Giovedì, 16 Settembre 2021
Cronaca

Genitori e figli al tempo del Coronavirus, l'avvocata Currò: “Confusione fra i tribunali, si spera prevalga il buonsenso”

La specialista in diritto della famiglia interviene sulla “bigenitorialità” dopo la sentenza emessa a Bari che contraddice quella di Milano amplificando il caos nella gestione dei figli durante l'epidemia. Ecco come districarsi

Quella sulla gestione dei figli separati è stata una delle questioni più dibattute e contraddittorie in questi lunghi mesi di quarantena. Anche le nuove disposizioni del governo - che non negano il diritto alla genitorialità nè quello dei figli di incontrare entrambi i genitori - sono riuscite ad arginare preoccupazioni e ansie sia di carattere pratico che etico e morale. Npon sono mancate anche sentenze contraddittorie fra i vari Tribunali. Una questione delicata sulla quale interviene per fare chiarezza l'avvocata Carmen Currò (nella foto).  Di seguito il suo intervento:

Le disposizioni, il buon senso ma prima sempre la salute

Carmen Curro?-2“La situazione di emergenza che ha costretto gli italiani a cambiare le proprie abitudini e stili di vita ha toccato anche i minori figli di genitori separati o divorziati. Con il d.d.l.del 10 marzo 2020, il Governo, ha chiarito che: “gli spostamenti per raggiungere i figli minorenni presso l’altro genitore o comunque presso l’affidatario, oppure per condurli presso di sé, sono consentiti, in ogni caso secondo le modalità previste dal giudice con i provvedimenti di separazione o divorzio”. 

La controversia che si è posta, in merito al diritto di visita, è stata centrata sul fatto che i genitori, più spesso le madri collocatarie, preoccupati per la salute dei figli, per il rapido diffondersi della malattia, avrebbero voluto sospendere il diritto di visita del genitore non collocatario, nonostante, nei decreti del Governo non vi sia il divieto di visita. In sintesi, per le visite effettuate all’interno dello stesso comune, lo spostamento potrebbe rientrare nelle “situazioni di necessità”, come precisato dal governo, e quindi, teoricamente, non vi dovrebbero esserci limiti. Per le visite effettuate in un comune diverso non vi è un’interpretazione univoca sul merito, poiché i trasferimenti in comuni diversi posso essere effettuati solamente in caso di “assoluta urgenza” e non è chiaro se vi rientri anche il diritto di visita.

Se i genitori strumentalizzano la pandemia

In questa interminabile quarantena, quindi, anche gli avvocati e l’esercizio della giustizia sono stati attivi ed i Tribunali italiani si sono sbizzarriti in decisioni di segno opposto quando si è trattato di stabilire se sia prevalente il diritto-dovere di difendere la salute propria e altrui, ovvero quella dei figli minori, oppure il diritto-dovere di vedersi tra figli e genitori separati, anche in caso di pandemia. Genitori sinceramente desiderosi di non interrompere gli incontri con i figli o solo tesi ad inasprire il conflitto con l’altro, strumentalizzando la pandemia, ne abbiamo ascoltati numerosi in questa quarantena.

In tale contesto non ordinario noi avvocati della famiglia siamo stati sopraffatti dalle telefonate, dalle mail, dai messaggi di ogni tipo con richieste le più disparate. Non sempre è valso premettere che un genitore può essere un buon genitore anche non vedendo continuamente il figlio perché vale di più la qualità dei rapporti e non tanto la quantità degli stessi; se si è buoni genitori in tempo di normale amministrazione e si cerca la collaborazione con l’altro genitore, lo si rimarrà anche in tempo di pandemia ed il bambino, al quale verrà spiegato cosa sta accadendo, comprenderà certamente i motivi della lontananza fisica dell’altro genitore. In tali contesti occorre anche evidenziare che il controllo sulla effettiva pericolosità dell’esercizio del diritto di visita viene lasciato al genitore non collocatario che, in concreto, potrebbe portare i figli dai nonni anziani ad alto rischio di contagio.

