Sabato, 16 Ottobre 2021
Cronaca Centro / Via Catania

Corteo funebre nonostante il coronavirus, scattano gli accertamenti della polizia

Diverse auto e motorini hanno accompagnato il feretro del fratello dell'ex boss Luigi Sparacio. Indignazione sui social per quanto accaduto in piena emergenza Covid-19. La questura pronta a far luce sulla vicenda

Ha suscitato un vespaio di polemiche il corteo funebre avvenuto lo scorso 11 aprile nei pressi del Gran Camposanto, formato da decine di parenti e conoscenti di Rosario Sparacio, fratello dell'ex boss messinese Luigi Sparacio. Uno degli esponenti di spicco della mafia messinese a cavallo tra gli anni '80 e '90 poi divenuto collaboratore di giustizia. 

Nonostante le disposizioni anti-coronavirus, la salma è stata accompagnata al cimitero con auto e motorini strombazzanti, ma non sarebbero mancate neanche le persone a piedi. 

Una scena che non è sfuggita a molti cittadini che hanno espresso la propria indignazione sui social.

Sulla vicenda la questura ha avviato gli accertamenti del caso. Saranno analizzate le immagini di videosorveglianza presenti lungo le vie percorse dal carro funebre e successivamente potrebbero partire le indagini.

Si tratterebbe di un'iniziativa autonoma, nessuno infatti è nella possibilità di autorizzare simili manifestazioni alla luce dei divieti imposti dal governo per evitare il contagio da Covid-19.

Regole che Palazzo Zanca segue scrupolosamente attraverso gli addetti alla gestione dei cimiteri comunali. Non a caso nei giorni scorsi una donna ha presentato un esposto alle autorità lamentando l'impossibilità di organizzare le esequie del marito.

Le reazioni

Su quanto accaduto pretende chiarezza il deputato 5 Stelle Francesco D'Uva. "Ho avuto conferma di quanto riportato dalla stampa - ha scritto su Twitter -  giorni fa a Messina si è svolto il corteo funebre del fratello di un pentito di mafia. E' gravissimo. Chi si fa garante dei messinesi sullo Stretto lo faccia anche sul territorio comunale. Si faccia chiarezza, senza distinzioni". 

Sulla vicenda è intervenuto anche il movimento Cambiamo Messina dal Basso sottolineando la mancata vigilanza dell'amministrazione comunale.

L’uguaglianza non esiste da vivi, e a quanto pare nemmeno da morti.

Apprendiamo che l’altro ieri si sono tenuti i funerali del fratello dell’ex boss di Messina Luigi Sparacio, e che durante la cerimonia un corteo funebre ha raccolto un centinaio di persone, in barba a ogni restrizione. Siamo bombardati ogni giorno da notizie che ci parlano di innumerevoli persone che sono morte da sole, con i familiari che non hanno nemmeno potuto celebrare i funerali dando l’ultimo abbraccio ai propri cari, deceduti in seguito alle complicazioni dovute al COVID-19. Celebrazioni pasquali vietate, funerali vietati se non a pochissimi intimi, in accordo con le autorità, com’è giusto che sia, ma a quanto pare non è così per tutti, se è vero come sembra che al funerale sopraddetto erano presenti moltissime persone vicine al deceduto.

E a questo punto viene naturale porsi alcune domande: ma com’è possibile che gli ormai “tristemente famosi” ragazzi della Renault 4, che non hanno alcuna indagine in corso, sono perennemente al centro dei pensieri dei nostri politici che, però, al contempo, sono molto più attenti a non spargere lo stesso fango sui cosiddetti sciatori? Perché si adottano sempre due pesi e due misure? Allo stesso modo, non una parola su questa vicenda gravissima, non un provvedimento, non un controllo, non un annuncio, niente di niente. Che sia forse il solito giochino? gettare fango sui cosiddetti deboli, gettare fango su chi ha meno strumenti per difendersi, e poi gettare non fango, ma acqua sul fuoco quando la vicenda riguarda qualche “potente” di turno? O magari qualcuno che può tornare comodo e sarebbe meglio non “inimicarselo”?

Fuoco e fiamme per i deboli ed estintore per i potenti di turno. Sarà questo il segreto per arrivare alle tante agognate poltrone? Cari politici, e cari tutti, ricordiamocelo: in vita siamo tutti uguali, ma anche nella morte.

Rete 34+ ha invece scritto al sindaco Cateno De Luca nonché a prefetto e questore oltre che all'arcivescovo Giovanni Accolla.

La morte di una persona, così come il dolore dei cari e della comunità di affetti che ne è colpita, sono questioni delicate. Né, in assenza di informazioni sulla biografia di chi è mancato, e nel facile proporsi di giudizi che sono spesso avventati quando si parla di familiari di criminalità organizzata, è possibile esprimere giudizi definitivi. Al di là di chi manca, insomma, la morte è una questione delicata e la rispettiamo profondamente. Malgrado questo, però, non possiamo evitare di chiedere spiegazioni al Sindaco De Luca, alla Questura, alla Prefettura e alla Chiesa messinese su cosa sia successo veramente lo scorso venerdì allorché si sarebbe svolto l’accompagnamento funebre di un defunto.

È giusto chiederlo perché a essere leso è quel principio di uguaglianza che ha impedito a molte famiglie di onorare i propri cari in questa stagione di divieti. Rendere conto di questa liberalità – ma anche dell’assenza di parole di quel radicale e rumoroso persecutore delle illegalità che corrisponde al nome di Cateno De Luca – è obbligatorio. Cosa è accaduto dunque lo scorso venerdì e cosa ha reso questa situazione – pur dolorosa e delicata – diversa dalle altre?

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