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Cronaca

"Messina deve dire grazie all'uomo e al maestro”, commozione e ricordi per i funerali del musicista Melo Mafali

Una cerimonia semplice come era nella natura del pianista e compositore internazionale che ha regalato tante emozioni con la sua musica

Gli amici più cari, la moglie, i nipoti e i cugini e poi i musicisti più legati a lui: insieme per l'ultimo saluto a Melo Mafali morto il 29 novembre a 63 anni in Ungheria, dove si trovava per lavoro. Il pianista e compositore internazionale è stato strappato via dal Covid. Per l'ultimo omaggio al maestro messinese anche tante persone comuni hanno voluto essere presenti in Cattedrale, una presenza composta e discreta per una cerimonia semplice come era anche nella natura del musicista che ha regalato tante emozioni con la sua musica.

E proprio la sua musica è stata ricordata surante le esequie celebrate da don Giuseppe La Speme che ha sottolineato il talento di Mafali, il suo impegno e la sua passione, “doni di Dio che ha saputo mettere a frutto”. “Le sue composizioni musicali - ha detto il prete - non moriranno mai, resteranno con noi per sempre, Messina deve dire grazie all'uomo e al maestro”.

Presenti in Cattedrale anche il musicista Toni Canto e il maestro Giovanni Renzo, per l'ultimo commosso saluto ad un amico e collega sensibile, colto e intelligente che se ne è andato troppo presto.

Proprio Giovanni Renzo, gli ha dedicato nel proprio profilo facebook poche righe dense di affetto: "Erano gli anni '70 quando ci siamo conosciuti - ha scritto il musicista e compositore - io ero spesso a casa tua, poco più che bambino, a suonare il tuo pianoforte facendo i miei primi passi nel mondo della musica con Pippo (il fratello di Melo Mafali, ndr). In quegli anni i modelli erano Rick Wakeman e Keith Emerson, ma io non avevo il coraggio di dirti che il mio vero modello eri tu. Venivamo a sentire le prove dei Mausoleo, io e Pippo, ed io guardavo tutto il tempo le tue dita muoversi agilmente sulle tastiere, e mi chiedevo: ma come fa, io non ci riuscirò mai... Passarono anni e tu mi proponesti di suonare in duo. Io non potevo crederci, era per me il raggiungimento di un obiettivo, suonare come te e con te. Eravamo diversi nello stile, nella tecnica, nei gusti musicali, ma allo stesso tempo uguali perché troppe cose ci legavano. Per questo ci siamo divertiti a suonare insieme, ogni concerto uno scambio di idee ed emozioni. Grazie, Melo. Ora puoi finalmente suonare ancora con Pippo. E quando sarà il momento verrò ancora a vederti suonare per cercare di capire come facevi”.

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