A Messina il turismo riduce del 40% gli incassi, Federalberghi: "La normalità tornerà nel 2023"

Gli aiuti da parte della Regione ci saranno a partire dall'anno prossimo. L'estate è andata bene per le imprese familiari o con pochi dipendenti, ma la paura ha già dimezzato i flussi turistici dalla metà di settembre. Il presidente di Federalberghi Eolie Christian Del Bono fa il punto per la provincia

Ci vorrano altri due anni per riportare il flusso del turismo ai dati del 2019. A lanciare l'allarme è Christan Del Bono, presidente della Federalberghi Eolie, che ha espresso l'apprezzamento per la stagione turistica estiva appena trascorsa, ma che mette in guardia sul futuro di un settore economico fondamentale per la provincia di Messina che ha dimezzato l'arrivo di turisti. "A fronte di una stagione turistica che è partita al pieno delle potenzialità dalla fine di luglio e che ha fatto lavorare molti albergatori, i ricavi si sono comunque ridotti del 40% e non tutte le strutture hanno deciso di riaprire già dopo il primo lockdown", spiega Del Bono. 

La maggior parte del flusso turistico in provincia riguarda la zona del taorminese e delle isole, che quest'anno ha registrato un trend positivo ma non abbastanza elevato da sostenere la bassa stagione, soprattutto perché le sovvenzioni regionali non sono state ancora percepite dalle imprese. "Gli sgravi delle prime due rate dell'Imu e lo sgravio per alcuni comuni della Tari hanno fatto respirare un pò il settore, ma tante sono state le diffficoltà - sottolinea - Ad avere la peggio, infatti, le strutture organizzate in cui si assumono lavoratori stagionali messe letteralmente il ginocchio dall'assenza di sovvenzioni reali". 

Già dal mese di settembre, con l'impennata di contagi e il finire della stagione estiva, si è lavorato a spizzichi e bocconi. "Il turismo straniero rappresenta il 50% del turismo messinese che soprattutto in bassa stagione non arriverà qui. Siamo preoccupati per il turismo straniero organizzato proveniente dall'Europa e in particolare da Francia, Germania, Svizzera e Inghilterra che programma le vacanze un anno prima e che forse arriverà in Sicilia nel 2021", aggiunge Del Bono. 

Sicuramente ancora per due anni si perderà anche il flusso del mercato australiano e quello americano. E se l'evoluzione del coronavirus insisterà ancora non è certo nemmeno che il prossimo anno il turismo europeo farà la sua comparsa a Messina. "Le stime immaginano di tornare alla situazione pre-covid nel 2021 perché soprattutto il turismo internazionale è legato a un sistema di compagnie aeree e servizi che ha bisogno di molto tempo per riorganizzare", chiarisce. 

Molti alberghi già da quest'anno, soprattutto nella zona di Taormina, hanno deciso di non riaprire. Le strutture alberghiere hanno difficoltà a reperire il personale e i costi di gestione sono troppo elevati. Il provvedimento della regione in favore del settore turistico, inoltre, è stato badito da pochi giorni e i frutti degli aiuti si vedrà soltanto nel 2021. "Speravamo nel BonuSicilia ma molte strutture saranno eslcuse in quanto da bando bisogna avere un personale inferiore a 10 dipendenti, mentre gli alberghi hanno molti più lavoratori nell'organico - chiosa Del Bono - Questo bonus penalizza alla fune il lavoro: se fatturo due milioni posso partecipare, ma se ho più di dieci dipendenti non posso accedere alle risorse. Di questo passo saranno davvero pochi gli alberghi ammessi". 

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