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Cronaca

Diritto all'aborto negato, c'è un problema grave a Messina: le donne fanno rete

In Cgil lanciato un forte documento di denuncia e di richieste con le varie associazioni per garantire il rispetto della legge 194 e la sua applicazione nel territorio

Si fa rete attorno ai diritti delle donne, al diritto alla salute e sicurezza delle donne, rispetto all’applicazione della legge 194 nell’area metropolitana, le modalità e i contesti che rendono quasi impossibile il corretto servizio, e i percorsi da intraprendere. Una rete a sostegno della libera scelta e dei diritti. Questa mattina nella sede della Cgil Messina è stato presentato un forte documento di denuncia e di richieste, che preannuncia anche iniziative di mobilitazione. Da Messina parte una battaglia per la prevenzione e per garantire il diritto alla propria libertà e autodeterminazione.

Il documento porta le firme della Cgil Messina, della Cgil Sicilia, delle associazioni Nudm, Cedav, Evaluna, Purple Square, Cirs ed è aperto alla condivisione delle realtà, movimenti, cittadine e cittadini che vogliono unirsi nel percorso di mobilitazione avviato per i diritti delle donne tutte. Illustrato dalla responsabile del Coordinamento donne e segretaria confederale della Cgil Messina Marcella Magistro, alla presenza del segretario generale della Cgil Messina Pietro Patti, della segretaria confederale Stefania Radici, della segretaria Cgil Sicilia Gabriella Messina, della responsabile del Dipartimento politiche di genere Elvira Morana, di Esmeralda Rizzi dell’Ufficio politiche di genere della Cgil nazionale e dalle rappresentanti delle associazioni che hanno lanciato una precisa e chiara rivendicazione rispetto alle criticità sull’interruzione volontaria di gravidanza. 

"L’aborto libero e sicuro, seppur formalmente garantito, continua ad essere fortemente osteggiato - si legge nel documento - Messina conta tre strutture ospedaliere cittadine e sette strutture ospedaliere provinciali. Eppure il servizio di interruzione di gravidanza è garantito solo presso il Policlinico G. Martino, dove attualmente si trova l’unico ginecologo non obiettore di coscienza, il quale è tuttavia prossimo al pensionamento. Vero è che recentemente il Policlinico ha assunto medici non obiettori con contratto a tempo determinato, ma la precarietà del suddetto contratto non consente di assicurare pienamente il servizio. Riteniamo che non ci sia più tempo e che si debba intervenire in modo risolutivo e collettivo per non lasciare scoperto il nostro territorio di un servizio salvavita".

Eppure - rammentano - a legge dello Stato, dunque, dispone l’obbligo in capo alle regioni di garantire l’attuazione del servizio di IVG in ogni azienda ospedaliera indipendentemente dal numero di obiettori.

"In verità - continua il documento -  sappiamo bene che l’alto tasso di obiezione di coscienza (in Sicilia più dell’86%) spesso non riguarda motivi etici: è bensì legato a turni massacranti, ad eventuale ostruzionismo per gli avanzamenti di carriera o ad una pessima organizzazione del lavoro. Pretendiamo quindi un cambiamento strutturale all’interno dei centri ospedalieri per garantire il servizio, facendo anche riferimento alla condanna del Comitato Europeo dei Diritti Sociali dell’8 marzo 2014 in cui l’Italia è stata condannata per la discriminazione dei medici non obiettori. A tal proposito ci preme denunciare due realtà significative: la carenza di RU486 e quindi il limitato accesso all’IVG farmacologica; la presenza di centri antiabortisti all’interno degli ospedali. Attualmente l’aborto farmacologico è accessibile a Messina e provincia solo al Policlinico G. Martino, nonostante con circolare del Ministero della Salute del 4/8/2020 sia stato stabilito che l’aborto farmacologico, entro le 9 settimane, possa essere fatto presso “tutte le strutture ambulatoriali e nei consultori pubblici”. Ancora, nella circolare è disposto che “al fine di favorire il ricorso all’interruzione di gravidanza con metodo farmacologico in regime di day hospital e ambulatoriale (…) si ritiene necessario provvedere all’aggiornamento delle linee di indirizzo”.

