Giovedì, 21 Ottobre 2021
Cronaca

Dopo il corteo funebre parla l'ex boss Sparacio: "Il mio passato non c'entra, ho iniziato una nuova vita"

Da una località protetta il collaboratore di giustizia parla tramite una nota del suo legale Piera Basile. "Attendo i risultati delle indagini. Non voglio strumentalizzazioni politiche. No a nuovo Verminaio"

Le polemiche sul corteo funebre che ha visto protagonista la famiglia Sparacio sono arrivate alle orecchie anche dell'ex boss Luigi. 

L' attuale collaboratore di giustizia, dopo un passato da elemento di spicco della mafia messinese, parla da una località segreta in regime di detenzione domiciliare. Lo fa tramite il suo legale Piera Basile, a pochi giorni dalla morte del fratello Rosario e dal suo accompagnamento fino alle porte del Gran Camposanto, balzato agli onori della cronaca nazionale e internazionale.

Quelle 39 persone dietro il carro funebre, in pieno coronavirus, sono finite perfino sulle pagine dello storico The Guardian.

Non sono mancati neanche gli attacchi alla stampa da alcuni componenti della famiglia Sparacio, seguiti poi dalle scuse pubbliche per i toni utilizzati.

Luigi Sparacio non entra nel merito della vicenda e attende l'esito delle indagini avviate dalle forze dell'ordine. Ma respinge con decisione ogni accostamento al suo nome e soprattutto ai panni da boss che ha indossato fino alla metà degli anni '90. Un passato con cui avrebbe chiuso definitivamente i conti. Da qui la decisione di cambiare le proprie generalità anagrafiche, anche per proteggersi visto il suo ruolo da collaboratore di giustizia.

Una nuova vita iniziata lontano dalla Sicilia in attesa di scontare definitivamente la sua pena passata anche per il 41bis.

La replica di Sparacio: "No a nuovo verminaio"

Dal lontano 1994 - si legge nella nota dell'avvocato Basile - il mio assistito ha iniziato a scontare la pena per i reati commessi, non si comprende, pertanto, come mai si stia strumentalizzando il suo nome anche alla luce della circostanza che da oltre un ventennio non è più tornato in Sicilia. Nel pieno rispetto del diritto di libertà di stampa sancito dall’art.21 della Costituzione e dell’importantissima funzione sociale esercitata dai giornalisti, a nome del proprio assistito il sottoscritto difensore chiede che non vengano fatte strumentalizzazioni accostando quanto accaduto in Messina durante i funerali del signor Sparacio Rosario con la passata storia processuale del signor Luigi Sparacio.

Dall'ex boss anche un riferimento, non troppo velato, agli attacchi politici subiti dal sindaco Cateno De Luca e sul suo mancato intervento. "Riportando il pensiero del mio assistito - precisa l'avvocato Basile - l’accostamento dei fatti accaduti alla storia processuale passata, potrebbe innescare strumentalizzazioni politiche, rimettendo in moto meccanismi perversi così come già accaduto in illo tempore (Caso Messina, Verminaio dello Stretto)".

"Non sono più un mafioso"

Infine, considerato che il Signor Sparacio Luigi ha quasi finito di scontare la pena inflitta pagando così il suo debito con la Giustizia e rilevando, altresì, che non è stato interessato negli ultimi tempi da inchieste giudiziarie che accertassero la prosecuzione del suo ruolo di capo mafia, si diffidano le SS.LL. a non volerlo additare come se fosse ancora un mafioso, anche al fine di non volere marchiare a vita una persona che sicuramente ha sbagliato in passato, ma che ha iniziato un nuovo percorso di vita.

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