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Giovedì, 26 Maggio 2022
Cronaca Gazzi

Con l'ambulanza per rifornirsi di droga a Mangialupi, "cliente" particolare nella centrale dello spaccio

I retroscena dall'ordinanza del gip sull'operazione che stamane ha portato all'arresto di 21 persone. Tra le baracche il continuo scambio di sostanze stupefacenti che assicurava ogni mese 50mila euro

Il viavai in quella viuzza tra le baracche di Mangialupi, a ridosso dell'istituto Quasimodo, era costante. Lì c'era la vera centrale di spaccio scoperta dalla polizia che stamane ha sgominato una banda che gestiva il commercio di droga. Ad ogni ora del giorno e della notte avveniva lo scambio tra clienti e pusher, documentato dagli investigatori in cinque mesi di riprese. Un giro d'affari che garantiva guadagni mensili di circa 50mila euro. Tra gli acquirenti c'era perfino un'autista del 118, come scritto nell'ordinanza firmata dal gip Simona Finocchiaro. L'uomo, nel giugno 2019, è stato immortalato in via Ammannato dalle telecamere degli inquirenti mentre parcheggiava l'ambulanza per poi dirigersi a piedi verso casa di Lucio Mazza, uno degli arrestati e presunto vertice dell'organizzazione. Dopo due minuti usciva dall'abitazione e tornava a bordo del mezzo di soccorso per poi ripartire. Il dipendente è stato successivamente fermato dalla polizia, sottoposto a controllo e trovato in possesso di poco più di un grammo di cocaina. 

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I rifornimenti di sostanza stupefacente erano continui e assicurati da alcuni calabresi, anche loro arrestati. Erano loro a gestire  i contatti con i vertici del gruppo messinese attraverso cellulari utilizzati per l'occasione che garantivano un elevato livello di riservatezza delle comunicazioni. In oltre tremila cessioni di droga documentate, sono stati numerosi sono stati i casi in cui gli investigatori sono intervenuti in flagranza. In altre occasioni sono state scoperte e sequestrate armi e munizioni ben conservate e perfettamente funzionanti, nella disponibilità del gruppo.

Il "ciclo della droga" era curato in ogni dettaglio; la sostanza veniva occultata in luoghi di custodia esterni alle abitazioni - tombini, canalette di scolo, autovetture abbandonate, anfratti dei muri - e li ricollocata dopo le cessioni, le donne fungevano sovente da vedette a tutela degli "addetti" alle forniture che si alternavano secondo un consolidato ed efficiente modello organizzativo composto da figure versatili e legate tra loro da vincoli di parentela.

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