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Domenica, 14 Aprile 2024
Cronaca

Quando gli archetti contro la sosta selvaggia penalizzano chi sta in carrozzina

La segnalazione di Teresa Cannavò che più volte ha segnalato le difficoltà dei diversamente abili. Tra inciviltà e barriere architettoniche

Gli archetti utili per contrastare la pessima abitudine della sosta selvaggia, ma allo stesso tempo ostacolo per chi sta in carrozzina. Un paradosso segnalato da Teresa Cannavò, la ragazza che più volte ha raccontato delle difficoltà dei diversamente abili in città, costretti a convivere con inciviltà e barriere architettoniche, anche attraverso le nostre telecamere.

Stavolta Teresa punta il dito contro la scelta di aver installato un dissuasore in corrispondenza di uno stallo riservato ai disabili. Lo fa attraverso un post Facebook che riportiamo di seguito.

"Il cambiamento di cui tanto vi piace parlare, non è niente, non serve cambiare serve normalizzare non è un qualcosa di straordinario è necessario e dovuto, è normale. Dovrebbe essere normale parcheggiare in un parcheggio riservato ai disabili e poter scendere dal mezzo senza fare salti mortali eppure non lo è. Non lo è perché chi si è occupato dei lavori o del progetto, ha pensato bene di farlo affianco ad una transenna….e va bene che non cammino e qualcuno crederà ai miracoli ma non ho ancora imparato a volare  quindi ricapitolando si deve: spostare la macchina, far scendere il disabile, riparcheggiare giusto? Tra l’altro questo l’unico libero perché anche chi di solito li occupa senza averne diritto si rompe di fare tremila manovre per scendere dal veicolo".

"Un parcheggio disabili dovrebbe essere ed è un diritto per chi lo necessita, dovrebbe teoricamente anche essere “accessibile” come il progetto che prende nome da questo termine che usate tanto perché fa figo, si sta al passo con i tempi  come quelli toghi di Messina così non potremo più dire la classica frase A Messina non c’è nenti".

"Ahimè se si fanno ancora coscientemente scivoloni del genere forse forse qualcosa la si sta sbagliando..e di conseguenza anche l’utilizzo improprio della parola accessibile che sta tanto a cuore (davvero) ai disabili".

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