Tragica alluvione, dolore e rabbia di Giovanni Carità: “Vicino ai palermitani, la mia famiglia aspetta ancora giustizia”

Il nubifragio che ha colpito il capoluogo riporta alla memoria quel 27 settembre 1998 e alle quattro vittime. Ventitrè anni dopo il figlio aspetta ancora un risarcimento nonostante la sentenza che ha definitivamente accertato la responsabilità del dirigente del Comune e del Genio civile

Nino, Maria e Angela Carità

Annegare in città. A luglio. Per la pioggia. Una tragedia che sembra incredibile quella accaduta a Palermo dove si cerca una coppia dispersa e due bambini sono stati ricoverati in ipotermia. Invece non è la prima volta ed è facile prevedere che non sarà l’ultima. E’ accaduto a Catania, a Messina, in provincia di Messina. Le ragioni le ha spiegate bene un grande avvocato che non c’è più, Luigi Autru Ryolo, che oggi avrebbe sofferto rivivendo la tragedia della famiglia Carità che ha difeso in tutte le sedi: “Se si continua a consentire di costruire in zone in cui esiste un vincolo idrogeologico e le fiumare non si tengono pulite, questi episodi si ripeteranno”, spiegava il legale quando tornava con la memoria a quel 27 settembre del 1998, giorno in cui la città fu colpita da un violento nubifragio. L’acqua caduta quel pomeriggio creò un tappo nella parte alta del torrente Ciaramita, non dando scampo alla famiglia Carità.  Papà, mamma e figlia che stavano rientrando a casa persero la vita.

“Ho visto una coppia annegare”, ma i corpi non si trovano

La ragazza, Angela, morì dentro l’auto. La mamma fu ritrovata ai piedi della Madonnina dentro l’arsenale mentre il cadavere di Nino Carità, dopo tre giorni, a Giardini Naxos. Una quarta vittima dellʼalluvione, invece, fu esattamente dallʼaltra parte della montagna che si affaccia sullʼAnnunziata e che culmina con la discarica di Portella Arena, a Pace: il cingalese Simone Fernando
Warnakulasurya, il cui corpo, travolto dal torrente,
 non è stato mai ritrovato.


Della famiglia Carità sono rimasti due soli superstiti, un figlio e una figlia, che non hanno mai smesso di chiedere giustizia.

carità2-2-2Eppure – quasi 23 anni dopo - aspettano ancora un risarcimento nonostante la sentenza penale che ha definitivamente accertato la responsabilità del dirigente del Comune di Messina e del Genio civile e, quindi, del Comune e dell'Assessorato per le gravi omissioni che hanno determinato il decesso di congiunti.

 “Ogni volta che vediamo queste immagini per noi sono strazianti – racconta oggi Giovanni Carità (nella foto), che in quella tragedia ha perso la mamma, il papà e sorella - Non si può ancora oggi assistere a queste cose, si perdono vite umane e nessuno fa giustizia. A Giampilieri, a Saponara Marittima, a Scaletta, Barcellona… Non si riesce a mettere in piedi una politica di tutela del territorio adeguata. Per la mia famiglia furono accertate precise responsabilità in tal senso. Per noi quelle immagini di Palermo sono state devastanti, un pugno nello stomaco che ci fa andare indietro con la memoria. Un colpo a cuore. Una tragedia che ha segnato per sempre le nostre vite. Ventitrè anni dopo dalle sentenze, vincendo tutti i gradi di giudizio, nessuno ha messo ancora fine a questa ingiustizia. Cinque anni fa abbiamo intentato anche la causa civile. Da allora sette giudici si sono avvincendati per arrivare ad un nulla di fatto. Speriamo che quest’ultimo giudice metta finalmente la parola fine a questa tragedia. Ai palermitani va tutta la mia solidarità”.

Dolore e rabbia nelle parole di Giovanni Carità mentre a Palermo, come accadde a Messina, comincia il rimpallo sulle responsabilità. Il Comune di Palermo lamenta il mancato allarme da parte delle autorità preposte mentre dal presidente della Regione arriva il cordoglio alle famiglie delle “vittime innocenti di Palermo”. “Tragedie come queste - ha detto Nello Musumeci - debbono farci riflettere sulla necessità di adottare nuove e urgenti strategie di prevenzione e di pianificazione del territorio, specie in quelli devastati da speculazioni selvagge. Ce lo impone il mutamento climatico e la responsabilità del ruolo di chi amministra”.

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“Spero ancora che si trovino ancora vivi i due dispersi della tragedia di Palermo! - scrive oggi in un post su facebook il sindaco di Messina -  La prevenzione è l’unica soluzione che può attutire gli effetti di una situazione meterologica sempre più bizzarra. Per fare prevenzione con gli interventi necessari bisogna trovare le risorse adeguate ed agire costantemente senza aspettare il verificarsi delle tragedie. Esprimo il mio dispiacere ed il mio dolore per quanto si è verificato a Palermo ove potevo trovarmi anche io ieri essendo un percorso che faccio spesso per il mio ruolo istituzionale”.

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