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Venerdì, 1 Marzo 2024
Cronaca

Esami di maturità da rifare, parla il legale della ragazza che ha denunciato: "La mia assistita discriminata e insultata sui social"

Dopo la bocciatura del Tar che ha respinto il ricorso presentato dagli studenti del liceo di Spadafora, emergono nuovi particolari sulla prova annullata. Un caso unico in Italia con risvolti dolorosi per tutti gli allievi. L'avvocato Isgrò: "Ancora diffusa l’idea malsana di penalizzare pubblicamente chi ha il coraggio della denuncia"

Sosterranno di nuovo la prova orale per la Maturità il prima possibile. Il dirigente dell’ufficio scolastico Stello Vadalà è già a lavoro per fissare la data del nuovo esame per gli alunni della classe del liceo scientifico Galileo Galilei finiti alla ribalta della cronaca nazionale dopo l’esposto di una studentessa che ha denunciato gravi irregolarità accertate poi dall’Ufficio scolastico regionale che hanno determinato l’annullamento delle prove orali.

A nulla è valso il ricorso degli studenti al Tar che ha respinto disponendo per i dieci allievi ricorrenti più la studentessa che ha denunciato il caso, il ritorno in classe per rifare l’esame.
La studentessa, difesa dall’avvocato Maria Chiara Isgrò, in pratica aveva segnalato che una docente di storia e filosofia componente anche della commissione di esami, aveva anticipato in una chat di classe foto e immagini relativi agli argomenti che sarebbero stati oggetto di colloquio.

Per la docente, ma anche per tutti gli altri componenti la Commissione sono state avviate le procedure per accertare le singole responsabilità e i provvedimenti del caso mentre gli studenti, ammessi con riserva all’università, affronteranno di nuovo – caso senza precedenti in Italia -  la Maturità.

Una vicenda con risvolti dolorosi per tutti e con diversi spunti di riflessione di carattere etico. 

"L’esposto amministrativo della mia assistita - spiega in una nota l'avvocato Maria Chiara Isgrò - basato su prove scritte inconfutabili ha avuto l’effetto di smascherare uno scandaloso sistema contrario alla legge, di cui, per fortuna, è rimasta traccia in una chat di classe; in particolare, nel caso in questione, è avvenuto che il Commissario Interno della classe, venuto irregolarmente a conoscenza, con anticipo di alcuni giorni, degli specifici argomenti d’esame che sarebbero stati chiesti ad ogni singolo alunno, con lo stesso anticipo li ha diffusi nella chat di classe, favorendo l’esame dei candidati in maniera evidentemente inammissibile. Dalla sentenza emerge, altresì, come il Ministero abbia disposto un’ispezione sui fatti denunciati e che è stato accertato che gli studenti fossero a conoscenza non soltanto degli argomenti di avvio del colloquio, ma anche delle domande che il Commissario interno avrebbe loro posto nelle materie di Storia e Filosofia.

"Il caso è veramente eclatante - continua il legale - se si pensa che membri della Commissione d’esame hanno dovuto ammettere, in sede ispettiva, con chiara confessione, la violazione delle regole elementari di qualunque tipo di prova d’esame e ciò pone numerosi interrogativi di carattere generale che esulano il caso singolo e che dovrebbero far riflettere sul sistema scolastico odierno, tenuto conto che pubblici ufficiali hanno cercato di giustificare il proprio comportamento contrario alle norme elementari, dichiarando di ritenere che questa fosse da tempo la generale prassi invalsa. Fa anche riflettere il fatto che l’Ufficio scolastico ispettivo ha invitato tutti gli alunni a rendere apporti istruttori per cercare di risalire alla verità e che solo tre alunni (fra i quali la mia assistita) hanno ritenuto correttamente di presentarsi".

Secondo l'avvocato Isgrò "merita rilievo l’articolata indagine ispettiva ministeriale, che ha dato univoche risposte riguardo la palese violazione delle leggi e che ha accertato comportamenti di tale gravità a tal punto che lo stesso Ufficio scolastico ha trasmesso gli atti alla Procura della Repubblica e sono stati anche avviati i procedimenti disciplinari nei confronti di tutti i membri della Commissione di esame".

Nota ancora più dolente le reazioni contro chi ha denunciato: "In ultimo - spiega infatti il legale -  ritengo opportuno evidenziare per censurare il fatto che la giovane ragazza mia assistita – dopo che è stata diffusa la notizia della presentazione del proprio esposto – è stata totalmente isolata e discriminata dai propri compagni di classe oltre che da numerosi conoscenti, additata come “traditrice” anche tramite i social network e che, oggi, dopo il deposito della sentenza, persino qualche genitore ha avuto l’ardire di additare la mia assistita, pubblicando su Facebook post dispregiativi, il tutto dimostrando che è ancora, purtroppo, fin troppo diffusa l’idea malsana di penalizzare pubblicamente chi ha il coraggio della denuncia dell’illecito".

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