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Cronaca Milazzo

Commissario sì, commissario no: è guerra di pareri alla fondazione Lucifero

Dopo la diffida di Franco Scicolone per fermare la ventilata ipotesi di decadenza, intervengono i dimissionari Ciraolo e Iannuzzi: “Si profila una palese violazione dell’art. 9 dello Statuto”

Commissario sì, commissario no. E’ guerra di pareri legali sulla decadenza del consiglio di amministrazione della Fondazione Lucifero, l’ente benefico di Capo Milazzo che si occupa in particolare di assistenza ai bambini disagiati.

Con le dimissioni del presidente Vincenzo Ciraolo e di Francesco Iannuzzi prima e adesso di Delfina Guidaldi, il Consiglio di amministrazione sarebbe di fatto decaduto.

Una tesi alla quale si è opposto fermamente Franco Scicolone che, assistito dall’avvocato Calogero Leanza (nella foto), ha presentato una diffida per fermare la ventilata ipotesi di commissariamento sostenendo che la stessa sarebbe in forte contrasto con le norme statutarie ripercorrendo la prima tesi dell’assessorato

Calogero Leanza-2Il Cda della Fondazione Lucifero è composto da cinque componenti, se tre si dimettono in due possono deliberare? Cosa dovrebbe fare la Regione? Nominare un commissario in attesa che gli enti che ne fanno parte per statuto (Comune di Milazzo, Ufficio scolastico provinciale, Corte d’appello di Messina, la Curia e la Regione) provvedano a segnalare i propri componenti alla Regione che provvede poi a ratificare? Oppure come suggerisce la Regione prima e rivendica Scicolone dopo continuare ad essere operativi quantomeno per gli atti urgenti anche in considerazione del fatto che “a seguito delle dimissioni dell’avvocato Vincenzo Ciraolo e di Francesco Iannucci, l’organo preposto (la Corte d’Appello di Messina), ha provveduto tempestivamente a designare un nuovo membro evitando, pertanto, di far venir meno la maggioranza dei membri del Consiglio”?

Non hanno dubbi i dimissionari Ciraolo e Iannuzzi che hanno preso carta e penna per  confermare le loro dimissioni e il venir meno della carica di componenti.

“Non può non rilevarsi che, per basilare principio giuridico, le dimissioni sono  “atto unilaterale non recettizio e che come tali producono effetto immediato sin dal momento in cui la manifestazione di volontà è fermamente espressa”, scrivono all’assessorato regionale e agli enti che fanno parte della Fondazione.

E ancora, non ci si può esimere dal replicare alla tesi prospettata con la nota del 4 novembre 2021 per richiamare i componenti dimissionari alle proprie responsabilità, per la quale “nelle more che venga nominato e si insedi il nuovo organo ordinario di vertice, i componenti del Cda di una Ipab regolarmente insediati, restano formalmente in carica mantenendo funzioni e rappresentanza legale sino alla avvenuta sostituzione degli stessi, ancorché le dimissioni vengano rassegnate dalla totalità dei componenti, in quanto ciò non produce automaticamente la decadenza dell’organo di vertice che deve essere dichiarata con apposito provvedimento, previa valutazione della carenza del quorum funzionale, dallo stesso organo che ha effettuato la relativa nomina”.

Secondo Ciraolo e Iannuzzi vale una “riflessione logica”: “Se si volesse aderire alla superiore indicazione di fatto sarebbe cancellato l’istituto del commissariamento e si andrebbe in palese violazione dell’art. 9 dello Statuto dell’Ente che statuisce che il consiglio di amministrazione decade dalla carica quando per qualunque causa viene meno la maggioranza dei membri”.

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