Cronaca

Si fa presto a dire ponte, in Corte d'Appello la questione "penali": tutti i nodi irrisolti dall'appalto agli espropri

L' udienza il 15 maggio. La legge finanziaria ha sospeso il giudizio ma la società Stretto pare abbia già depositato la sua rinuncia alla domanda di condanna dello Stato anticipando così i tempi rispetto all’approvazione del decreto legge che la Camera comincerà ad esaminare solo il giorno prima

Del Ponte sullo Stretto si discuterà non solo nell’aula della Camera ma anche in quella di giustizia. In Corte d'Appello a Roma si terrà infatti udienza il 15 maggio per il giudizio proposto da Eurolink e società Stretto che hanno impugnato la sentenza del tribunale che aveva respinto le domande proposte contro lo Stato italiano per la mancata realizzazione dell’infrastruttura resuscitata ora dal ministro Matteo Salvini.

Per decidere la causa, la Corte aveva fissato udienza il 18 settembre poi anticipata al 15 maggio. La legge finanziaria ha sospeso il giudizio ma la società Stretto di Messina pare abbia già depositato la sua rinuncia alla domanda di condanna dello Stato italiano anticipando così i tempi rispetto all’approvazione del decreto legge che la Camera comincerà ad esaminare solo il giorno prima. 

Nel frattempo ci si interroga su come sia possibile per Eurolink - in assenza di gara d'appalto - costruire il ponte, dal momento che l'associazione temporanea d’impresa cessata più di 10 anni fa, ha due delle cinque società non più operative per essere in corso le procedure di amministrazione giudiziaria e di concordato e altre due "straniere" (Spagna e Giappone). Una questione, quest'ultima, ostativa alla realizzazione dell’opera, non emersa nel dibattito politico neanche da parte di chi, come Pd, M5Stelle e Verdi, parla di "progetto mangiasoldi". Passeranno ora dalle parole ai fatti? Chi promuove una possibile azione legale per fermare tutto subito e portare il decreto in Corte Costituzionale? E soprattutto cosa farà lo Stato all’udienza del 15 maggio? L'amministratore delegato di Webuild Pietro Salini si è già detto pronto a rinunciare alle penali ma non si capisce perché lo Stato dovrebbe accettare la rinunzia nell’ambito di un accordo transattivo rispetto al quale non ha nulla da guadagnare avendo già vinto.

E’ opportuno realizzare il Ponte sullo Stretto di Messina?

Paradossalmente proprio in quel giudizio i proprietari dei terreni, che hanno subito con la legge finanziaria una nuova imposizione di vincoli per l’esproprio, potrebbero domandare alla Corte - a cui il governo sottrae il potere di decisione - di valutare la illegittimità delle norme che il Parlamento dovrebbe approvare chiedendo la fiducia e così respingere l’ingerenza del potere legislativo nel processo in corso. Cinque le aree sottoposte ai piani particellari di espropriazione, la più grande naturalmente è quella in cui sorgerà la torre del Ponte. La zona dei complessi edilizi di via Circuito, che si affacciano sul mare a metà tra i due laghi di Ganzirri, tra l’altro riserva naturale orientata.

Qualcuno si è già detto pronto a sacrificare senza rimpianti la villa con piscina per favorire i lavori, altri si sono già rivolti ai legali perché se il decreto dovesse essere convertito in legge, diventerà legittimo abbattere tutte le proprietà private che ne impediscono la realizzazione e residenti e gestori di attività commerciali dovranno sgomberare in cambio dell’indennizzo che si presume assai misero se si considera che in tutto sono previsti circa 40 milioni di euro.  Ci sono ristoranti storici, come quello di Anselmo o Sapore Divino, il Camping dello Stretto dell’Azienda autonoma di soggiorno e turismo, fabbricati vari, mega ville ma anche piccole abitazioni di chi ha sudato una vita per mettere un mattone sopra l’altro. 

E se preoccupano i costi dell’opera -15 miliardi che si vorrebbero fare sborsare all’Europa che però ha previsto il ponte solo in tre parole tra le parentesi di un emendamento di tre righe - a fare più paura sono proprio le procedure espropriative nonché le mappe interessate: andrebbero aggiornate in quanto ferme a oltre dieci anni fa e il numero di destinatari potrebbe essere notevolmente cresciuto o cambiato. La questione è stata sollevata anche nel corso delle audizioni in Commissioni Ambiente e Trasporti della Camera, riunite in seduta congiunta.

Ma niente preoccupa il ministro Matteo Salvini di fronte la ferra volontà di avviare le procedure. “Italia e l'Europa aspettano da 50 anni – è convinto -  Se tutto va come previsto il ponte sarà transitabile nel 2032".

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