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Gestione integrata diabete, al Papardo nuovo modello di assistenza per i pazienti siciliani

Il progetto Gid sarà tra gli argomenti di discussione al congresso virtuale in programma venerdì 18 e sabato 19 dicembre. Oltre cinquanta gli esperti su novità e prospettive

Un nuovo modello di assistenza per i pazienti diabetici in Sicilia. È il progetto Gid, Gestione integrata diabete, attivo all’interno dell’Azienda ospedaliera “Papardo” di Messina, che sarà tra gli argomenti di discussione al congresso virtuale “Diabete mellito, gestione integrata ospedale-territorio, complicanze e nuove terapie”, in programma venerdì 18 e sabato 19 dicembre. 

Saranno oltre cinquanta gli esperti che interverranno da tutta la Sicilia, nell’arco di tre sessioni. Nella prima, si discuteranno le complicanze cardiovascolari e nefrologiche nel diabete mellito; la seconda sessione sarà dedicata alle nuove terapie in diabetologia; infine, l’ultima sessione inquadrerà gli altri tipi di complicanze, tra cui la retinopatia, la neuropatia, il piede diabetico e l’arteriopatia. Concluderà il congresso, una tavola rotonda sulla gestione integrata tra la rete ospedaliera e i rispettivi territori. Inoltre, il congresso sarà arricchito da alcuni corsi paralleli dedicati a nutrizione, psicologia e comunicazione.

Responsabili scientifici del congresso online, che si avvarrà di una nuova piattaforma tecnologica per consentire collegamenti in diretta streaming, sono Francesco Malara, direttore dell’Unità operativa complessa di medicina interna dell’ospedale “Papardo” e Carlo Casile, dirigente medico della Unità operativa semplice dipartimentale di endocrinologia della stessa struttura sanitaria. 

“Il progetto Gid – spiegano i responsabili scientifici – ha tra i suoi obiettivi primari quello di promuovere un modello di intervento multidisciplinare, nell’ottica di una concreta umanizzazione delle cure, di una migliore integrazione tra ospedale e territorio e di una più generale diffusione della cultura nutrizionale, che tenga conto, soprattutto dell’aderenza del paziente alla terapia. Paziente che diviene protagonista del percorso di cura, partecipe nell’accettazione e nella convivenza con la propria condizione di cronicità, affinché non la subisca ma la gestisca con un approccio collaborativo nel seguire piani terapeutici e cure personalizzati. Con questo progetto si vuole, infatti, proporre un nuovo modello nell’approccio del trattamento del paziente diabetico, che lo ponga al centro del percorso di cura, e che tenga, altresì, in considerazione la multidisciplinarietà ed il lavoro in team, nonché un continuo aggiornamento riguardante le linee guida nell’uso dei nuovi farmaci e, più in generale, nel dialogo scientifico con tutte le discipline interessate nelle comorbilità connesse alla patologia”.

Le complicanze più temibili del diabete mellito, tra le malattie croniche e degenerative più diffuse – sottolineano gli esperti – sono quelle a carico dell’apparato cardiovascolare e quelle renali che sono spesso entrambi presenti nel paziente diabetico, da qui l’esigenza di un approccio integrato e multidisciplinare. “Il ruolo strategico del diabetologo – aggiungono i responsabili scientifici del congresso – risente oggi di tutta una serie di elementi, spesso esterni ed estranei al campo più squisitamente scientifico, che, anche a scapito dell’innovazione, condizionano fortemente il raggiungimento degli obiettivi terapeutici. Tuttavia, queste barriere possono essere fortemente ridimensionate grazie ad un approccio multidisciplinare, offrendo una cura completa e limitando i tempi d’attesa nel trattamento a tutto tondo del paziente diabetico”.

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