Coronavirus, Sos per le scuole: “Salviamo la didattica in presenza”

Manifestazione per sabato 7 novembre alle ore 11 in piazza Unione Europea per “garantire” il diritto allo studio. Natoli: “Anche in paesi come Francia e Germania, dove c’è una curva epidemiologica più ampia della nostra, le scuole rimangono aperte”

Quindici positivi e cinquanta in isolamento a Sant’Agata di Militello. Quaranta i casi di Coronavirus a Milazzo di cui uno ricoverato. Ridotta invece la quota a Galati Mamertino: dai 150 che avevano costretto a ripristinare  la zona rossa a 120. Critica la situazione a Cesarò con 42 casi positivi al tampone molecolare e 11 positivi al tampone antigenico rapido in attesa di effettuare il tampone molecolare.

Crescono i contagi in tutti i comuni. E anche se la maggior parte sono asintomatici, resta alta la preoccupazione per i casi di positività che dilagano e che potrebbero degenerare in ricoveri. “La Regione si sta preparando al peggio sia con i posti letto per gli ospedalizzati, sia con le terapie intensive e sub intensive", ha assicurato ieri il presidente della Regione, Nello Musumeci, a Sky Tg24.

Da oggi anche l’ospedale 'Cutroni-Zodda' di Barcellona Pozzo di Gotto potrà accogliere i primi ricoveri di persone affette da Covid-19, coì come previsto dai piani dell'assessorato regionale alla Salute. L’Asp infatti ha completato la riconversione in Covid-Hospital del nosocomio. Quasi del tutto completato anche il trasferimento dei ricoverati in altri ospedali della provincia di Messina per fare posto ai pazienti Covid sintomatici.

Il direttore dell'Ufficio scolastico regionale: “Scuole sicure, si intervenga sui trasporti”

“In questo momento siamo in una condizione di emergenza ma non di grave emergenza come alcune Regioni del Nord – ha detto il governatore -  Forse ci arriveremo perché il contagio è dilagante. Sappiamo tutti che andiamo verso la chiusura totale: inutile essere ipocriti e fare finta di non capirlo. E' una cosa che appare sempre più ineluttabile. Parlare in questo momento di riapertura mi sembra azzardato”. Dichiarazioni che sono suonate come una marcia indietro rispetto al ddl di iniziativa governativa sull'estensione degli orari di bar, ristoranti e altri servizi che arriverà presto all'Ars. Lo stesso Musumeci ha chiarito che non si tratta infatti di un provvedimento da adottare nell'immediato. "Mi sto solo dotando - ha spiegato -  di una prerogativa che esiste già a Bolzano. Sappiamo benissimo che andiamo verso chiusura totale, e che questo appare sempre più ineluttabile".

E a proposito di chiusure sono le scuole i sorvegliati speciali. Nuovi casi di coronavirus continuano a registrarsi su tutto il territorio tra studenti e personale scolastico, in asili e scuole primarie e secondarie, nonostante chiusure e didattica a distanza.

Ieri, dopo la chiusura della scuola Cannizzaro Galatti, il sindaco di Messina Cateno De Luca ha annunciato che “saranno assunte decisioni in merito a tutte le scuole cittadine”.

Insomma, non si può far finta che #andratuttobene. E cresce la rabbia per i tanti sforzi inutili che non hanno di fatto garantito una vera ripartenza per gli studenti. Il gruppo Facebook “Scuola in presenza” insieme ad un gruppo di docenti del liceo Emilio Ainis sta organizzando una manifestazione per sabato 7 novembre alle ore 11 in piazza Unione Europea.

“L’obiettivo – spiega Cesare Natoli, ideatore del gruppo fb - è difendere la scuola in presenza,  sottolineare come la scuola non sia la fonte principale dei contagi. Il gruppo si rivolge anche agli operatori del teatro e della musica perché quello che si vuole difendere è una idea complessiva di cultura. Anche in paesi come la Francia, la Germania, dove c’è una curva epidemiologica più ampia della nostra, le scuole rimangono aperte. Stanno chiudendo tutto tranne le scuole. Sono due le cose che non hanno funzionato: intanto il sistema dei trasporti sul quale si poteva intervenire indirizzando quelle risorse sprecate in banchi ed altre misure rivelatisi inutili e poi le regole di quarantena imposte nei casi di contatti con altri positivi. Che la scuola debba continuare in presenza lo invocano a gran voce anche studenti come quelli dell’Ainis, che nei giorni scorsi si sono resi protagonisti di una lettera aperta in cui rivendicavano il loro diritto allo studio. Non chiara appare invece la posizione anche dei sindacati che da una parte riconoscono l’importanza della didattica in presenza, dall’altra devono dare risposte ad una parte della classe docente e operatori scolastici realmente impanicati per i dati epidemiologici o, più semplicemente – conclude Natoli -  poco inclini al lavoro in classe”.

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