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Cronaca

Bilancio della Regione bocciato, la Corte dei Conti sospende giudizio su rendiconto 2020

"Questione di legittimità costituzionale". A dirlo è stato Salvatore Pilato, presidente delle Sezioni riunite per la Regione siciliana della Corte dei conti al termine dell'udienza pubblica. Durante la lettura del dispositivo ha elencato una lunga serie di irregolarità.

La Corte dei conti siciliana ha sospeso il giudizio sulla parifica del rendiconto generale della Regione siciliana per l'esercizio 2020 e la decisione finale, sollevando con un'ordinanza separata "questione di legittimità costituzionale". A dirlo è stato Salvatore Pilato, presidente delle Sezioni riunite per la Regione siciliana della Corte dei conti al termine dell'udienza pubblica per il giudizio di parificazione e una camera di consiglio durata circa un'ora. Durante la lettura del dispositivo Pilato ha elencato una lunga serie di irregolarità.  

Il nodo è quello della spalmatura decennale decisa da Palazzo d'Orleans in accordo con Palazzo Chigi. Secondo i giudici contabili una parte del disavanzo andava recuperato in tre esercizi finanziari perché l'intesa tra Palermo e Roma arrivò oltre il limite di 90 giorni previsto dalla norma di riferimento. All'appello, come contestato dalla Procura generale rappresentata da Maria Rachele Aronica, mancano "oltre 866 milioni di euro", alla vigila della nuova manovra finanziaria che il governo Schifani, appena insediato, dovrà varare. Dichiarati "non regolari" lo stato patrimoniale e il conto economico, così come aveva chiesto la Procura generale, con diverse spese contestate. 

Presenti all'udienza, nell'aula magna di Giurisprudenza a Palermo, l'assessore regionale all'Economia, Marco Falcone, l'assessore regionale alla Famiglia, alle politiche sociali e al lavoro, Nuccia Albano, il ragioniere generale della Regione, Ignazio Tozzo, l'avvocato generale della Regione, Giovanni Bologna, il segretario generale della Presidenza della Regione, Maria Mattarella e autorità istituzionali.

Il governatore Schifani 

"Abbiamo ascoltato il pronunciamento della Corte e la questione della legittimità costituzionale che è stata sollevata a proposito del decreto legislativo firmato dal presidente del Cdm e dal Capo dello Stato, che consentiva alla Regione di spalmare il proprio debito in dieci anni. Pur non condividendo tale iniziativa che, a onor del vero, avrebbe potuto essere portata avanti un anno fa e non lo è stata, ci attiveremo perché il Governo e il Parlamento nazionali possano confermare tale facoltà. Riguardo alle altre partite che sono state contestate, le valuteremo per apportare i dovuti correttivi". Lo ha dichiarato il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, al termine dell'udienza pubblica della Corte dei Conti per la parificazione del rendiconto generale della Regione per l'esercizio finanziario 2020.

L'assessore Falcone 

"Sollevare la questione di legittimità costituzionale - ha osservato l'assessore Falcone - non è paralizzante per l'attività amministrativa e finanziaria della Regione Siciliana. È doveroso in questa fase rassicurare i cittadini, i dipendenti, le imprese e gli attori sociali a vario titolo sul fatto che la tenuta economica della Regione non è in discussione. Rimaniamo convinti della piena legittimità del decreto legislativo che consente il ripiano del disavanzo in dieci anni, ma, per dirimere e velocizzare la soluzione della questione, ci confronteremo con il Governo nazionale e il Parlamento per ottenere in tempi brevissimi la condivisione di una norma che risolva il problema e il conflitto tra poteri dello Stato (Corte costituzionale e Governo nazionale), sollevato oggi dalla Corte dei conti". 

Fonte PalermoToday

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