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Coronavirus, presidio davanti alla prefettura: “Nessuna sicurezza sul lavoro, contagi e morti per salari da fame”

A scendere in piazza il Fronte Popolare Autorganizzato-SI Cobas contro l’assenza di misure e sostegni da parte del governo. Le rivendicazioni

Presidio anche davanti la prefettura di Messina, per chiedere l’applicazione del Protocollo di sicurezza Covid-19 nei luoghi di lavoro. A scendere in piazza il Fronte Popolare Autorganizzato-SI Cobas che come sta accadendo davanti ad altre prefetture d’Italia, contestano l’assenza di misure di sicurezza e sostegno da parte del governo.

“Per milioni di lavoratori, precari e disoccupati la seconda ondata pandemica è stata peggiore della prima – si legge nel comunicato -  l'Italia è al primo posto in Europa e tra i primissimi nel mondo sia per numero di morti che per rapporto tra contagiati e deceduti. Mentre il governo Conte, l’opposizione e gli enti locali fingono di litigare tra loro sul Mes ma già inciuciano su come spartirsi – destra, centro e “sinistra” - i proventi del Recovery Plan, due sole cose sono certe: 1) la sanità è posta all'ultimissimo posto rispetto alla fiumana di miliardi per le imprese 4.0 e 'ecologiche'; 2) si fa di tutto per occultare la catastrofe prodotta dal collasso del sistema sanitario frutto di decenni di tagli e di aziendalizzazioni, e il fallimento completo delle  misure di prevenzione, orientate più a salvare i profitti che a fronteggiare gli effetti del CoViD-19. Altro che “andrà tutto bene!”.

Secondo i manifestanti “nelle fabbriche e nei magazzini si continua a lavorare a ritmi infernali, a contagiarsi e a morire, il più delle volte senza il benché minimo strumento di tutela della salute e della sicurezza, per non parlare del personale sanitario stremato da mesi di turni massacranti in cambio di salari da fame” e  appare ormai “scontata una terza ondata”.

“La difesa economica e sanitaria dalla pandemia e dalle altre patologie pandemiche (tumori, morti sul lavoro e patologie cardiocircolatorie oscurate dal Covid) non verrà mai dalle aule istituzionali né tanto meno dai teatrini elettorali, ma passa necessariamente dalla ripresa del protagonismo di classe e da un programma di rivendicazioni centrato sugli interessi autonomi dei proletari e che passi per la costruzione di un vero sciopero generale e di una grande mobilitazione nazionale nelle giornate del 29-30 gennaio”.

Si chiede, tra l’altro, misure stringenti per la sicurezza nei posti di lavoro, lavoro stabile e sicuro o salario garantito per disoccupati, precari e cassintegrati; patrimoniale del 10% sul 10% più ricco della popolazione i cui proventi vanno destinati ai salari e alla spesa sociale; riduzione drastica e generalizzata dell’orario di lavoro a parità di salario: lavorare meno, lavorare tutti; per il lavoro socialmente necessario; diritto al lavoro per tutte le donne, contro la precarizzazione e il lavoro a distanza; per il potenziamento dei servizi di welfare ma anche permesso di soggiorno europeo a tempo indeterminato per tutti gli immigrati e le immigrate, taglio alle spese militari, piano straordinario di edilizia scolastica e di assunzione di personale docente e non docente per garantire la salute nelle scuole e amnistia e misure alternative per garantire la salute di tutti i proletari e le proletarie detenuti.

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