Venerdì, 30 Luglio 2021
Cronaca

Coronavirus e matrimoni, coppie nel panico e organizzatori senza aiuti: "O si chiude o chiamiamo gli usurai"

Salta il 98% delle cerimonie religiose. Il grido d'allarme di un wedding planner: "Le banche mi chiudono la porta in faccia". Futuro nero per sale ricevimenti e lavoratori stagionali. Il no ad eventi con mascherine e distanziamento

Coppie nel panico e wedding planner in crisi. E' l'effetto coronavirus su matrimoni e cerimonie previsti quest'anno e già rinviati a data da destinarsi.

Un intero settore in ginocchio che paga a caro prezzo una stagione ormai andata in fumo. La tanto attesa fase 2 delle misure anti-Covid 2019 rischia infatti di non portare alcun beneficio a chi organizza eventi e alle tante sale di Messina e provincia che li ospitano.

Intanto, in città e il 98% tra matrimoni, comunioni e battesimi è saltato. Al momento la Chiesa consente agli sposi di celebrare la funzione alla presenza del sacerdote e di due testimoni, per poi posticipare a tempi migliori gli opportuni festeggiamenti. 

"Diciamo no ad eventi con mascherine e distanziamento sociale"

Tempi migliori che potrebbero arrivare solo nel 2021. Ne è convinto proprio chi opera nel settore come Santi Marino, amministratore unico di una società messinese attiva nel settore wedding planner ed eventi.

"Quest'anno - racconta Marino a Messina Today - avevamo già oltre 150 eventi confermati, ma da marzo in poi il 40% è stato annullato. Continuamo a ricevere telefonate dei futuri sposi presi dal panico perché costretti a rivedere i loro piani e a fare i conti con l'incertezza. Noi cerchiamo di rassicurarli, ma siamo i primi a patire questa epidemia. Per noi la fase due non parterà alcun miglioramento, gli eventi causano assembramenti e preferiamo dire di no in partenza invece di proporre festeggiamenti con mascherine e distanziamento sociale".

"Condannati a chiudere o a rivolgerci agli usurai"

Al danno causato dalla perdita di fatturato, si aggiunge la beffa delle difficoltà economiche che le imprese del settore iniziano a subire mentre le banche non sono sempre disposte a tendere la mano.

"Ho chiesto aiuto in banca - spiega l'imprenditore Santi Marino - dopo aver presentato il bilancio certificando tutte le entrare finora registrate. Ma mi è stato negato un prestito e la direzione dell'istituto di credito mi ha anche intimato di dover coprire le spese per la carta di credito. Ho saldato 1500 euro, ma tutto si è fermato perchè ne restavano da coprire altri 200. Così non possiamo certo andare avanti. Ci condannano a chiudere o a rivolgerci agli usurai".

E i fondi stanziati dallo Stato rischiano di essere inutili. "Con i 600 euro di marzo e gli 800 dei prossimi mesi - precisa il wedding planner - ci facciamo ben poco. Abbiamo bisogno di un prestito di almeno 20mila euro per coprire le spese di affitto e utenze per un lungo periodo senza incassi".

La richiesta di chi gestisce le sale ricevimento: "Serve liquidità per programmare una vera ripartenza"

A pagare a caro prezzo le limitazioni per contenere la diffusione del coronavirus ci sono anche le sale ricevimento. In ballo il futuro di storiche attività ricettive e delle famiglie delle centinana di dipendenti che lavorano con contratti stagionali.

"Andrò incontro a una perdita di almeno il 70% del fatturato - racconta l'imprenditore Ezio Sindoni -. Il mio locale è inattivo dal 1 marzo e ho già cancellato 150 eventi fino al prossimo luglio. Sono saltate tutte le assunzioni del personale che avrebbe dovuto lavorare tra la primavera e l'autunno. Le entrate si sono azzerrate, ma non posso chiudere definitivamente la struttura e per questo sono costretto a sostenere le spese per pulizia, manutenzione e utenze. Poi ci saranno i mutui che al momento ho sospeso".

Sindoni chiede un aiuto concreto alle istituzioni e punta a una strategia che possa consentire di ripartire al meglio quando tutto sarà finito. "Lo Stato deve erogare liquidità alle imprese con un preammortamento di almeno 18-24 mesi e rate sostenibili. I 25mila euro previsti dall'attuale decreto non bastano. Occorre programmare il futuro, partire ad agosto non serve a nulla. Meglio avere una solida base anche per ripianare i vecchi debiti e ripartire con slancio grazie ad un serio piano di aiuti".

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