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Mercoledì, 7 Dicembre 2022
Cronaca

La sottosegretaria e il flirt con il boss Sparacio: "Ero solo una ragazza, il mio impegno è nato da lì"

A rispolverare la storia è “Il fatto quotidiano” che nel numero in edicola ricostruisce la vita “da film” di Wanda Ferro e della leason con il pentito che girava in Ferrari negli anni in cui la città babba si apprestava a mostrare il suo vero volto

Ha giurato oggi come sottosegretaria agli Interni, con la benedizione di Berlusconi in virtù del suo impegno sui temi della legalità, ma Wanda Ferro, ex presidente della Provincia di Catanzaro è oggi all’attenzione della stampa nazionale per un flirt che la lega a doppio filo con la città di Messina.

A rispolverare la storia è “Il fatto quotidiano” che nel numero in edicola ricostruisce la vita “da film” della sottosegretaria e della leason con Luigi Sparacio, boss miliardario di Messina con alle spalle decine di omicidi e che girava in Ferrari negli anni in cui la città babba si apprestava a mostrare il suo vero volto alla commissione nazionale antimafia per le storie controverse che ruotavano anche attorno all’Università.

La storia di Ferro, appena ventenne, e di Sparacio – si intreccia per caso alla discoteca Tout va di Taormina dove l’allora studentessa festeggia il suo compleanno con amici. Lui le dice che di lavoro fa il “pacchista” il rappresentante – come racconta l’attuale sottosegretaria il 2 luglio 2004 in Tribunale a Catania nella sua qualità di testimone – viveva a Milano, veniva qua perché… aveva la mamma”.

Non le aveva raccontato niente Sparacio, né di essere latitante né di essere spostato e lei lo aveva ospitato nella casa in cui studiava e presentato perfino ai genitori.

Una frequentazione tra alti e bassi che comincia nel marzo del 91 fino a novembre del 1992. Sparacio fu poi arrestato nel ‘94 e diventa collaboratore di giustizia ad orologeria scatenando più di un terremoto giudiziario.

Secondo la ricostruzione de “Il fatto quotidiano” Sparacio la chiama anche nel 1994 per dirle che collaborava e che aveva fatto il suo nome ai magistrati che l’avrebbero chiamata.

Oggi attribuisce anche a quell’esperienza il suo impegno antimafia: “Ero solo una ragazza - ha detto al quotidiano di Gomez - un incidente di percorso non può macchiare una carriera impeccabile e una nomina. E’ stata una lezione di vita”.

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