"L’IVG farmacologica pertanto dovrebbe essere favorita perché meno invasiva e più sicura (oltre che meno costosa per il SSN). Eppure continua ad esserne ostacolata la diffusione, contravvenendo anche a quanto disposto dall’art. 15 della L. 194/1978, ai sensi del quale: “Le regioni, d'intesa con le università e con gli enti ospedalieri, promuovono l'aggiornamento (...) sul decorso della gravidanza, sul parto e sull'uso delle tecniche più moderne, più rispettose dell'integrità fisica e psichica della donna e meno rischiose per l'interruzione della gravidanza”. Sul punto, si evidenzia inoltre che nelle nuove Linee guida di marzo 2022 l’OMS ha raccomandato l’IVG farmacologica come metodo sicuro ed efficace, sottolineando che chi lo richiede possa, “con un sostegno adeguato, autogestire alcune o addirittura tutte le fasi dello stesso”. L’OMS punta sulla telemedicina e su un aborto sempre meno medicalizzato, permettendo alle persone di assumere autonomamente la RU486. In Italia il farmaco invece non è neanche fornito nei consultori, mentre in Francia, Regno Unito e Germania è possibile richiedere la spedizione di farmaci abortivi al proprio domicilio. È evidente come la questione sia prettamente politica poiché continuando ad ostacolare l’IVG farmacologica si va contro l’OMS, contro l’autonomia della persona e anche contro un oggettivo risparmio della sanità pubblica".

L’altra questione d’affrontare secondo sindacato e associazioni è poi la presenza ingombrante di “Centri d’aiuto per la vita” negli ospedali.

"È stato appurato infatti che all’interno del Policlinico G. Martino di Messina militava una di queste associazioni anti-abortiste. In ragion di ciò chi prenotava una visita per l’IVG veniva chiamata da un esponente di questa associazione, privo di qualsiasi qualifica o autorizzazione. Durante il colloquio la gestante non era ascoltata, ma colpevolizzata e sottoposta a pressione psicologica, come se la sua scelta portasse ad un “omicidio”. Chi gestiva il colloquio, pur non essendo parte del personale sanitario, conosceva i numeri di prenotazione e il motivo per cui la paziente si trovava in ambulatorio ginecologico, a discapito di tutte le disposizioni in materia di privacy. Inoltre, chiamando la persona attraverso il numero assegnato all’accettazione, la induceva a credere che il suddetto colloquio fosse obbligatorio e che facesse parte dell’iter per l’IVG. Accompagnando le donne per l’appuntamento in ospedale è stato scoperto quanto sopra descritto e reso pubblico tramite la stampa. Ad oggi pertanto l’associazione antiabortista è stata definitivamente allontanata dall’ospedale grazie a continue denunce. In merito si evidenzia, infatti, che ai sensi dell’art. 5 della L. 194/1978: “il consultorio, la struttura sociosanitaria o il medico di fiducia (…) hanno il compito di esaminare con la donna, quando la richiesta di interruzione di gravidanza è motivata dall’incidenza delle condizioni economiche o sociali o familiari o di salute, nel rispetto della dignità e della riservatezza della donna, possibili soluzioni ai problemi proposti”. La legge pertanto prevede che il colloquio informativo pre-IVG sia svolto nei termini sopra indicati. Allo stato attuale il sistema sanitario pubblico non garantisce un processo abortivo privo di stress, ansia, colpevolizzazione, stigma e pregiudizio. Alla luce di quanto fin qui denunciato, riteniamo che sia importante fornire una mappatura della situazione, ossia avere una lettura mirata del servizio IVG e del funzionamento dei consultori presenti nel distretto (numero équipe multidisciplinare, ecc.), per la prevenzione e per garantire il diritto alla propria libertà e autodeterminazione".

Il documento si conclude con una serie di richieste:

- concorsi che permettano l'assunzione di medici non obiettori in un numero tale da garantire il servizio IVG;

- piena attivazione dell’IVG farmacologica in ogni struttura ospedaliera e in ogni consultorio, con corsi di aggiornamento del personale, così come previsto dalla circolare del 4/8/2020 del Ministero della Salute;

- promozione della telemedicina per consentire una graduale de-medicalizzazione dell’aborto farmacologico offrendo informazioni e supporto, secondo quanto disposto dalle linee guida della OMS del 2022;

- campagne di de-criminalizzazione dell’aborto per rimuovere le barriere politiche che ostacolano l’aborto sicuro;

- il divieto alle strutture sanitarie di far svolgere colloqui pre-IVG a persone non qualificate, il cui unico intento è dissuadere la persona dall’IVG, colpevolizzandola;

- una ricognizione puntuale sulla presenza degli obiettori nelle realtà ospedaliere e nei consultori;

- gratuità dei contraccettivi, come già previsto in alcune normative regionali;

- informazione capillare e una reale accessibilità e gratuità degli strumenti alternativi alla

pratica chirurgica;

- sportelli specifici per persone LGBTQIA+, con particolare attenzione a persone transgender, che richiedono l’IVG;

- l’introduzione di mediatori/mediatrici culturali per le persone migranti che richiedono l’IVG.

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