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Cronaca

Operazione antidroga e la "banda" degli infermieri, operatore del 118 sospeso per otto mesi

Misura alternativa per Fabio Venuti a cui sono stati revocati i domiciliari. E' accusato in concorso con l'infermiere del Policlinico di essersi appropriato di kit di tamponi per l’esecuzione del test anticovid

Revoca degli arresti domiciliari ma resta sospeso dal lavoro per otto mesi. Lo ha deciso il Tribunale del Riesame per Fabio Venuti, l’operatore del servizio emergenza urgenza 118 arrestato il 14 febbraio scorso nell’ambito della vasta operazione contro il traffico di stupefacenti che ha portato all'arresto di 26 persone indagate, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, detenzione e porto illegale di armi, peculato e falsità materiale commessa dal privato.

Venuti, difeso dagli avvocati Giulia Mannuccia e Giovanni Mannuccia, è accusato in concorso con un infermiere del Policlinico Alessandro Pandolfino che secondo gli inquirenti era in frequente contatto con i componenti dell’associazione che vede a capo i tre fratelli Coppolino del rione Fondo Fucile, svolgendo per loro varie attività compresa quella di intermediario per la cessione di qualche dosi di droga.

VIDEO | Furto di materiale sanitario e green pass falsi, cinque sanitari nella bufera

Venuti deve rispondere in particolare di essersi appropriato – avendone la disponibilità per ragioni di servizio – di kit di tamponi per l’esecuzione del test per la ricerca del virus Covid che impiegava per effettuare privatamente dietro corresponsione di un corrispettivo pari a 10 o 20 euro.

Sono cinque gli operatori sanitari finiti nell’indagine con l’accusa di essersi appropriati, durante l’emergenza Covid, di kit di tamponi dell’Azienda ospedaliera impiegandoli per l’esecuzione del test da effettuare privatamente e a pagamento ma anche di farmaci e materiale sanitario, utilizzandolo per svolgere privatamente attività di assistenza ai pazienti.

La posizione più grave quella di Pandolfino che avrebbe compilato anche false certificazioni attestanti l’esito negativo di tamponi mai effettuati, per agevolare componenti dell’organizzazione che avrebbero così avuto la disponibilità del green pass o di un tampone antigenico per potersi muovere poi liberamente nelle 48 ore.

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