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Cronaca

Corsa contro la violenza sulle donne, "Non una di meno" scende in campo anche per la Palestina libera

La manifestazione stamani organizzata dalla prefettura con le magliette ideate dagli studenti del liceo Basile. Nel pomeriggio il corteo che si svolge in concomitanza con Roma

"Dice che m'ama ma non m'ama". Lo maglietta ideata dagli studenti del liceo artistico "Ernesto Basile" diventa simbolo contro la violenza alla manifestazione che parte stamani organizzata dalla Prefettura: una corsa podistica a carattere ludico motorio che vede in prima fila anche la prefetta Cosima Di Stani e l'assessore ai Servizi sociali Alessandra Calafiore

L'evento si articola per le vie del centro cittadino e si concluderà a Piazza dell’Unione Europea, dinanzi al Comune di Messina.

Oggi pomeriggio invece l'atteso corteo di Non Una di meno che manifesterà in concomitanza a Roma e Messina contro la violenza di genere (con concentramento dei partecipanti alle 15 presso l’area pedonale di largo Seggiola e partenza alle 16 da via Cesare Battisti). Due città "che rappresentano bene l'urgenza di questo momento storico" si legge nel comunicato di 'Non una di meno', il movimento femminista e transfemminista nato nel 2016 e che si batte contro ogni forma di violenza di genere.

"La mobilitazione nazionale del 25 novembre non vuole essere una commemorazione delle vittime di femminicidio ma un punto di concentrazione della rivolta alla violenza strutturale che colpisce le nostre vite" scrivono le femministe. "Non un momento rituale, quindi, ma la precipitazione di una mobilitazione quotidiana – nelle scuole, nei posti di lavoro, nei quartieri, al fianco dei centri antiviolenza femministi e transfemministi - che con il ritrovamento del corpo di Giulia Cecchettin si sta riversando in cortei spontanei nelle piazze di tutta Italia". Non saranno piazze neutre, dicevamo, ma "di indignazione e di forza collettiva, di Marea transfemminista". Il movimento assicura che "non ci saranno spezzoni di organizzazioni né bandiere e simboli di organizzazioni politiche e sindacali" e il corteo non si trasformerà in "una passerella a favore di telecamere per leader di opposizione e di governo". 

Le critiche al governo

Se è vero che non ci saranno bandiere di partito, il comunicato di 'Non una di meno' è anche un duro atto d'accusa all'esecutivo, reo - dicono le femministe - di aver "prodotto un contrasto solo formale e sensazionalistico a questi fenomeni, inasprendo le pene, strumentalizzando gli stupri di Palermo e Caivano, militarizzando il linguaggio e i territori considerati 'problematici' causa della povertà e della marginalità sociale, evidenziando ed accrescendo un antimeridionalismo sempre più feroce e discriminatorio".

Il governo, si legge ancora, "tace invece sulle misure reali per il contrasto alla violenza, come il reddito di autodeterminazione, l'allargamento dei criteri di assegnazione per le case popolari e, più in generale, le garanzie per il diritto all'abitare, sottraendo fondi ai servizi e al welfare svincolati dalla famiglia, e centrati sulla libertà di scelta".

Il movimento critica anche la legge sulla educazione all'affettività annunciata da Valditara, definita "inadeguata", e denuncia che "l'accesso all'aborto continua a essere ostacolato e negato". La maggioranza viene infine accusata di aver "portato avanti un attacco spietato alle famiglie omogenitoriali" e sferrato "attacchi continui contro l'educazione alle differenze, all'affettività e al consenso nelle scuole". 

La manifestazione sarà anche pro-Palestina

Il punto più controverso della piattaforma è comunque l'appoggio incondizionato alla causa palestinese e la dura critica a Israele. "La guerra - si legge nel manifesto - è la manifestazione più totalizzante della violenza patriarcale, per questo, e più che mai, siamo al fianco del popolo palestinese. Non ci sono margini di ambiguità in questa storia di colonialismo, razzismo e violenza, tesa a cancellare il territorio palestinese e, soprattutto, il suo popolo". 

Una posizione netta che sui social sta facendo discutere. "State strumentalizzando politicamente una cosa così orrenda come i femminicidi e la violenza di genere" scrive una ragazza in calce a un post del movimento su Instagram. "Scusate ma che c'entra lo slogan 'free Palestine' con la violenza sulle donne?" si chiede un'altra. "Ma almeno lo sapete cosa fanno alle donne a Gaza? Ai gay?". E ancora: "Iniziativa sacrosanta ma che senso ha quel 'free Palestine' sul volantino? Non c'è nessuna menzione per le donne stuprate e uccise il 7 ottobre". Insomma, la scelta di schierarsi non è piaciuta a tutti. 

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