Ambulanze del 118, se il medico a bordo diventa un optional

Una direttiva di La Paglia limita i turni dei soccorritori a partire dal primo dicembre. Ecco tutti i rischi e le aree penalizzate

Rischia di diventare una guerra fra Azienda sanitaria e medici ma a farne le spese saranno come sempre i pazienti.

Sta facendo discutere infatti la direttiva firmata dal direttore generale dell’Asp Paolo La Paglia e mandata a tutti i distretti sanitari con un preciso diktat: dal primo dicembre tutti i medici del 118 dovranno svolgere esclusivamente 38 ore settimanali, osservare il fermo di 12 ore di riposo e non dovranno più dare manforte nei pronto soccorsi degli ospedali.

“Una scelta che ha dell’inverosimile – dice uno dei medici in forza nei servizi di emergenza – Rispettare le disposizioni inviate dal direttore sanitario significa non riuscire più a coprire tutti i turni con i medici sulle ambulanze. A Barcellona, per fare un esempio, questo provvedimento significa che saranno coperti coperti dai medici solo 28 turni su 60. Si fa macchina indietro su una delle battaglie di civiltà che erano state vinte, cioè la presenza sempre di un medico a bordo. Una presenza che in questi anni ha fatto diventare Messina la seconda provincia d’Italia per prevenzione all’ictus e all’infarto perché solo un medico può fare una diagnosi di questo tipo e indirizzare subito nell’ospedale giusto”.

La disposizione invece prevede che l’ambulanza possa uscire anche senza il medico se quest’ultimo ha completato il turno e impone di portare l’eventuale paziente al pronto soccorso più vicino.

“Risultato? Se arriva la chiamata di un infartuato a Barcellona – spiega ancora il medico – lo si porta nel comune stesso o in quello di Milazzo mentre l’unico ospedale della zona tirrenica che lo può aiutare in caso di infarto è quello di Patti”.

Minuti preziosi che si sprecano mettendo così a rischio la vita delle persone. Il provvedimento infatti si innesta in un contesto di carenze di organico già più volte segnalato e riconosciuto dallo stesso La Paglia. Il problema 

Trentasei i posti vuoti nel 118 come medici, praticamente un 20 per cento in meno della forza lavoro prevista. In alcuni comuni i casi più complicati da fronteggiare.  A Barcellona per esempio, dove ci sono solo due medici rispetto ai cinque che dovrebbero coprire tutti i turni mentre a Messina nella postazione di Policlinico e del Mandalari risultano dimezzati.

“Abbiamo sempre fronteggiato  queste carenze con turni in più da un capo all’altro della Provincia – conclude il medico – oggi invece di potenziare l’organico si stringe sulla pelle delle persone”.

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