I minori sempre da tutelare

La linea che molti avvocati abbiamo assunto è stata quella di consigliare ai clienti di utilizzare il buon senso, la ragionevolezza, di evitare di mettere in contatto i minori con situazioni potenzialmente a rischio, evitando soprattutto il contatto tra i minori e i nonni o con altri soggetti maggiormente esposti al rischio di contrarre il Covid-19. Mai, come in questa occasione, sono state utilizzate ed incrementate le modalità comunicative genitori figli attraverso skype o similari, che ormai sono divenute normali per la frequenza quotidiana. Tutti noi siamo stati destinatari, a malincuore, delle privazioni di libertà sin dalla cosiddetta fase 1, prevedendo conseguenze sia penali che civili e ritenendo che la tutela del diritto alla salute fosse prevalente su qualsiasi altro. Limitazione dei movimenti sul territorio, con divieto di spostarsi in comuni diversi da quello di dimora, tesa al contenimento del contagio, con conseguente sacrificio di tutti i cittadini ed anche dei minori. Il Tribunale di Bari ha emesso sul punto un provvedimento, a mio avviso, molto chiaro sostenendo che non è possibile verificare se il minore, nel corso dell’incontro con il padre, venga esposto a rischio sanitario, con conseguente pericolo per coloro che il minore ritroverà al rientro presso l’abitazione della madre.

Restano i limiti imposti dalle limitazioni alla circolazione

Pertanto, nell’attuale momento di emergenza sanitaria “il diritto - dovere dei genitori e dei figli minori di incontrarsi è recessivo rispetto alle limitazioni alla circolazione delle persone”, in base agli articoli 16 e 32 della Costituzione. In questo caso tra padre e figlio sono stati autorizzati gli ‘incontri telematici’ con videochiamate o Skype per periodi di tempo uguali a quelli già fissati e secondo il medesimo calendario di visite. Il Tribunale di Bari ha deciso, secondo il DPCM 22.3.2020 che fino al 3 aprile 2020, il diritto di visita padre-figlio minore non debba essere qualificato come motivo di ‘assoluta urgenza’ idoneo a giustificare lo spostamento da un comune a un altro. In questo caso i genitori abitavano in due comuni diversi. Occorre ricordare che il Governo Conte, sin dall’inizio dell’emergenza sanitaria ancora in corso, aveva pubblicato sul proprio sito, tra le FAQ, alcune indicazioni che avevano confortato tutti i genitori non collocatari dei figli (i padri, per lo più), che oggi recitano “Gli spostamenti per raggiungere i figli minorenni presso l’altro genitore o comunque presso l’affidatario, oppure per condurli presso di sé, sono consentiti anche da un Comune all’altro.

La “confusione” dei tribunali

Tali spostamenti dovranno in ogni caso avvenire scegliendo il tragitto più breve e nel rispetto di tutte le prescrizioni di tipo sanitario, nonché secondo le modalità previste dal giudice con i provvedimenti di separazione o divorzio o, in assenza di tali provvedimenti, secondo quanto concordato tra i genitori” (FAQ 9.4.2020). La decisione del Tribunale di Bari sembrerebbe in contrasto con le linee governative laddove si tratta di decidere se lo spostamento possa pregiudicare o meno la salute dei minori e dell’altro genitore e, in questo caso, la decisione la devono assumere i tribunali.

Le decisioni dei Tribunali, nello stesso periodo, sono state anche di segno opposto a quella del Tribunale di Bari. Ad esempio, Il Tribunale di Milano, con un decreto dell’11 marzo 2020, è stato il primo a pronunciarsi, stabilendo che le disposizioni governative in materia di Covid-19 non dovessero ritenersi preclusive dell’attuazione delle disposizioni di affido e collocamento dei minori “sicché alcuna chiusura di ambiti regionali può giustificare violazioni, in questo senso, di provvedimenti di separazione o divorzio vigenti”. A sintesi, può dirsi che viene in rilievo un diritto alla bigenitorialità in senso astratto e tendenziale, che tende a far si che il minore mantenga un rapporto stabile con ambedue i genitori facendo sempre prevalere il diritto del genitore a frequentare il figlio collocato presso l’altro.

Avv. Carmen Currò- specialista in diritto di famiglia

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