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Coronavirus, la Sicilia rischia il ritorno alla fascia arancione: le modifiche dall'11 gennaio

Il ministro della Salute ufficializza le intenzioni del governo: "Valutiamo l'ipotesi per il prossimo fine settimana di applicare le misure da zona rossa per i festivi e prefestivi, con la salvaguardia dei comuni più piccoli per gli spostamenti"

Valutiamo l'ipotesi per il prossimo fine settimana di applicare le misure da zona rossa per i festivi e prefestivi, con la salvaguardia dei comuni più piccoli per gli spostamenti": è quasi l'una di notte quando il ministro della Salute Roberto Speranza ufficializza le intenzioni del governo sulle restrizioni da varare in tutta Italia dopo l'Epifania. La scadenza del decreto legge 172/2020, prevista per il 7 gennaio, potrebbe essere prorogata con un'ordinanza del ministero e le ipotesi in campo sono due: mantenere le misure vigenti fino al 15 gennaio, data di scadenza del Dl 158/2020 e del Dpcm 3 dicembre, oppure tornare in zona gialla il 7 e l'8 gennaio per poi passare in fascia arancione o rossa il week end del 9 e del 10 e poi, sulla base del monitoraggio dell'Istituto Superiore di Sanità, assegnare le zone alle regioni a partire dal lunedì seguente. "Non credo che queste misure basteranno a salvarci dalla terza ondata, ma non vorrei fare polemica", dice intanto il consigliere di Speranza Walter Ricciardi. Mentre le regioni aprono alle modifiche dei parametri per le zone. 

"Stiamo facendo fare un approfondimento ai tecnici in modo da abbassare le soglie dell'Rt per accedere in zona rossa o arancione. Misura che incide sul modello della zonizzazione", ha confermato Speranza ieri ai presidenti di Regione. I presidenti sono quasi tutti concordi con misure rigorose anche per le prossime settimane purché non siano modificate di settimana in settimana e siano garantiti i ristori. Diversi governatori sarebbero anche concordi sulla modifica in senso restittivo dell'Rt per accedere alle zone.  Prima il ministro aveva incontrato il Comitato Tecnico Scientifico per discutere la modifica dei parametri per la definizione delle fasce gialle, arancioni e rosse.

Nei piani del governo quindi il periodo dal 7 al 10 gennaio servirà per varare nuovi parametri e indicatori in accordo con l'Istituto Superiore di Sanità, il Comitato Tecnico Scientifico e il ministero della Salute: l'idea è di far scattare la zona arancione quando l'indice di contagio Rt è superiore all'1 e compreso nell'intervallo di 1,25 e di far scattare la zona rossa quando supera l'1,25. Considerando che nessuna regione attualmente ha incidenza di 50 casi ogni 100mila abitanti, il cambiamento potrebbe portare dieci regioni ad avere maggiori restrizioni. Se passeranno le modifiche al sistema di monitoraggio, da lunedì 11 (visto che sabato e domenica tutta Italia sarà arancione), mezzo Paese cambierà colore, passando in zone con misure più restrittive rispetto a quelle previste per la gialla. Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Marche, Puglia, Sicilia e Lombardia rischiano l’arancione.

Zona rossa e arancione: le dieci regioni a rischio dall'11 gennaio

"Stiamo facendo fare un approfondimento ai tecnici in modo da abbassare le soglie dell'Rt per accedere in zona rossa o arancione. Misura che incide sul modello della zonizzazione", ha ribadito Speranza. E questo perché "Guardiamo all'Inghilterra che ha superato i 60mila contagi al giorno e dobbiamo essere consapevoli del lavoro eccezionale che abbiamo fatto. Dobbiamo usare precauzioni serie perché quella variante ci preoccupa per la velocità di contagio". 

Perché il ministro intende abbassare le soglie dell'indice di contagio? Secondo l'ultimo report dell'Istituto Superiore di Sanità e del ministero della Salute l'indice Rt in Italia si è attestato a 0,93, ovvero appena sotto la soglia dell'1 (ma secondo il fisico dell'università di Trento Roberto Battiston nel frattempo è arrivato a 0,99). In base ai criteri stabiliti con il varo del sistema delle zone attualmente tutta l'Italia è in zona gialla perché per far scattare la zona arancione uno dei criteri è che l'Rt sia sopra a 1,25. La tabella che riporta gli indicatori dell'Rt puntuale relativi alla 21-27 dicembre aggiornati al 29 riportava questi numeri.

Abruzzo:0,65
Basilicata: 1.09
Calabria: 1.09
Campania:0.78
Emilia-Romagna: 0.98
Friuli-Venezia Giulia:0.96
Lazio:0.84
Liguria:1.07
Lombardia:1
Marche:0.99
Molise:0.89
Piemonte:0.71
PA Bolzano:0.76
PA Trento:0.71
Puglia:1
Sardegna:0.78 (non valutabile)
Sicilia:0.93
Toscana:0.79
Umbria 0.8
Valle d'Aosta:0.83

Sicilia in bilico

La modifica a cui sta pensando attualmente il governo è quella di far scattare la zona arancione quando l'indice di contagio è sopra l'1 e di far partire quella rossa se Rt è sopra 1,25. Con questi parametri, in base ai numeri del monitoraggio della settimana dal 21 al 27 dicembre, rischiano la zona arancione da subito Veneto, Liguria, Calabria, Lombardia, Basilicata e Puglia. Ma ci sono altre quattro regioni in bilico: Emilia-Romagna, Sicilia, Friuli-Venezia Giulia e Marche. 

Solo in base ai dati analizzati venerdì, comunque, si potranno individuare i nuovi colori delle varie realtà locali. E questo perché il report dell'Iss, che nelle scorse settimane è stato anticipato di un giorno, non arriverà prima del previsto come era stato annunciato nei giorni scorsi (si pensava a una pubblicazione entro mercoledì 6 per permettere a Speranza di pubblicare così in tempo per il 7 l'ordinanza-ponte). Il monitoraggio infatti è atteso per l'8 ma prima un provvedimento legislativo dovrà modificare il parametro dell'Rt per permettere al ministro della Salute di agire l'11 gennaio. Ma perché è necessario andare a rendere più severo il sistema dei colori delle Regioni, abbassando l’asticella che fa scattare le chiusure? Il Messaggero spiega che alla base c’è una doppia preoccupazione:

Ancora il numero dei nuovi contagi è attorno a una media di 15mila al giorno, il dato dei ricoverati per Covid è tornato a salire e questo rappresenta un serio campanello d’allarme. Inoltre, ciò che vediamo succedere in Paesi vicini, come la Germania e soprattutto il Regno Unito, ci dice che la trasmissione del virus è aumentata in modo inatteso, anche per la presenza di alcune varianti, a partire da quella inglese, che causano un contagio molto più veloce. Intervenire in una Regione solo quando l’Rt è ormai a 1,25 rischia di rappresentare un intervento tardivo e inefficace.

Lo spiega bene la dottoressa Flavia Riccardo, epidemiologa del Dipartimento Malattie infettive dell’Istituto superiore di sanità: "Mentre nella fase di ascesa dell’epidemia, un Rt elevato era uno strumento efficace e ci avvisava per tempo dell’incremento dei casi, oggi, con un numero di soggetti positivi all’infezione già alto, basta un Rt relativamente basso a dare un numero di nuovi casi non sostenibile con un impatto molto alto. Anche un Rt attorno a 1 già può mettere in difficoltà i servizi sanitari se l’incidenza è molto elevata". 
 

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