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Cronaca

Coronavirus, De Luca: “S'io fossi Conte.... darei potere ai sindaci fino al 31 ottobre”

Differenziazione fra regioni e possibilità ai Comuni di fare accordi fare accordi con i commercianti. Ecco come il primo cittadino si prepara a emanare una nuova ordinanza. In nome dell'ordine pubblico

“Noi non ci stiamo, io non accetto questo Dpcm che entrerà in vigore il 4 maggio con la rateizzazione delle nostre speranze”. Lo ribadisce il sindaco Cateno De Luca che però vuole andare oltre il dissenso elaborando alternative da proporre al governo e soprattutto al presidente della Regione Nello Musumeci “il quale non riesce a imporre i nostri diritti a Roma”.

Ma cosa farebbe De Luca nei panni del presidente Conte? “Intanto differenziazione fra regione e regione - come aveva già avuto modo di osservare - prendendo atto che la diffusione epidemiologica è concentrata su quattro regioni del Nord. Occorrono norme restrittive al centro-nord (in particolare Lombardia e Piemonte) e più flessibili per le regioni del sud.  Altro punto che toccherei è la data di ripartenza. Darei una data certa agli italiani, affinché tutte le attività commerciali seguano dei protocolli di adeguamenti strutturali propedeutici alla riapertura. Andiamo nel dettaglio. Per le zone del centro-nord c’è da fare un chiarimento. Lì il sistema imprenditoriale ha continuato a lavorare in deroga, al contrario del meridione in cui tutte le attività principali si sono fermate. Il meridione e la Sicilia, fatta di Pmi hanno chiuso perché non avevano la possibilità di lavorare in deroga. Ecco perché parlo di chiarezza nello stabilire le condizioni: questo è mancato nel nuovo dpcm. Se infatti fossi io il presidente del Consiglio autorizzerei i sindaci a fare accordi con i commercianti affinché non solo sia dato gratuitamente il suolo pubblico ma consentirei anche l’istallazione di bagni chimici uomo/donna in modo tale che si possano garantire le condizioni igienico-sanitarie, in deroga alle norme previste dai regolamenti. Darei quindi questo potere ai sindaci, non per 15 giorni, ma per un arco temporale ben preciso e più dilatato: sino al 31 ottobre”.  

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"Se fossi il presidente del Consiglio – sottolinea il sindaco peloritano -  farei una norma per i comuni, ovvero tutti quelli che hanno la possibilità di sostenere le riduzioni o meglio le esenzioni di tutti i tributi locali lo possono fare, anche subito. Cosa che adesso non può essere fatto perché manca una norma dispositiva che ci svincola dalla possibile contestazione di danno erariale. Farei un bel decreto legge che va in deroga a tutta una serie di norme – comprese quelle per gli Enti locali – che quindi agevola l’iter burocratico e tributario. Altra cosa che farei per tutto il meridione è: si apre tutto a condizione che sia istituito un database  nel quale inseriamo tutti i dati delle attività economiche, grazie al quale introduciamo disciplina, anche con il sistema delle prenotazioni. In base ai limiti che ogni attività dispone, si potrà stabilire quante persone possono prenotare contemporaneamente, pur garantendo le distanze di sicurezza. Chiunque vuole riaprire la propria attività può farlo a queste condizioni. Per gli esercenti che trasgrediscono si corre il rischio di sospensione dell’attività. Quindi le prenotazioni diventano una precauzione imprescindibile per la ripartenza. Le mascherine per me devono essere obbligatorie, specie in luoghi chiusi. Per tale motivo imporrei dei distributori automatici all’interno delle attività commerciali, che permettano il rilascio di mascherine al costo di 50 centesimi, nella considerazione che è stata abbattuta l’Iva. Così come permetterei l’introduzione obbligatoria del dispenser in ogni locale commerciale, per permettere la sanificazione della mani. Certo, occorre il tempo per organizzarsi, ma avremmo il tempo per ripartire tutti: bar, pasticcerie, ristoranti, centri bellezza, barbieri, abbigliamento, cimiteri, chiese, tutti. Il principio è quello delle entrate contingentate, con orari prestabiliti e proporzionate alle superfici dei locali, per evitare assembramenti ingiustificati.".

"Rammento che se sto avanzando tali proposte è anche per colpa delle omissioni del presidente Musumeci, il quale non riesce a imporre i nostri diritti a Roma – conclude De Luca -  Al contrario di altri governatori d’Italia – vedi quello della Regione Liguria – che con proprie ordinanze hanno aperto mercati, cimiteri, hanno aperto tutto, noi siamo in una sorta di limbo che sta uccidendo la nostra economia. Cosi come altri governatori – vedi quello della Sardegna – hanno utilizzato l’idea della nostra banca dati, grazie alla quale chi vuole entrare si deve prenotare 48 ore prima. Magari il Presidente Musumeci di me non si vuole occupare, ma almeno si occupasse di cose serie per tutelare l’economia siciliana. Già da domani dunque porterò avanti il lavoro che non è stato fatto né dal presidente Conte né dal Presidente Musumeci, mediante un’ordinanza sotto il profilo dell’ordine pubblico. Per condividerla invierò copia al Prefetto, in modo da scongiurare che scoppi la rivoluzione in tutto il Meridione, perché essere trattati così, come carne da porco non è giusto. Non sono disponibile a essere trattato così, nè da Conte nè da Musumeci. Se serve, sono pronto anche a rischiare di essere dichiarato decaduto  dalla carica di Sindaco, ma comunque, visto che non lo fa Musumeci, chiederò a Conte di rimangiarsi la porcheria che ha servito agli italiani il 26 di aprile, non differenziando le misure per le varie regioni, in relazione soprattutto a quelle del meridione. Questa guerra non è finita, se ci rilassiamo, il virus ci ammazza”.

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