Cronaca Milazzo

Progetti boicottati, ignorati e sottovalutati: Ciraolo e Iannucci spiegano perchè hanno lasciato la Fondazione Lucifero

Una lunga lettera aperta sulle ragioni che hanno spinto a gettare la spugna a soli quattro mesi dall'incarico: Tra assenze ingiustificate all'evento dedicato a Falcone e Borsellino agli ostacoli alla proposta di riprendere il progetto “La scuola dei sette petali” nell’area delle Serre

Divergenze di opinioni sui progetti ma soprattutto proposte che avrebbero dovuto dare slancio e nuovi impulsi alla Fondazione, che sono stati boicottati, ignorati e sottovalutati. Sono queste in sintesi le motivazioni che hanno spinto l’avvocato Vincenzo Ciraolo e Francesco Iannucci a lasciare la Fondazione Barone Lucifero di San Nicolò.

Lo chiariscono lo stesso ormai ex presidente e l’ex componente del consiglio di amministrazione dopo le polemiche scaturite dalle loro dimissioni. Ciraolo, già i primi giorni di settembre, aveva motivato il suo addio alla Fondazione attraverso una lettera inviata agli uffici dell’Ipab di Capo Milazzo, a soli quattro mesi dall’incarico. Dimissioni definite “immotivate” da altri componenti e che hanno innescato una serie di polemiche. Da qui il chiarimento, affidato ad una lunga lettera aperta.

“Il sottoscritto – scrive Ciraolo - ha precisato che la Fondazione non è luogo ove fare politica (la p minuscola non è casuale), onde evitare che potesse sorgere il minimo dubbio di essere etero-diretti o che le scelte interne al CdA potessero ingenerare il dubbio su condizionamenti esterni. In tale sede è stato ribadito e auspicato che l’unico obiettivo da prefissarsi doveva essere la migliore realizzazione del fine statutario: “Colonia estiva e percorso istruttivo/formativo a favore dei bambini più fragili della nostra comunità”.

Gli obiettivi e i progetti

“Per raggiungere questo obiettivo, ovviamente, andava effettuata una programmazione per ottimizzare il patrimonio immobiliare rendendolo il più possibile produttivo, coerentemente alle esigenze di bilancio e alle finalità dell’Ente.

In questi tre mesi, abbiamo più volte cercato di proporre idee e progetti che, da un lato, miravano a dare centralità alla Fondazione nel dibattito culturale e, dall’altro, ad individuare interlocutori solidi (di rilevanza nazionale e ultranazionale), che potessero investire sui beni di proprietà dell’Ente e garantire quella stabilità economica necessaria per il raggiungimento degli scopi statutari.

Dalla scuola dei sette petali alla Carta dei diritti del minore

Ciò detto, nelle varie occasioni di incontro e di approfondimento è apparso chiaro – sin da subito – che non sarebbe stata data la giusta attenzione a detta progettualità coerente con gli obiettivi prefissati. In sintesi, abbiamo ritenuto di non poter condividere questa meravigliosa esperienza: - con chi, alla proposta di riprendere il progetto “La scuola dei sette petali” nell’area delle Serre (a beneficio dei “nostri” bambini), in partnership con una multinazionale leader europea nella produzione di energia alternativa che avrebbe riconosciuto una congrua royalty periodica, ha risposto che si sarebbe potuto affittare a un produttore di mango.

Ciraolo e Iannucci ricordano anche “l'assordante silenzio alla proposta progettuale, anticipata in CdA e inviata ad uno dei componenti ai primi del mese di luglio, che prevedeva, all’esito di seminari e dei lavori dei gruppi di studio, l’elaborazione di una "Carta dei diritti del minore - Fondazione Barone Lucifero", vidimata dal “Garante nazionale infanzia e dall'Osservatorio minori nazionale”, con l’ambizioso auspicio che potesse costituire un manuale, una linea di indirizzo per la presa in carico dei minori, da utilizzarsi in tutta Italia. Il progetto avrebbe previsto il coinvolgimento – presso la sede dell’Ente – delle seguenti realtà: Curia Arcivescovile; Tribunale e Procura della Repubblica per i Minorenni di Messina, Catania, Palermo e Caltanissetta; Comune di Milazzo/Assessorato Servizi Sociali; Azienda Sanitaria Provinciale; Provveditorato Regionale agli Studi; Ordini distrettuali degli Avvocati di Messina, Catania, Palermo e Caltanissetta; Assessorato regionale alla Famiglia; Garante regionale all’infanzia; Associazione Pedagogisti; Ordine Assistenti sociali/Psicologi/Pediatri-neuropsichiatri infantili; Unicef; A.N.C.I. Regionale; Consulta giovanile della Associazioni”.

In ricordo di Falcone e Borsellino con assenze ingiustificate

Ma nella lettera c'è spazio anche per altre anomalie: come assenze non giustificate  all’evento organizzato dalla Fondazione, il 19.7.2021, nella giornata del ricordo della strage di via D’Amelio e dell’uccisione di Paolo Borsellino. 

Una stoccata anche a chi “non ha mai chiesto notizie sull’andamento della colonia estiva e delle ulteriori attività istruttive poste in essere a beneficio dei “nostri” bambini;  con chi non ha mai chiesto se per la programmazione e per la realizzazione del fine statutario (estivo/autunnale) ci fossero necessità o esigenze particolari; - con chi non ha mai preso reale contezza, con la presenza in loco, delle attività svolte dalla Fondazione in ragione dei fini statutari; - con chi ha immaginato di risolvere i problemi economici dell’Ente, proponendo il licenziamento del personale da surrogarsi con applicazioni temporanee da altre amministrazioni;  con chi a fronte di una richiesta di parere sulla legittimità dei provvedimenti amministrativi relativi al partenariato con l’associazione “Il Giglio” - affidato all’unanimità ad un legale del Foro di Messina -, ha comunicato che se non lo avesse condiviso si sarebbe rivolto ad un proprio avvocato di fiducia; - con chi, dopo aver espressamente dichiarato in CDA il proprio voto favorevole per l’approvazione del bilancio, alla seduta successiva ha espresso voto contrario senza dare alcuna motivazione; con chi ha proposto, a dispetto dell’equilibrio di bilancio e delle esigenze statutarie, la riduzione di uno dei canoni di locazione, con effetto retroattivo; - con chi, mai accaduto nella storia della Fondazione, ha inviato un telegramma - con firma congiunta - al Presidente, chiedendo la revoca di una delibera sul presupposto che non fosse stata quella la volontà espressa dai richiedenti, salvo poi votare una successiva delibera, modificata nelle premesse ma con identico dispositivo”.

La nota chiude anche con un riferimento a  chi, “durante una seduta del CDA, si è rivolto con eccessivo vigore ad una delle dipendenti, provocando l’allontanamento di uno degli scriventi (Iannucci) a causa dei toni eccessivi, nel silenzio dei restanti componenti; - con chi, allorquando è stato chiesto al Presidente di predisporre un comunicato, è stato recisamente detto che, in caso di mancata condivisione, avrebbe fatto un proprio e separato comunicato”.

“In definitiva, certi di avere chiarito ampiamente i motivi, la scelta delle dimissioni - adottata in totale serenità - è maturata dalla consapevolezza di avere priorità diverse e un diverso approccio alle questioni e al modo di affrontarle”, concludono Ciraolo e Iannucci.

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