì, 23 Giugno 2021
Cronaca

Covid, Viminale ai prefetti: "Controlli rafforzati e multe per evitare gli assembramenti"

Una circolare firmata dal capo di Gabinetto introduce "una disciplina più rigorosa per contenere nella massima misura la diffusione del virus". Stringente la sorveglianza nel periodo pasquale con controlli mirati. Ecco le regole sugli spostamenti e quando serve l'autocertificazione

Controlli sempre più mirati nei giorni prima di Pasqua e concentrati nelle aree urbane a maggior rischio assembramento, lungo le strade extra urbane, le stazioni ferroviarie e gli aeroporti. E' quanto chiede il ministero dell'Interno nella circolare inviata nelle scorse ore ai prefetti. Il documento firmato dal capo di Gabinetto del Viminale Bruno Frattasi introduce una disciplina più rigorosa per contenere la diffusione del virus dopo l'ultimo decreto legge del governo Draghi.

Nel documento si legge: "Si raccomanda, pertanto, controlli accurati nelle aree urbane più sensibili e potenzialmente interessate da fenomeni di assembramento, specialmente in corrispondenza delle giornate festive e prefestive". Le disposizioni verranno applicate con rigore anche nel periodo pasquale, con controlli mirati "lungo le strade di scorrimento extra-urbano, potenzialmente interessate da flussi di traffico più intensi. Uguale attenzione verrà poi rivolta alle stazioni aeroportuali e ferroviarie, come pure agli altri snodi della mobilità urbana".

I controlli rafforzati nei giorni prima di Pasqua nella circolare del Viminale

Ecco il testo completo della nuova circolare del Viminale sui controlli anti covid: "E' stata inviata ai prefetti la circolare a firma del capo di Gabinetto, Bruno Frattasi, con la quale si forniscono alcune indicazioni in merito alle disposizioni contenute nel Decreto legge 13 marzo 2021, n.30 per garantire una più stringente strategia di contenimento dei contagi da Coronavirus, anche in previsione delle imminenti festività pasquali. Il provvedimento in esame, che fa seguito al decreto-legge 23 febbraio 2021, n. 15, e al decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 2 marzo 2021, ha introdotto specifici interventi destinati a trovare applicazione nel periodo intercorrente tra il 15 marzo ed il 6 aprile 2021. Tenuto conto che le disposizioni introducono una disciplina più rigorosa per contenere, nella massima misura, la diffusività del virus, contribuendo così alla tenuta del sistema sanitario, la circolare richiama l'esigenza che la loro applicazione venga sostenuta da un particolare sforzo operativo che incida significativamente sul dispositivo dei controlli. La circolare raccomanda, pertanto, che i servizi territoriali vengano disposti con accuratezza e si concentrino specificamente nelle aree urbane più sensibili, potenzialmente interessate da fenomeni di assembramento, specialmente in corrispondenza delle giornate festive e prefestive. Con riguardo alla circostanza che le nuove disposizioni troveranno applicazione anche nel periodo pasquale, richiama l'esigenza che vengano disposti mirati controlli lungo le strade di scorrimento extra-urbano, potenzialmente interessate da flussi di traffico più intensi, onde accertare il rigoroso rispetto delle disposizioni in materia di mobilità. Uguale attenzione andrà, poi, rivolta alle stazioni aeroportuali e ferroviarie, come pure agli altri snodi della mobilità urbana".

Quando serve l'autocertificazione e cosa si rischia dichiarando il falso

Soltanto martedì, in un giorno, le forze di polizia in Italia hanno effettuato 112mila controlli anti covid, con 1.444 sanzioni. Secondo i dati forniti dal Viminale, sono state fatte verifiche su 97.648 persone, 1.386 sono state sanzionate e otto denunciate. Sono 14.960 gli esercizi commerciali controllati, 58 sono i titolari sanzionati e 20 le chiusure. È iniziato lunedì 15 marzo il periodo di maggiori restrizioni dalla fine del lockdown della scorsa primavera, almeno in molte regioni, con l'entrata in vigore del nuovo decreto legge Draghi. L'Italia è "chiusa" per pandemia fino al 6 aprile, con la Sicilia in zona arancione. L'autocertificazione serve sempre quando ci si sposta tra le 22 e le 5, perché rimane in vigore il coprifuoco: in questa fascia oraria, infatti, gli spostamenti sono consentiti solo se motivati da comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità o motivi di salute. La chiusura notturna dalle 22 alle 5 è in vigore in tutta Italia, tranne che in Sardegna: questa, infatti, al momento è l’unica regione bianca.

