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Martedì, 24 Maggio 2022
Cronaca

Coronavirus, Arcoraci: "Il virus alimentato dalla iattura dei no vax"

Il presidente Federspev di Messina analizza duro con chi non sa valutare i benefici dei vaccini ma punta il dito anche contro "la miriade di pareri spesso in contraddizione fra di loro". L'analisi al webinar promosso da Lions Club

Successo di pubblico – finora oltre 900 visualizzazioni e quasi 300 condivisioni del video postato su fb – dell’evento “Pandemia e infovirus: quando la narrazione della pandemia diventa virale”, svoltosi il 21 u.s. in modalità webinar. Promosso e organizzato da Lions Club Messina Ionio, il convegno s’inquadra nell’insieme d’iniziative che hanno lo scopo di far ordine nella complessa e spesso controversa informazione sulla Covid-19. Un’informazione che – secondo gli organizzatori – va letteralmente “rifondata”, evitando pericolosi allarmismi e sensazionalismi, e quindi ricondotta nell’alveo della corretta e moderata comunicazione.

Spunto dell’evento, la pubblicazione del volume “Pandemia e scirocco” di Giuseppe Ruggeri, in cui il medico e giornalista ha riunito una serie di articoli pubblicati nel corso di quasi due anni di attenta partecipazione alla vicenda pandemica. E che riassumono, nell’insieme, la sua visione umana e professionale della delicata circostanza che stiamo vivendo.

Viene qui di seguito riportato l’intervento al webinar del professore Antonino Arcoraci, presidente sezione Federspev – Messina, che ha scritto la prefazione del libro:

“Quando ho letto la bozza del libro - Giuseppe Ruggeri mi ha dato l’onore di curarne l’introduzione - sono rimasto colpito dalla facilità con cui Giuseppe scrive e soprattutto, il modo in cui scrive. Ogni suo articolo (il libro è fatto da una raccolta di articoli pubblicati in varie riviste, scritto nel primo anno della pandemia), sottolinea uno o più punti, e in tutti c’è lo spunto per una riflessione. Ora l’ho riletto e confermo quanto mi ha convinto prima. Lucidità, sintesi, anche quando fa le interviste e le sottolineature. Protagonista di ogni suo racconto, è il virus che egli definisce “senza pregiudizi di sesso e di ceto”. Gli fanno contorno la impreparazione all’evento - il piano pandemico era fermo al 2006 - la scarsa capacità di affrontarlo e, soprattutto, l’incapacità di sapersi coordinare.  Questo a Nord, al Centro e al Sud.

Fatto tipicamente italiano, tanto da dovere ricorrere a un generale dell’esercito per gestire un problema di salute che pure è stato, ed è, sotto l’occhio vigile e “assennato” dell’Oms, ma è sfuggito di mano e non solo in Italia. La miriade di pareri degli esperti virologi di chiara fama, non è stata guida, anzi, spesso, i pareri sono stati in contrapposizione tra di loro, hanno creato confusione, non solo nel governo, ma anche nei cittadini. Non hanno creato conoscenza, né presa di coscienza del problema. Non sono stati indirizzi condivisi e, il risultato è stato: sfiducia, trasgressione, ribellione. Anche tanta paura. Tutto a vantaggio del virus che, mutando, è stato facilitato nella diffusione.

A distanza di 2 anni dalla sua comparsa, non solo non si lascia vincere, crea difficoltà. Clinicamente - come scrive Peppe - può essere “asintomatico, paucisintomatico o vera malattia” anche grave, gravissima. Il mondo scientifico non è riuscito a sconfiggerlo e ora siamo nella mutata omicron anzi deltaomicron.

Per l’autore del libro, la prevenzione è l’unica arma. Lo annuncia in copertina con la corniciatura fatta da mascherine e lo sottolinea con il ripetere: “il vaccino” è l’unica arma che immunizza e previene. La corretta, ponderata informazione a tutti i livelli, dentro e fuori la sanità, aiuta. La determinazione dà sicurezza.

Peppe Ruggeri lo sottolinea in tanti dei suoi elaborati.  La ritiene importante nella gestione del sistema sanitario sempre carente, non coordinato; nella possibilità di convincere gli scettici, gli sfiduciati; coloro che addirittura si oppongono ai quali fa appello di “buon senso”, soprattutto di “controllo, anzi di autocontrollo”. Peppe scrive di protocolli dovuti e di terapie non solo ospedaliere, ma domiciliari, parla di vaccini nella sua doppia utilità “individuale e collettiva”. Parla dei no vax “una vera e propria iattura” che, come dimostrato anche oggi all’inizio del terzo anno di pandemia, creano l’intasamento dei posti di rianimazione (più dei 3/4 sono non vaccinati).  Parla di morti.

Il suo messaggio forte è ingentilito dalla impaginazione del suo libro. In prima pagina, in versi, una sua poesia in cui una strofa dice “E’ la fine del tempo questo esilio/ che non chiede pietà e si ripiega/ su se stesso come il calice d’un fiore/ che si arrende alla pioggia”…..e chiude sempre in versi con un invito alla speranza, con le parole “post fata resurgo”.      

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