Giovedì, 21 Ottobre 2021
Cronaca Barcellona Pozzo di Gotto

Mafia, processo Gotha 6: avanti tutta

La Corte d'Assise rigettato una nuova istanza della difesa che avrebbe costretto a ripartire da zero con di rilettura degli atti processuali. Si accende ora il faro su 17 omicidi commessi in vent'anni a Barcellona e dintorni

Per la seconda volta la Corte d’Assise dice no alla rilettura degli atti nel processo scaturito dall’operazione “Gotha 6”. Prosegue senza soste il processo che ha  ricostruito un ventennio di omicidi e spietate esecuzioni mafiose nel barcellonese.

La scorsa settimana, i difensori degli imputati avevano chiesto al presidente della Corte d’Assise Mario Samperi, che da qualche udienza ha sostituito la collega Silvana Grasso, la rilettura degli atti, così come accade quando cambia la composizione della Corte e non c’è il consenso delle parti. Dopo una lungo confronto tra accusa e difesa, la Corte  d’Assise si era ritirata in camera di consiglio per uscirne con la decisione di rigettare l’istanza della difesa e di andare avanti con il processo.

 Questa mattina si è svolta una nuova udienza, i difensori sono tornati alla carica con delle eccezioni, rinnovando la richiesta di rilettura degli atti processuali anche alla luce di una recentissima sentenza della Corte di Cassazione che nei giorni scorsi decideva su una questione relativa alla corretta applicazione della norma sulla rinnovazione del dibattimento. Secondo i difensori c’erano i margini di interpretazione per l’accoglimento dell’istanza. Una questione non da poco se si considera che il processo è ormai arrivato alla soglia delle richieste con l’art.507, cioè le ultime richieste di prova. I pubblici ministeri Vito Di Giorgio e Francesco Massara si sono opposti alla richiesta. Ancora una volta la Corte d’Assise è rientrata in camera di consiglio. Ne è uscita alcune ore dopo rigettando l’istanza e disponendo di proseguire con il processo. 

L’operazione “Gotha 6” risale 2016, rappresenta il sesto capitolo d’inchiesta sulla famiglia mafiosa barcellonese. Le indagini, coordinate dai sostituti procuratori della Direzione distrettuale antimafia Vito Di Giorgio ed Angelo Cavallo, hanno puntato i riflettori su mandanti ed esecutori di 17 omicidi ed un tentato omicidio avvenuti tra il 1993 ed il 2012 nel barcellonese. All’udienza preliminare dei 18 indagati, dieci scelsero il rito ordinario ed il processo è in corso di svolgimento in Corte d’assise, mentre altri otto proseguirono con l’abbreviato. 

Ad aggiungere ulteriori tasselli per completare il quadro delle indagini svolte dai carabinieri del Ros, furono le dichiarazioni rese da diversi collaboratori di giustizia, che svelarono i retroscena di omicidi e agguati, per alcuni dei quali, era calato il sipario del silenzio. Raccontarono che l’organizzazione puniva chi spacciava, compiva furti senza autorizzazione o teneva per sé i proventi delle estorsioni.

Una lunga galleria di morti ammazzati con inizio a 24 luglio 1993, nei pressi dell’ospedale psichiatrico di Barcellona, dove furono tre giovani Sergio Raimondi, Giuseppe Martino e Giuseppe Geraci ed andata avanti fino al 2009 con l’uccisione di Carmelo Mazza avvenuta nel marzo 2009. Nel mezzo numerosi agguati mortali e cruente esecuzioni come, per esempio, l’uccisione di Antonino Sboto avvenuta il 3 maggio 1999 a Barcellona. Sboto era un giovane che fu trovato con le mani mozzate. L’inchiesta si è anche occupata dell’attentato al boss Domenico Tramontana ucciso a colpi di pistola mentre era a bordo di un’Audi TT il 4 giugno 2001 a Calderà. 
 

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