Nelle regioni in zona arancione come la Sicilia gli spostamenti all’interno del proprio comune sono consentiti tra le 5 e le 22 e l’autocertificazione non serve. È necessaria, invece, se ci si sposta in un comune diverso dal proprio: in questo caso bisogna portare con sé il documento (o compilarlo al momento del controllo), per motivare le comprovate esigenze lavorative, le situazioni di necessità o i motivi di salute che ci hanno costretto ad uscire dal comune. 

Le regole sugli spostamenti tra regioni

Gli ultimi provvedimenti del governo continuano a vietare gli spostamenti tra regioni, tranne che per comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità o motivi di salute. Inoltre, salvo disposizioni locali, è sempre consentito il rientro alla propria residenza, domicilio o abitazione, compreso il rientro nelle seconde case ubicate dentro e fuori regione. In tutti questi casi, comunque, serve l’autocertificazione. Il 4-5-6 aprile, per Pasqua, tutta Italia diventerà zona rossa. Sarà concesso, però, fare visita una volta al giorno, dalle 5 alle 22, a una casa dentro la regione in massimo due persone (oltre ad under 14, disabili o persone non autosufficienti). Negli altri giorni le visite sono vietate in zona rossa, concesse ma dentro il comune in zona arancione.

Le multe

Come abbiamo imparato in questi mesi di misure anti covid, l'autocertificazione serve per giustificare uno spostamento che, secondo decreti legge e Dpcm, non sarebbe consentito se non per comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità o motivi di salute. Il modulo di autocertificazione può essere consegnato alle forze dell’ordine già compilato oppure si può compilare sul posto, al momento del controllo. Chi non ce l’ha può chiederlo agli agenti. Se non si rispettano le misure di contenimento - o se non si fornisce l’autocertificazione - si rischiano sanzioni amministrative che implicano il pagamento di una multa da 400 a mille euro (la sanzione può essere pagata entro 5 giorni con una riduzione del 30%, quindi 280 euro).

Discorso diverso, invece, se si dichiara il falso nell’autocertificazione. "La veridicità delle autocertificazioni - spiega Palazzo Chigi - sarà oggetto di controlli successivi e la falsità di quanto dichiarato costituisce reato". L'autodichiarazione, infatti, è resa ad un pubblico ufficiale e se si dichiara il falso non scatta la multa ma si rischia la denuncia per il reato di falsa attestazione a un pubblico ufficiale, previsto dall'articolo 495 del codice penale. Si tratta di un reato punito con la reclusione da uno a sei anni.

Quando un cittadino consegna l'autocertificazione compilata e firmata alle forze dell'ordine, si assume la responsabilità civile e penale delle informazioni rese: per questo nome e cognome, indirizzo di residenza/domicilio e motivi che giustificano lo spostamento devono essere veri. Il motivo di lavoro può essere provato anche esibendo, per esempio, una documentazione fornita dal datore di lavoro (tesserini o simili). Il controllo sulla veridicità delle informazioni sull’autodichiarazione non avviene di solito al momento ma dopo qualche giorno o settimana, a meno che non ci siano sospetti evidenti che la persona fermata abbia violato senza motivo il divieto di spostamento. La verifica delle informazioni può avvenire chiamando il datore di lavoro, le strutture sanitarie o incrociando gli indirizzi di provenienza e destinazione scritti sul modulo.

Non sempre la "bugia" resa durante il controllo integra il reato di falsa attestazione a pubblico ufficiale. La falsità, infatti, deve riguardare fatti già compiuti e non semplici intenzioni. Per fare un esempio, se chi viene fermato da vigili, polizia o carabinieri dichiara che sta andando a correre, ma viene denunciato perché sorpreso in tenuta incompatibile col jogging, potrà far leva sul fatto che la giurisprudenza prevalente ritiene che le intenzioni non rientrano nel concetto di falsa attestazione. Diverso è invece il caso di chi dichiari di essere stato a far la spesa al supermercato o a prendere un medicinale in farmacia quando invece si trovava a casa di amici, contravvenendo ai divieti imposti dalla legge in vigore: stavolta non si dichiara un'intenzione ma un fatto che sarebbe già avvenuto.“

Si parla di
Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Covid, Viminale ai prefetti: "Controlli rafforzati e multe per evitare gli assembramenti"

MessinaToday è in caricamento