Cronaca

De Luca e l'inchiesta Fenapi, non c'è l'associazione a delinquere

La Corte d'appello ha respinto l’impugnazione che la Procura aveva proposto contro la sentenza di assoluzione. L'annuncio con un post su Facebook: «Non dovevo essere arrestato»

Il primo post è stato il suo. Poi un video. Poi una foto che lo ritrare col presidente della Regione Nello Musumeci e la scritta “Arrestato il primo impresentabile».  E' l'ora del riscatto per il sindaco di Messina Cateno De Luca che dichiara senza mezzi termini: «Non dovevo essere arrestato».

A sostenerlo la Corte d’Appello di Messina che ha detto ha detto "no" al rinvio a giudizio per associazione a delinquere del sindaco Cateno De Luca e degli altri imputati del processo Fenapi.  La Corte ha respinto infatti l’impugnazione che la Procura aveva proposto contro la sentenza con la quale il Gip di Messina, lo aveva assolto insieme al presidente del Caf Fenapi, Carmelo Satta ed altri dipendenti coinvolti nel l’indagine dalla imputazione di associazione per delinquere.

«Il Gruppo Fenapi – spiega De Luca - era stato sottoposto ad accertamenti continui e penetranti ed io fui arrestato l’ 8 novembre 2017 appena due giorni dopo essere stato eletto deputato regionale. Già il Gip e poi il Tribunale della Libertà di Messina, non solo avevano disposto la mia liberazione ma avevano anche con motivatissimi provvedimenti escluso la configurabilità di qualsiasi reato che potesse condurre all’arresto. La Procura di Messina aveva ugualmente chiesto il rinvio a giudizio, ancora una volta smentita dal Gip.

Oggi finalmente smentendo su tutta la linea il lavoro della Procura, la Corte messinese ha detto la parola fine a questa triste vicenda.

Prendo atto con soddisfazione di questa decisione, che spazza via oltre otto anni di problematiche create alla attività di uno dei più importanti Centri di Assistenza Fiscale oggi impegnato nel permettere a chi ne abbia diritto di fruire del reddito di cittadinanza».

Il video su facebook

https://www.facebook.com/delucasindacodimessina/videos/878908025780361/

Ora De Luca aspetta “con fiducia” la conclusione di tutta la vicenda giudiziaria, “certo che sarà positiva anche grazie al lavoro dei miei legali” Carlo Taormina, Emiliano Covino e Giovanni Mannuccia, che ha ringraziato dedicando questo risultato alla città di Messina che “ha creduto nella mia onestà”.

De Luca, comunque, insieme a Carmelo Satta, Antonino Bartolotta, Cristina e Floretana Triolo, Francesco Vito, Carmelina Cassaniti, Giuseppe Ciatto e Fabio Nicita dovranno tornare davanti al giudice monocratico il 5 luglio per difendersi dalle accuse legate al mantenimento di una sede romana della Fenapi. Un provvedimento che potrebbe essere riunificato a quello già in corso.

Proprio ieri, invece, è diventata definitiva la multa per diffamazione a carico del sindaco consumata durante un comizio che tenne il 4 marzo del 2012, poi trasmesso su una rete internet, quando era primo cittadino di Fiumedinisi. La Cassazione ha rigettato il suo ricorso, il procuratore generale aveva chiesto invece la pronuncia di inammissibilità. Dovrà pagare 800 euro per aver alzato i toni contro due compaesani, Carmelo De Francesco e Fortunata Cannetti, chiamandoli “concusso e imbroglione”. 

De Francesco è tra i proprietari del centro ionico che non vollero cedere i terreni in cui De Luca aveva progettato il “Contratto di Quartiere II”.

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