Cronaca

Morte Lorena Quaranta, il padre di De Pace in aula: "Non riesco a farmi una ragione di quanto accaduto"

Prosegue il dibattimento sul femminicidio di Furci Siculo. Davanti al giudice gli ultimi testi convocati dall'accusa e il toccante intervento della famiglia del ragazzo attualmente imputato per l'omicidio. La difesa verso una nuova richiesta di perizia psichiatrica

Prosegue il dibattimento sulla morte di Lorena Quaranta, la ragazza uccisa il 31 marzo 2020 nel suo appartamento di Furci Siculo. Sul banco degli imputati il fidanzato Antonio De Pace, che secondo la ricostruzione degli inquirenti ha tramortito e poi strangolato la fidanzata al termine di un litigio.

Questa mattina si è celebrata la seconda udienza del processo in corte d'Assise. Davanti al giudice Massimiliano Micali sono comparsi gli ultimi testimoni convocati dall'accusa, rappresentantata dal pubblico ministero Roberto Conte. Una ventina le persone audite in Aula, tra escussione e dichiarazioni rese in fase di indagine. Particolarmente toccante l'intervento del padre di Antonio De Pace che in lacrime davanti al giudice ha detto di voler abbracciare i genitori di Lorena e di non riuscire a spiegarsi quanto accaduto due anni fa.

A raccontare le prime fasi dell'indagine gli agenti di polizia giudiziaria che hanno seguito il caso fin dall'inizio. Dai racconti, non sarebbe emerso nessun riscontro su fatti e atteggiamenti che potessero presagire il dramma poi accaduto quella notte di due anni fa. Testimonianze acquisite dalla difesa di De Pace, rappresentata dai legali Bruno Ganino e Salvatore Silvestro, pronti a formulare al giudice una nuova richiesta di perizia psichiatrica, alla luce di quanto emerso in aula. Si chiede di valutare se il giovane infermiere in quelle ore fosse realmente capace di intendere e di volere. Poi è toccato al medico legale Daniela Sapienza ricostruire gli esiti della sua perizia davanti alla corte.

La nuova udienza è stata fissata al prossimo 15 settembre. In quell'occasione toccherà comparire ai testimoni convocati da difesa e parti civili. Ad assistere la famiglia Quaranta l'avvocato Giuseppe Barba. Parte civile i familiari della giovane e sette associazioni a tutela delle donne.

La vicenda

La notte del 31 marzo Lorena Quaranta è morta dopo essere stata strangolata. Tutto questo al termine di una lite con il fidanzato, iniziata la sera prima e terminata poi in tragedia nell'appartamento di Furci Siculo in cui i due abitavano. Poi il tentaivo di suicidio di De Pace che si è procurato dei tagli prima di chiamare i carabinieri. Alla base sembra esserci una sola "giustificazione", inusuale quanto agghiacciante: uno stato d'ansia che da giorni avrebbe tormentato il 27enne, provocato dalla paura di essere stato contagiato dal coronavirus insieme alla stessa Lorena. Ipotesi successivamente smentita dai tamponi effettuati su entrambi dal personale sanitario.

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