Cronaca

Clinica Cristo Re, il direttore Trimarchi: “Situazione sotto controllo, chiesti sei tamponi”

Non sono previste in questo momento verifiche sul personale. “Abbiamo avviato interventi di sanificazione e seguiamo tutte le disposizioni del dottore Crisiscelli dell'Asp”. Ma su medici, contagi e sciatori arriva la conferma di una inchiesta. Che potrebbe allargarsi agli sbarchi

Sono stati richiesti sei tamponi alla casa di cura Cristo Re dove domenica scorsa è risultato positivo un paziente che era ricoverato da 21 giorni.

Il direttore sanitario Ivan Trimarchi è sereno: “Si tratta di verifiche negli unici pazienti che erano entrati in contatto con il caso risultato positivo – spiega a Messina Today -  Nel frattempo abbiamo spostato le persone ricoverate, per procedere ad interventi di sanificazione in tutta la struttura”.

Sono 33 in tutto i pazienti ricoverati nella clinica, una dcina hanno chieto di essere dimessi ma non sarà possibile ino a quando non arriveranno dsposizioni in tal senso anche dall’Asp.

“Sì, ci stiamo raccordando con il dottore Crisiscelli del centro Asp – spiega ancora Trimarchi – e  seguendo tutte le sue indicazioni che sono anche quelle previste dalle disposizioni di legge”.

E verifiche che riguardano il personale sanitario? “In questo momento non sono state previste. Nessuno presenta sintomi e siamo da tempo equipaggiati con tutti i dispositivi di sicurezza. Confidiamo sul fatto che si è trattato di un caso isolato o comunque circoscritto, anche se ci sono altri pazienti in questo momento con febbre, quelli per i quali è previsto il test, non è escluso sia comunque temperatura legata ad un quadro clinico che niente ha a che vedere con il Coronavirus”.

Dichiarazioni confrortanti dopo le polemiche deggli ultimi giorni che hanno visto gli ospedali in primo piano per la presenza di casi anche al Policlinico e al centro Neurolesi, dove la sitazione è sicuramente più complicata.

Medici contagiati, inchiesta della procura

Intanto arriva la conferma di un fascicolo di indagine aperto dalla procura di Messina sulla questione dei medici contagiati e della comitiva di sciatori  tornati lo scorso 7 marzo dal Trentino, dopo avere fatto tappa all'aeroporto di Bergamo, senza andare in quarantena. Il Procuratore capo di Messina, Maurizio de Lucia, come apprende l'Adnkronos, ha aperto una indagine conoscitiva per fare luce su quanto accaduto e per capire se ci sono gli estremi di un reato. Il gruppo di oltre cento persone, di ritorno a Madonna di Campiglio, non si è autoregistrato né ha avvisato le autorità.

Tra loro alcuni sono risultati positivi, uno dei quali è un medico. A lanciare l'allarme è stato proprio l'esito positivo del tampone di un medico che ha raccontato di avere fatto parte di una comitiva che era stata a sciare in Trentino. Si tratta di un medico del Policlinico che presta anche servizio presso un centro diagnostico di Santa Teresa Riva, un comune del versante jonico della provincia.

Il Policlinico con una nota aveva subito chiarito "di avere attivato immediatamente le misure di sanificazione e contenimento previste" e che "misure preventive sono state intraprese pure per pazienti e colleghi venuti a contatto con la persona risultata positiva, che attualmente si trova in isolamento presso la propria abitazione". Il sindaco di Messina, Cateno De Luca, si era alterato dicendo che "Sono già 115, tra cui medici, professionisti e notabili della città, i nominativi dei messinesi che hanno soggiornato in tre strutture alberghiere di Madonna di Campiglio dal 29 febbraio al 7 marzo per la settimana bianca. Siamo in attesa di altri dati richiesti alla questura di Trento per coloro che hanno soggiornato in B&B o chalet perché il numero dovrebbe essere di circa 140 nominativi. Ho già avvisato la Prefettura e l'Asp della gravità della situazione".

Adesso l'inchiesta della Procura. Non è escluso che al fascicolo si possa aggiungere anche quanto avvenuto la notte scorsa agli imbarcaderi di Messina dove sono arrivate centinaia di persone da tutta l'Italia, nonostante il divieto previsto dal Viminale di spostarsi da una città all'altra se non per motivi di lavoro o di salute.

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