Cronaca

I cinque autisti "fuori" da Atm scrivono ai colleghi: "Non meritiamo il licenziamento, aiutateci"

Chiedono sostegno per la manifestazione del 7 novembre. Poi rivolti a sindaco e presidente Campagna: "Ci convochi, senza sindacati e avvocati. Il nostro unico obiettivo è tornare a lavorare e sbarcale il lunario per le nostre famiglie. Lei è padre e sa cosa significa"

Dimenticati da tutti, ex senza un perché, chiedono ora un incontro con il sindaco Federico Basile. Sono quattro dei cinque ex autisti apprendisti dell'Atm non stabilizzati, gli unici mandati a casa dopo tre anni di apprendistato, per i quali si è aperta la polemica tra sindacati e vertici della municipalizzata.

Con una lettera aperta ai colleghi, ma anche al presidente di Atm Pippo Campagna e al sindaco Federico Basile, raccontano l'angoscia di "vivere senza prospettive future dopo esserci illusi della certezza di un lavoro stabile" e chiedono il sostegno di quei colleghi "che in preda al terrorismo psicologico attivato in azienda, per indotta pavidità prendono le distanze dalla nostra tragedia, fino a individuare fantasiosi motivi per cui, secondo alcuni, ci saremmo meritati il licenziamento".

"Cosa avremmo fatto di tanto grave rispetto ad altri per essere sbattuti fuori da un giorno all’altro con la fredda consegna di una lettera che non contiene le motivazioni? - chiedono -  non ci droghiamo, non siamo alcolizzati, non abbiamo rubato, abbiamo lavorato onestamente entro i limiti delle nostre capacità che ATM ha ritenuto sufficienti per dichiararci ufficialmente formati e idonei alla mansione di Operatore di Esercizio, ma siamo fuori e l’assenza di motivazione è più angosciante dello stesso licenziamento. E’ triste e svilente leggere volantini di sindacati che, per sorvolare il fastidioso ostacolo, come unica soluzione del nostro ingiusto licenziamento individuano il percorso legale e reputano prioritarie altre questioni sindacali, derubricando la perdita immotivata di 5 posti di lavoro a questione di serie “B” per cui non vale la pena scioperare. Agli avvocati ci siamo rivolti immediatamente a spese nostre, senza attendere i suggerimenti delle segreterie sindacali ma i tempi della giustizia sono lunghi e incerti,  le nostre famiglie non possono attendere. Cari Colleghi non fatene una questione di maglia sindacale, noi ci siamo aggrappati alla speranza dello sciopero di giorno 7 novembre a prescindere da chi l’ha dichiarato, il sindacato è uno strumento ma la nostra speranza siete VOI!! Solo con il vostro coraggioso sostegno possiamo sperare di tenere accesi i riflettori che pian piano vengono offuscati dalla coltre di ignavia che vi impongono per campare tranquilli, eternamente a testa bassa ma tranquilli. Comprendiamo i vostri timori perché ci siamo passati anche noi da quell’azienda e ne conosciamo le dinamiche. Siamo dettagliatamente informati sulla guerra fra sindacati che si è innescata e ne prendiamo le distanze, conosciamo i nomi di chi dovrebbe difendere i lavoratori per missione ma vi intimorisce e vi invita a non scioperare e per non mettere inutile carne al fuoco ci asteniamo da ogni giudizio. I sindacalisti che battagliano fra loro per questioni di bottega non sono un nostro problema. Il nostro dramma è la disoccupazione che crediamo di non meritare".

I cinque ex autisti lanciano un appello ai colleghi affinché siano al loro fianco per lo sciopero indetto il 7 novembre. "I sindacalisti cambiano, la dirigenza aziendale è di passaggio ma la solidarietà e il mutuo sostegno fra lavoratori restano incisi per sempre nella pietra della dignità e saranno lo strumento per affrontare uniti le ingiustizie di domani, quando il malcapitato di turno sarà uno di voi", scrivono.

Poi rivolti al presidente Campagna chiedono: "Cosa abbiamo commesso di tanto grave per essere fuori dalla nostra Azienda? Perché le motivazioni del nostro licenziamento sono un segreto di Stato? Abbiamo il diritto di sapere! Ci convochi, anche in modo informale, solo noi, senza sindacati e senza avvocati, e fra le quattro mura descriva le nostre colpe e spieghi se esiste una strada per rimediare. Siamo disposti a tutto, il nostro unico obiettivo è  quello di tornare a lavorare e sbarcale il lunario per le nostre famiglie. Lei è padre e sa cosa significa…".

Infine al sindaco Basile la richiesta di essere accolti il 7 "accompagnati dai colleghi che vorranno sostenerci".

Intanto è stato confermato dai sindacati lo sciopero del 7 novembre.  “Nonostante le pressioni giunte da più parti volte a depotenziare la protesta abbiamo deciso di non voltarci dall’altra parte abdicando al ruolo di difesa dei lavoratori - dichiarano Letterio D’amico, Michele Barresi e Mariano Massaro segretari di Fit Cisl Uiltrasporti e Orsa - confermando 4 ore di sciopero convinti che il provvedimento di licenziamento di cinque lavoratori apprendisti sia l’apice della gestione autoritaria e arrogante di un’azienda pubblica che diventa padronale. Abbiamo tentato tutte le strade possibili del confronto sindacale in questi mesi ma persino la mediazione prefettizia non è stata sufficiente affinché l’Atm Spa facesse “chiarezza” sulla decisione di non proseguire il rapporto di lavoro di cinque autisti apprendisti comunque giudicati idonei al profilo. Se l’azienda pubblica non vuole utilizzare il principio della trasparenza su criteri e decisioni gestionali che toccano la vita dei lavoratori e dello loro famiglie - continuano Fit Uilt Orsa -  i sindacati non possono che chiamare alla protesta i lavoratori. Quattro ore di sciopero che per questi sindacati sono solo un simbolo per rispondere e difendere la dignità e i diritti della categoria che sappiamo subisce anche in questa occasione forti pressioni per non aderire alla protesta.  Quattro dei cinque lavoratori licenziati hanno deciso di scrivere di pugno una lettera aperta alla città e ai colleghi chiamato a scioperare - concludono i sindacati - e pertanto domani in concomitanza dello sciopero alle ore 17 una delegazione in sit in porterà le loro ragioni al cospetto del signor sindaco a Palazzo Zanca".

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