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Mercoledì, 24 Aprile 2024
Cronaca

Dengue, nessun caso in Sicilia ma la guardia è alta: incontro all'Ars col dirigente del ministero della Salute

Confronto tra il presidente Galvagno e il direttore generale della Prevenzione Vaia: "Sono state individuate le modalità pratiche e operative per contrastare il rischio della diffusione della malattia di origine virale che sta colpendo principalmente il Sud America"

Nessun caso ancora segnalato in Sicilia, ma le istituzioni tengono alta la guardia davanti al rischio dengue. A tal proposito a Palazzo dei Normanni, si sono confrontati il presidente dell'Ars Gaetano Galvagno e il direttore generale della Prevenzione del ministero della Salute Francesco Vaia. "Un incontro proficuo - si legge in una nota congiunta di Galvagno e Vaia - nel corso del quale sono state individuate le modalità pratiche e operative per contrastare il rischio della diffusione della dengue, la malattia di origine virale che sta colpendo principalmente il Sud America. Un impegno che coinvolgerà tutti, dal governo nazionale che sta mettendo in campo interventi concreti, agli enti territoriali che hanno specifiche competenze in materia".

L'incontro all'Ars sulla dengue

"Già con una propria circolare - prosegue la nota - il ministero guidato da Orazio Schillaci aveva chiesto all'Ufficio di sanità marittima, aerea e di frontiera (Usmaf), di sollecitare le Regioni a effettuare frequenti sopralluoghi su aerei e navi al fine di compiere le attività di disinfestazione contro le zanzare portatrici di dengue, oltre che contro le zanzare tigre. Del resto, gli ultimi anni ci hanno ricordato in modo anche drammatico l'importanza della prevenzione e la necessità che cittadini e istituzioni si impegnino a compiere azioni quotidiane per ridurre le conseguenze negative legate alle epidemie. Un ringraziamento, in questo senso, va alle società aeroportuali siciliane, all'Istituto zooprofilattico sperimentale della Sicilia e alle autorità portuali dell'Isola. L'incontro di oggi - concludono Vaia e Galvagno - è stato utile e ha confermato la volontà di compiere ogni sforzo possibile per evitare il diffondersi anche in Italia di questa malattia".

Cosa è la febbre dengue e i casi in Italia

La febbre dengue rappresenta un'emergenza in Sud America ma le segnalazioni sono in crescita in Italia e il ministero della Salute Orazio Schillaci ha già dato delle direttive proprio nell'ottica della prevenzione. Nel 2023 in Italia sono stati 82 (su un totale di 362) i casi autoctoni registrati dall'Istituto superiore di sanità. A questi però si devono aggiungere i casi che "sfuggono" alle statistiche ufficiali perché l'infezione non sempre causa sintomi e quindi potrebbe non essere diagnosticata.

Secondo quanto si legge sul sito dell'Istituto superiore di sanità "normalmente la malattia dà luogo a febbre nell’arco di 5-6 giorni dalla puntura di zanzara, con temperature anche molto elevate. La febbre è accompagnata da mal di testa acuti, dolori attorno e dietro agli occhi, forti dolori muscolari e alle articolazioni, nausea e vomito, irritazioni della pelle che possono apparire sulla maggior parte del corpo dopo 3-4 giorni dall’insorgenza della febbre. I sintomi tipici sono spesso assenti nei bambini". E ancora: "La malattia può svilupparsi sotto forma di febbre emorragica con emorragie gravi da diverse parti del corpo che possono causare veri e propri collassi e, in casi rari, risultare fatali".

L'epidemiologo: "Comuni e Regioni si muovano, ma evitare allarmismi"

"La filogenesi della dengue ci dice che è endemica nei Paesi tropicali sud tropicali. La zanzara Aedes aegypti è il suo vettore naturale e in Italia, visto il nostro clima diverso da quello tropicale, non riesce ad attecchire. Ma, va detto, fece capolino quasi un secolo fa ad Atene e recentemente sembrerebbe a Cipro", dice all'Adnkronos Salute l'epidemiologo Massimo Ciccozzi, che negli ultimi anni ha pubblicato 9 studi sulla dengue, fa il punto sulla situazione. "Il ministero della Salute - prosegue Ciccozzi - si è mosso bene, le tre circolari del direttore della Prevenzione Francesco Vaia vanno nella direzione giusta e sono state molto puntuali. Ma i Comuni e le Regioni devono far partire i piani anti-dengue perché siamo in ritardo. Non la dobbiamo far arrivare la Aedes aegypti dal Brasile, ad oggi la 'nostra' zanzara tigre ancora non è il vettore favorito per la dengue e questo ci pone un leggero vantaggio. Evitare quindi il troppo allarmismo che si legge sui social".

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