Giovedì, 21 Ottobre 2021
Cronaca Patti

Fatture false per truffare lo Stato, nei guai undici persone

L'operazione "Illusione" della guardia di finanza ha smascherato un'associazione criminale che riceveva indebitamente fondi pubblici. Tre soggetti ai domiciliari, sequestrato mezzo milione di euro. Le società "fantasma" e il finto progetto di un pastificio bio

Progetti per realizzare un pastificio bio o digitalizzare l'azienda, ma era tutto un bluff per ottenere illecitamente fondi dallo Stato. La guardia di finanza di Patti, con l'operazione non a caso chiamata "Illusione" ha smascherato undici soggetti che avevano articolato un sofisticato sistema di frode attraverso il quale avrebbero percepito, indebitamente, fondi pubblici, per un importo di oltre un milione di euro. Le Fiamme Gialle hanno posto agli arresti domiciliari tre soggetti e notificato l’interdizione dall’esercizio dell’attività di impresa, in qualsiasi forma, per la durata di un anno, per altri otto soggetti, nonché sottoposto a sequestro somme per un valore di circa mezzo milione di euro. Il provvedimento, sulla base di imputazioni provvisorie e che dovranno comunque trovare conferma in dibattimento e nei successivi gradi di giudizio, è stato emesso dal gip del tribunale di Patti Eugenio Aliquò, su richiesta della Procura della Repubblica della stessa città e scaturisce dalle indagini svolte dai finanzieri della tenenza di Patti, coordinati dal Gruppo di Milazzo. 

Nel dettaglio, le indagini condotte dal procuratore Angelo Cavallo e dal sostituto Alessandro Lia, hanno consentito di individuare tre soggetti come membri di un complesso gruppo criminale, pur gli ultimi due in posizione subordinata ma ai vertici di una strutturata associazione a delinquere finalizzata alla truffa aggravata ai danni dello Stato, all’emissione ed utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, fino alla frode fiscale.

A tal fine, sfruttando anche rapporti parentali ed amicali, sotto la direzione del dominus, un 50enne già con molteplici precedenti per reati contro il patrimonio e attualmente ristretto in carcere per un cumulo pene (per il quale dovrà scontare sette anni di reclusione) - a decorrere dal 2016 in poi, venivano costituite ben 10 società, di cui due amministrate di diritto da un 41enne e un 30enne e le rimanenti otto da terzi soggetti, oggi tutti destinatari del provvedimento di interdizione. Tutte attività d’impresa soggettivamente ed oggettivamente interconnesse, non solo per via dei rapporti interpersonali esistenti, ma soprattutto per la ritenuta fittizietà di numerosi rapporti economici intercorsi tra le stesse, formalmente attive in eterogenei settori d’impresa, dal commercio all’ingrosso di altri prodotti alimentari, all’attività di stampa, al commercio di macchine e attrezzature, alla costruzione di edifici e sino all’attività di catering e ristorazione, il tutto finalizzato all’ottenimento di ingiusti profitti. 

Illeciti introiti ottenuti non solo attraverso la produzione e utilizzo indiscriminato di false fatture per documentare il sostenimento di spese relative a quatto progetti d’investimento, assistiti dal Fondo centrale di Garanzia della Banca del Mezzogiorno Mediocredito Centrale, ma anche per non aver onorato, successivamente all’avvenuta erogazione, i connessi impegni assunti con il contratto di finanziamento.

Secondo la guardia di finanza i rapporti economici attenzionati risultassero connotati da evidenti profili di anomalia: opere edili mai realizzate, falsi preventivi di spesa, macchinari mai acquistati, il tutto artatamente costruito per indurre in errore gli istituti di credito eroganti.

Solo sulla carta i progetti d’investimento,  per un importo totale pari ad oltre un milione di euro, avrebbero dovuto essere destinati alla realizzazione di pasta “bio” di elevata qualità, prevedendo anche la ristrutturazione - poi rivelatasi “fantasma” - di un opificio industriale ubicato in provincia di Enna, addirittura prevedendo la digitalizzazione dell’azienda e millantando l’introduzione di sofisticati e moderni macchinari, nella realtà mai acquistati dalla capofila: non veniva rinvenuta in sede di ispezione del presunto stabilimento alcuna pasta “bio”, di cui peraltro non risultava essere mai stata avviata la produzione, rilevando di contro un imponente presenza di ratti, segno tangibile di un completo stato di abbandono. 

Ancora, le investigazioni svolte hanno consentito di appurare, da un lato, l’assenza di qualsiasi profilo imprenditoriale da parte degli amministratori di diritto, alcuni anche gravati da precedenti penali e di polizia, dall’altro, l’inesistenza delle sedi delle società emittenti/riceventi la documentazione commerciale, in quanto sprovviste di reale struttura logistica/aziendale, talune totalmente prive di dipendenti a fronte di fatturati significativi, ovvero in molti casi rivelatesi mere domiciliazioni riportanti solo il nominativo della società, addirittura senza conto corrente aziendale, così riconducendo la direzione delle medesime a classiche “teste di legno”, prestanomi che, allettati dai facili guadagni e dalla promessa di immediati vantaggi, tra cui automobili e somme in denaro, si rendevano disponibili ad assecondare l’organizzazione oggi repressa, di qui il loro considerarsi partecipi dell’associazione investigata. Un giro vorticoso e milionario di documentazione falsa, pari a ben 21 milioni di euro tra fatture false emesse e ricevute e che solo una meticolosa analisi della documentazione contabile delle società coinvolte ha consentito di ricostruire nel dettaglio.

Le fiamme gialle hanno scoperto anche mirate ispezioni fiscali che, oltre a portare alla tassazione dei proventi illeciti quantificati in oltre 1 milione di euro, riferibili all’importo totale del contributo frodato, consentivano di segnalare all’Agenzia delle Entrate di Messina e alla Procura di Patti importanti valori frutto di evasione fiscale, per oltre 4 milioni tra IVA e Irap. Gli indagati si sono resi responsabili di più ipotesi di commissione, in maniera sistematica e reiterata, di svariati illeciti penal-tributari, dall’occultamento e/o distruzione di scritture contabili all’omessa presentazione delle dichiarazioni dei redditi. 

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