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Mercoledì, 25 Maggio 2022
Cronaca

Tragedia dell'Olympia, torna a casa l'ufficiale Giorgianni: "Ricordo il fumo e la paura di una bimba, mai vissuta esperienza simile"

Il marinaio messinese ha riabbracciato i suoi cari a quasi un mese dall'incendio sul traghetto di Grimaldi Lines. Tra i primi a prestare soccorso, racconta a Messina Today quella drammatica notte. "Ma non chiamatemi eroe, ho fatto solo il mio dovere"

Il fumo nerissimo, così acre da provocare il vomito e gli occhi impauriti di una bimba. Due immagini ancora impresse nella mente di Gaetano Giorgianni, l'ufficiale di coperta messinese che quella drammatica notte tra il 17 e il 18 febbraio si è trovato ad affrontare l'incendio sul traghetto Euroferry Olympia. Due giorni fa il rientro nella sua casa in provincia di Latina, l'abbraccio con la moglie Valeria e i due figlioletti Giulia e Alessio di appena 5 e 2 anni. Nel giardino la scritta colorata "Bentornato eroe". Un appellativo che Gaetano non vuole mettersi addosso anche se è stato il primo a rendersi conto di quello che stava avvenendo, rischiando la vita in quell'inferno di fuoco che purtroppo ha provocato sei morti.

Il racconto di quella notte: "All'improvviso quel fumo nero e acre che mi ha fatto vomitare"

È lui stesso a raccontare a Messina Today quei drammatici momenti, rivolgendo un pensiero alla sua città natale che ha lasciato da ragazzino. "Ero sveglio quella notte, stavo preparando la valigia per sbarcare a Brindisi e tornare a casa dopo tre mesi di navigazione. La nave aveva da poco lasciato l'isola di Corfù e tra non molto sarebbe entrata in acque italiane. Alle 3 scatta il primo allarme e l'Ufficiale invia la ronda per il controllo. Pochi secondi dopo suonano altre sirene e a quel punto istintivamente corro giù verso il garage. All'improvviso una nuvola di fumo mi ha investito, avevo il fiatone e quindi è stato inevitabile inalare una gran quantità di vapori che mi hanno subito fatto vomitare. Ho perso le forze e mi sono accasciato a terra, non si vedeva niente. Per fortuna sono riuscito a riprendermi e lentamente, a quattro zampe, mi sono diretto verso i ponti superiori, fino a quando ho incontrato il nostromo che mi ha aiutato".

Gaetano impiega qualche minuto per riprendersi, poi inizia nuovamente le operazioni di soccorso. "La comunicazione via radio con il comandante era quasi impossibile, non riuscivo a parlare. Ma ho capito subito che la situazione era seria, fino a quando ho avvistato le fiamme. Immediatamente è partita tutta la macchina per gestire l'emergenza e devo dire che la calma con cui tutto l'equipaggio ha gestito le operazioni è stata straordinaria. Siamo riusciti a trasmetterla anche ai passeggeri e questo ci ha aiutato a venirne fuori senza troppi problemi. Facciamo tante esercitazioni, ma quando ti ritrovi ad affrontare la realtà non è mai la stessa cosa. Eppure non ho sentito nessuno urlare o cedere al panico".

L'abbandono della nave e "quegli occhioni impauriti di una bimba"

Inizia la fase più delicata, quella dell'abbandono della nave. "Abbiamo utilizzato le lance di salvataggio con le quali ci siamo diretti verso una motovedetta della guardia di finanza per effettuare il trasbordo dei passeggeri. Ho aiutato diverse persone a salire, tra queste c'era una bimba neonata che mi fissava con degli occhioni impauriti, pochi metri accanto c'era il padre molto turbato, quando si è reso conto di essere in salvo è scoppiato in lacrime. Ci siamo diretti nuovamente verso Corfù, ad attenderci i soccorsi. In quel momento ho deciso di chiamare mio fratello, gli ho spiegato cosa ero successo e ho ribadito più volte di stare bene. Non volevo far spaventare nessuno dei miei familiari che poche ore dopo avrebbero visto le prime immagini in televisione".

Iniziano le indagini, tutt'ora in corso. Gaetano resta a disposizione delle autorità greche con le quali collabora per individuare gli ultimi dispersi. "Sono stato interrogato più volte, sarei potuto tornare a casa già da qualche settimana, ma ho invece deciso di rimanere a disposizione fino all'ultimo. La mia presenza, insieme a quella degli altri colleghi, era importante per tutti gli accertamenti del caso. Due giorni fa, finalmente, il rientro a casa. "Sono tornato a Brindisi e poi in aereo ho raggiunto Fiumicino. Riabbracciare i miei cari mi ha dato un'emozione immensa, anche nel ricordo di mio papà che ci ha lasciato da poco. Mia moglie Valeria, messinese anche lei, ha preparato delle magliette per l'occasione e poi quella scritta in cui mi si chiama eroe. Non lo sono, anche se fa piacere sentirselo dire. Ho soltanto fatto il mio dovere, tutto ciò che è richiesto dal mio lavoro. Sono imbarcato dal 2007, non mi era mai accaduto nulla di simile, ma ho capito che l'emergenza è sempre dietro l'angolo e bisogna farsi trovare pronti".

Nei prossimi mesi Gaetano tornerà a Messina. Abbraccerà parenti e amici, ansiosi di ascoltare dal vivo il suo racconto. Il suo accento tradisce ormai i tanti anni trascorsi nel Lazio, ma non dimentica le sue origini: "Sono a Latina da 25 anni, ma vi assicuro che quando mi arrabbio parlo in dialetto messinese".

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