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Accorpamento Neurolesi-Policlinico, Cgil all'attacco: “Progetto che impoverisce la sanità, affidare all'Asp è suicidio”

Irrazionale e contraddittorio per i sindacalisti il disegno di legge dell'onorevole barcellonese. I sospetti sulle reali motivazioni di un progetto mentre è in ballo “una dote 91 milioni di euro per l'Irccs”

Un disegno di legge regionale che impoverisce ulteriormente la sanità  messinese prevedendo di fatto ulteriori tagli e accorpamenti in questo periodo di emergenza covid. Liquida così il ddl proposto dal deputato Tommaso Calderone, la Cgil di Messina che prevede l'accorpamento Neurolesi-Policlinico.

Per il segretario generale Giovanni Mastroeni, Francesco Fucile (FpCgil Messina), assieme ad Antonio Trino, segretario provinciale Fp con delega alla Sanità, e Guglielmo Catalioto responsabile dei Medici FpCgil, “non si riesce a comprendere quale sia la ragione” del provvedimento proposto da Calderone, “se non quella di voler proporre un’ulteriore diminuzione dell’offerta sanitaria nella nostra provincia, già stremata dalla copiosa cura dimagrante imposta dalla Regione”.

“La Cgil ritiene irrazionale - dichiarano i dirigenti sindacali -  quanto proposto nel DDL ed in alcuni tratti contradditorio. Si vorrebbe capire perché si senta questa esigenza di introdurre solo nel territorio della provincia di Messina questi criteri di economicità e funzionalità, bisogno non avvertito affatto dalle altre province. Come si concilia questa presunta riorganizzazione con il principio cardine della centralità del cittadino/paziente evocato dallo stesso deputato?”

“Ci si sarebbe aspettati” continua il documento “una denuncia sul fatto che l’area metropolitana di Messina ha subito una sostanziosa decurtazione delle risorse finanziarie destinate alla sanità (circa 20 milioni di euro), anziché proporre un’ulteriore anacronistica contrazione”

Ed ancora: “Come mai l’on. Calderone non entra, né lo ha fatto in fase di predisposizione della rete ospedaliera, nel merito dell’offerta sanitaria dei privati convenzionati, unici a non aver subito decurtazioni, malgrado facciano tutti più o meno ortopedia (il DRG fuga più importante secondo l’Agenas è proprio ortopedico) o comunque offrono un servizio in contrapposizione al pubblico e non ad implementazione (Cardiologia, Medicina interna, Reumatologia ecc)”.

Secondo i sindacalisti la proposta non sembra suffragata da una seria indagine epidemiologica che dimostri le reali esigenze sanitarie.

“Non vorremmo - scrivono - che dietro il Ddl vi siano altre motivazioni, anche perché le coincidenze strane sono tante. Innanzitutto ricordiamo l’imponente “dote” di 91mln dell’Irccs, che sicuramente rende appetibile l’Istituto, in un momento storico che vede questa struttura “politicamente” indebolita e facilmente conquistabile. Poi mentre la soppressione di fatto dell’Azienda Papardo faciliterebbe, più di quanto non sia stato fatto, la crescita del Gruppo Giomi, che proprio accanto a questo nosocomio sta costruendo un importantissima struttura sanitaria con 250 posti letto (forse sfugge questo particolare al deputato). Sicuramente le risorse dell’Azienda Papardo e del pesidio ospedaliero Piemonte andrebbero a sanare le deficienze dell’Asp, magari rimpinguando, guarda caso, il presidio ospedaliero di Barcellona.  Proporre l’Asp di Messina quale contenitore di tutta l’offerta sanitaria messinese - conclude - è praticamente un suicidio tenuto conto che l’Azienda provinciale di Messina non ha mai toccato un livello così basso e che presenta un altissimo grado di criticità organizzative”.

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