Focolaio Covid al Papardo, Mondello: “Basta allarmismi sui contagi, occorre pensare in termini di ricoveri”

Mentre il Policlinico attrezza nuovi posti letto, l'infettivologo analizza i dati di questi giorni e le nuove misure restrittive. “Basterebbe curare bene i sintomatici domiciliari”. E sulle mascherine avverte...

Un nuovo allarme Coronavirus che parte stavolta dall’ospedale Papardo. Sono più di quattro i dipendenti risultati positivi oltre due pazienti. Ma la situazione è destinata a crescere ulteriormente ed è monitorata costantemente dall’Asp che sta effettuando tutti i controlli necessari per evitare un nuovo focolaio.

Positivi in crescita ovunque, che stanno spingendo anche l’azienda universitaria Policlinico ad attrezzarsi in vista di possibili ondate di ricoveri. Oltre al Padiglione C, dove ci sono una trentina di posti letto, sarà utilizzato anche un piano del padiglione B, fino ad avere a disposizione un centinaio di posti,  soglia fissata dalla Regione.

Ma le cifre relative ai contagi in costante aumento con relativi titoli catastrofici non hanno niente a che vedere con le difficoltà della prima fase Coronavirus.

Ne è convinto il dottore Lorenzo Mondello, infettivologo che con competenza ed equilibrio, sta aiutando in questi lunghi mesi di emergenza ad elaborare i dati senza inutili allarmismi.

“Attualmente siamo nella fase di diffusione non capillare ma senz’altro a macchia di leopardo dell’epidemia – spiega Mondello - ed è chiaro che in questa situazione nessun ambiente può ritenersi indenne perché fa i conti con i movimenti delle persone, dei lavoratori e nel caso del Papardo, anche dei pazienti. C’è dunque da aspettarsi che si possano verificare piccoli focolai, come quello che in questo momento sta interessando l’azienda ospedaliera. Il problema è che la percezione del rischio è associata ai contagi mentre se si vuole dare il giusto peso a questa emergenza occorre ragionare in termini di ricoveri. E anche su questo ci sarebbe molto da dire”.

In che senso? “Che i dati dei ricoveri non sono alti in percentuale e sarebbero sicuramente ancora più bassi se ci fosse una adeguata assistenza territoriale e domiciliare”.

Mondello-4Ma a chi spetta questa assistenza e in quali casi? “Nelle fase iniziali spetta al medico di base o al pediatra, poi ci sono delle squadre, le Usca, unità speciali di continuità assistenziale istituite dall’Asp. Mi spiego meglio, facendo il punto con dati alla mano.  Dal bollettino giornaliero emerge che a fronte di un elevato numero di tamponi effettuati, la percentuale di contagio è variata al ribasso rispetto alla prima fase dell’emergenza Coronavirus. Ieri ad esempio era il 4 per cento a fronte di 8.340 tamponi effettuati in Sicilia. L’altro ieri al 7 per cento, ma solo perché i tamponi erano concentrati nelle zone focolaio. Questo dato dimostra inequivocabilmente come non ci siano gli elementi per considerare il Covid una malattia letale. Altrettanto incoraggiante è il fatto che si tratti per lo più di asintomatici. Quello che rimane il nodo cruciale dunque, è l’importanza del trattamento terapeutico domiciliare precoce che ancora purtroppo non avviene su larga scala. Questo comporta una percentuale di ricoveri che ieri si attestava sul 6,58 per cento rispetto al numero dei contagi. Un dato che deve fare riflettere. Non si può continuare a chiedere sacrifici ai cittadini che rischiano di provocare ancora più danni, senza puntare invece tutto sull’ assistenza”. 

Lei cosa farebbe? “Certo non andrei ad approntare nuovi ospedali o terapie intensive ma andrei a curare i nuovi contagiati casa per casa. Non occorrono respiratori, occorrono terapie domiciliari. Anche perché, rispetto alla prima fase, adesso le terapie individuate sono quelle giuste, basate principalmente sull’utilizzo precoce del cortisone. Ma se nessuno va a vedere e curare i sintomatici domiciliari è normale che poi le situazioni si complichino e servano posti letto. Ci tengo a precisare che l’assistenza dovrebbe essere fatta in presenza, non per contatto telefonico”.

Ma quando parla di provvedimento che rischia di creare ancora più danni a cosa fa riferimento precisamente. “Per esempio alla mascherina. Imporla all’aperto e col distanziamento garantito è una inutile tortura con la quale faremo presto i conti anche dal punto di vista medico. Portarla a lungo impedisce la fase dell’espirazione e può causare anche altre patologie a carico dell’apparato respiratorio”.

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E sulle altre disposizioni dell’ultimo Dpcm? “Il testo ha ripercussioni sociali ed economici che qualcun altro dovrebbe valutare con maggiore attenzione. Posso solo dire che trovo ingiusto imporre dall’oggi al domani un limite agli invitati per i matrimoni. Avrebbero almeno potuto differire il provvedimento nel caso specifico di un mese e dare il tempo per riorganizzare”.

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