Giovedì, 28 Ottobre 2021
Cronaca

Corse clandestine di cavalli, appello per l’operazione “Zikka”: in sette patteggiano la pena

Gli arresti nel 2017 dopo una complessa attività d’indagine nata nel dicembre 2014 che permisero di sgominare il gruppo criminale attivo nella zona Sud della città. Il business delle scommesse clandestine

Il giudicante collegio presieduto dal giudice Alfredo Sicuro ha disposto le seguenti condanne: Stello Margareci, 3 anni; Rosario Lo Re, Gabriele Maimone e Orlando Colicchia, un anno e 8 mesi; Gaetano Leo, un anno e 4 mesi; Antonino Caruso, un anno; Antonino Rizzo, 10 mesi e 40.000 euro di multa. I magistrati hanno rideterminato la pena per il solo Orazio Panarello, decidendo la condanna a un anno e 6 mesi di reclusione. A Lo Re, De Leo, Caruso, Maimone, Colicchia e Panarello è stata concessa la sospensione della pena. Il 14 novembre 2017, i carabinieri eseguono nove ordinanze cautelari per associazione per delinquere finalizzata all’organizzazione di corse clandestine di cavalli ed al maltrattamento di animali.

Alle prime luci dell’alba i carabinieri di Messina, eseguirono un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Gip del Tribunale di Messina su richiesta della Procura che ha diretto le indagini, nei confronti di 9 persone dei quali: uno sottoposto a custodia cautelare in carcere, cinque agli arresti domiciliari e tre al divieto di dimora nel comune di Messina, poiché ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata all’organizzazione di corse clandestine di cavalli ed al maltrattamento di animali. In carcere fu ristretto Stello Margareci 33 anni di Messina mentre ai domiciliari finirono i messinesi: Orlando Colicchia 32 anni, Rosario Lo Re  42 anni, Gabriele Maimone 26 anni, Orazio Panarello 34 anni, una sesta persona è ancora ricercata. Infine destinatari della misura cautelare del divieto di dimoranel territorio del comune di Messina furono: C.A. 36enne, D.G. 34enne e G. F. 33enne, tutti residenti nel capoluogo peloritano.

Il provvedimento restrittivo scaturì da una complessa ed articolata attività d’indagine, sviluppata sin dal dicembre 2014 dal Nucleo operativo della Compagnia di Messina Sud e dalla Aliquota Carabinieri della locale Sezione di Polizia Giudiziaria, i cui esiti permisero di acclarare l’operatività di un gruppo criminale, attivo nella zona Sud della città, che organizzava periodicamente corse clandestine di cavalli, gestendo il lucroso circuito delle scommesse illegali legato ad esse. Il fenomeno delle corse di cavalli è ormai storicamente accertato a Messina così come l’esistenza di vari gruppi che gestiscono le gare. L’attività investigativa documentò numerose competizioni svoltesi non solo in varie parti della città, come il viale Giostra, il lungomare di Santa Margherita e le vie del villaggio Cep ma anche nella provincia come ad esempio nel comune di Gaggi. 

Il gruppo oggetto di indagine, che aveva come base operativa la cosiddetta “Scuderia Minissaloti”, al villaggio Unra, era capeggiato da Margareci che rivestiva il ruolo di promotore ed organizzatore dell’associazione, presenziando alle gare, coordinando la gestione dei cavalli, pianificando gli allenamenti e impartendo agli altri associati le direttive. I sodali, ciascuno in un proprio ambito,  si occupavano della scelta dei percorsi, provvedevano alla gestione dei cavalli ed al loro quotidiano mantenimento, potendo anche contare sull’operato di un veterinario, il quale si occupava della somministrazione agli animali di sostanze con effetti dopanti, per aumentarne le prestazioni. Alcuni membri del sodalizio criminale, nel corso delle competizioni abusivamente organizzate, fungevano anche da fantini mentre altri si occupavano di raccogliere le scommesse ed incassarne i proventi.

Durante l’inchiesta si è appurato come l’organizzazione promuovesse la sua attività illecita mediante la pubblicazione sui più diffusi social network delle immagini delle gare, che sono state acquisite come fonti di prova. E’ inoltre emerso come i maltrattamenti agli animali fossero spinti fino alle estreme conseguenze tanto che durante una delle competizioni hanno portato alla morte di  “Zikka”, cavallo di punta della scuderia, da cui appunto prende il nome l’operazione. Insieme alle misure cautelari personali, fu data esecuzione ad un provvedimento di sequestro preventivo dei locali della scuderia e dei cavalli ivi custoditi. 

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