Cronaca

“A Messina infiltrazioni mafiose nelle banche”, rapporto choc di Eurispes

La città al 15 posto nel rapporto sulla permeabilità alla criminalità organizzata. Impennata rispetto allo scorso anno. Nell'occhio del ciclone anche il settore costruzione e servizi. Con queste sorprese

Quantificare la permeabilità dei territori all'infiltrazione criminale attraverso l'analisi di fattori economici, produttivi e dei servizi in rapporto a demografia e mercato del lavoro. Con questo intento l'Eurispes ha stilato la graduatoria per il 2020 delle province italiane più appetibili per la mafia e meno resistenti al suo sviluppo. Messina si è classificata al 28esimo posto fra le 110 città prese in esame, collocandosi fra le province che presentano un rischio medio-alto, insieme a Palermo, Enna, Agrigento e Ragusa. Bollino rosso in Sicilia invece per le province di Catania, Siracusa, Caltanissetta e Trapani che sono quelle con la più alta diffusione del fenomeno mafioso. Il dato è allarmante rispetto allo scorso anno, perché in provincia il valore non soltanto è in aumento ma anche molto elevato se si pensa che al secondo posto della graduatoria generale si è collocata la vicina Reggio Calabriao dove il fenomeno mafioso ha subito una notevole impennata. 

Le attività coinvolte

Scomponendo la graduatoria fra i 19 indicatori presi in esame da Eurispes, resta forte il legame fra permeabilità al sud e disoccupazione. Sconvolge, per la città dello Stretto, il valore dell'infiltrazione mafiosa fra le attività economiche e nello specifico nelle banche. Messina è al 15esimo posto per dimensione delle banche, sportelli pro capite e rischio finanziario in cui la criminalità organizzata è diffusa. Mentre si posiziona 21esima per finanza non convenzionale in cui il fenomeno è presente. Se la mafia nella città dello Stretto non trova spazio nel settore costruzioni, e piazza Messina al 105esimo posto,  è il mondo dei servizi, come ristorazione, commercio, trasporto, alimentare a bollare la provincia al 39esimo posto e 32esima nella macroarea del settore industriale. Dati, questi, che trovano conferma anche nella permeabilità della struttura economica della provincia dove Messina spacca in due la classifica arrivando 53ima. Del resto, sempre secondo Eurispes, Messina è la 28esima provincia più povera d'Italia e 18esima per tasso di disoccupazione dove il mercato del lavoro è povero. 

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E la microcrimanlità? Messina è al 62esimo posto per numero di furti, rapine, incendi e altri danneggiamenti. Ma la distribuzione dell'indicatore non smentisce la debolezza di tutto il territorio. Il numero di atti microciminali è più alto nelle città del nord, dove spicca, fra tutte, Milano e un piccolo raggruppamento di province. diffuse fra Toscana, Reggio Emilia e la Liguria. La fotografia di Eurispes in questo caso distribuisce il fenomeno in maniera asimmetrica confermando comunque la diffusione della criminalità organizzata nel tessuto economico e sociale del sud Italia. 

Conclusioni 

"Per misurare il grado di permeabilità dei territori alla criminalità organizzata è necessario partire dalle caratteristiche dei territori stessi. La complessità di questa valutazione risiede nella natura multidimensionale del fenomeno, poiché diversi sono gli aspetti che la criminalità organizzata sfrutta per infiltrarsi", chiarisce Eurispes. Non deve comunque trarre in inganno la polarizzazione fra le province del nord e quelle del sud. "La permeabilità prende forme diverse", chiarisce l'analisi. Le province a più elevata presenza di criminalità organizzata restano quelle calabresi e campane ma anche il Friuli Venezia Giulia e la Lombardia presentano una situazione allarmante. La capacità di adattamento delle strategie della mafia permette di aumentare il controllo del territorio interferendo non soltanto dove è presente la povertà ma anche dove è presente la ricchezza. 

"La criminalità organizzata mimetizza le proprie condotte rendendo più difficile distinguere tra legale e illegale. Ciò avviene tanto per i processi produttivi, quanto per le risorse usate e per le forme organizzative e di competizione, con grave danno delle realtà imprenditoriali più virtuose, della credibilità di un intero sistema economico, della fiducia nella sua struttura finanziaria e nei flussi che da essa promanano", sottolinea ancora Eurispes.  Mentre al Sud le forme di controllo del territorio da parte dei gruppi cirminali sono tradizionale, al nord sonoè a rischio la forza finanziaria del mondo produttivo dove i proventi illeciti sono più facilemnte recuperabili. 

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