Depistaggio sulla strage di via D'Amelio, magistrati indagati dalla procura di Messina

Sott'inchiesta, con l'accusa di calunnia aggravata, i pm che indagarono sull'attentato al giudice e alla scorta. Diciannove microcassette sarannoora passate al vaglio dei giudici dello Stretto. Il silenzio di Fiammetta

falcone

Nuovo colpo di scena nell'inchiesta sul depistaggio sulla strage di via D'Amelio. A distanza di 27 anni, la Procura di Messina, come apprende l'Adnkronos, ha iscritto nel registro degli indagati, con l'accusa di calunnia aggravata, alcuni magistrati, i cui nomi sono ancora top secret. Certo è che si tratta di alcuni pm che indagarono sulla strage in cui morirono il giudice Paolo Borsellino e cinque agenti della scorta. Nello scorso novembre la Procura di Caltanissetta, che ha istruito il processo per il depistaggio delle indagini sull'attentato, aveva trasmesso una tranche dell'inchiesta ai colleghi messinesi perché accertassero se nella vicenda, ci fossero responsabilità di magistrati. Così la Procura di Messina ha aperto in un primo tempo un fascicolo di atti relativi, una sorta di attività pre-investigativa sfociata adesso in una inchiesta per calunnia aggravata. Nel documento inviato dai pm di Caltanissetta a Messina si fa riferimento alla sentenza del processo Borsellino quater.

Nelle motivazioni del verdetto i giudici della corte d'assise parlavano di depistaggio delle indagini sull'attentato al magistrato. Depistaggio su cui i pm di Caltanissetta hanno indagato e poi incriminato tre poliziotti del pool che indagò sull'eccidio, Mario Bo, Michele Ribaudo e Fabrizio Mattei. Ma nella sentenza si denunciavano anche gravi omissioni nel coordinamento dell'indagine, costata la condanna all'ergastolo di otto innocenti, coordinamento che spettava ai pm dell'epoca. Tra cui Carmelo Petralia, ora aggiunto a Catania. Da qui la competenza sulla nuova indagine in capo alla Procura messinese. Tra i magistrati che indagarono anche Nino Di Matteo, attualmente alla Dna, Annamaria Palma, avvocato generale di Palermo, Giovanni Tinebra, nel frattempo deceduto.

Spuntano i primi nomi dei magistrati indagati

Tutto comincia lo scorso novembre quando la Procura di Caltanissetta - che ha istruito il processo per il depistaggio delle indagini - trasmette una parte del fascicolo a Messina per accertare eventuali responsabilità di magistrati nella vincenda. I documenti fanno riferimento alla sentenza del processo Borsellino quater nella quale i giudici della Corte d'assise parlavano di depistaggio delle indagini sull'attentato al magistrato.

Depistaggio su cui i pm di Caltanissetta hanno indagato e poi incriminato tre poliziotti del pool che indagò sull'eccidio (Mario Bo, Michele Ribaudo e Fabrizio Mattei). Ma nella sentenza si denunciavano anche gravi omissioni relative al coordinamento dell'indagine, costata la condanna all'ergastolo di otto innocenti.

Il lavoro di coordinamento spettava ai pm dell'epoca. Tra questi Carmelo Petralia, ora aggiunto a Catania (da qui la competenza sulla nuova indagine in capo alla Procura messinese), Nino Di Matteo, attualmente alla Dna, Annamaria Palma, avvocato generale di Palermo e Giovanni Tinebra, nel frattempo deceduto.

Dopo aver ricevuto i documenti da Caltanissetta la Procura di Messina avrebbe aperto un fasciolo, diventato poi una vera e propria inchiesta per calunnia aggravata.

"Preferisco non parlare di indagini ancora in corso...". Così, Fiammetta Borsellino, figlia minore del giudice Paolo Borsellino, commenta la notizia dell'inchiesta per calunnia aggravata, aperta dalla Procura di Messina, nei confronti dei magistrati che indagarono sulla strage di via D'Amelio quando erano a Caltanissetta. Fiammetta Borsellino ha partecipato a numerose udienze del processo sul depistaggio sulle indagini sulla strage del 19 luglio 1992, dove si è costituita parte civile, e più volte ha lamentato il comportamento dei magistrati che indagarono sull'attentato. "Mio padre è stato lasciato solo, sia da vivo che da morto. C'è stata una responsabilità collettiva da parte di magistrati che nei primi anni dopo la strage - ha sempre ripetuto Fiammetta Borsellino - hanno sbagliato a Caltanissetta con comportamenti contra legem e che ad oggi non sono mai stati perseguiti né da un punto di vista giudiziario né disciplinare".

Sarebbero 19 le microcassette nel mirino dell'inchiesta coordinata dalla Procura di Messina sui pm. Si tratta di 19 supporti magnetici contenenti registrazioni prodotte con vecchie strumentazioni dell'epoca di cui adesso i magistrati vogliono conoscere i contenuti. Proprio per questo motiv si farà il prossimo 19 giugno un "accertamento tecnico non ripetibile" al Racis di Roma. L'atto è stato notificato oggi pomeriggio ai magistrati indagati, sui cui nome vige il silenzio.

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