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Martedì, 5 Luglio 2022
Cronaca

Prima il covid ora la guerra, Bolognari: "Taormina rischia pesanti effetti sul turismo"

Dopo due anni di emergenza sanitaria si confidava nella nuova stagione perché l’economia riprendesse fiato ma il sindaco non è ottimista: “Il nostro mercato è all’85% di turisti stranieri, se subentrasse la paura sarebbe un duro colpo”

Dopo due anni di emergenza sanitaria per il Covid, tutte le speranze di ripresa del turismo erano state riposte nel 2022. Ma nel comprensorio di Taormina, adesso, è tornata ad esserci preoccupazione perché gli effetti del conflitto in Ucraina e la crisi con la Russia potrebbero portare ad effetti anche sul mercato turistico. 

“Preoccupazione c'è sicuramente – conferma MessinaToday il sindaco di Taormina, Mario Bolognari – tutto si sta svolgendo all’interno di uno scenario europeo che è il cuore del mercato al quale noi accediamo principalmente. A Taormina, com’è noto, l’85% dei turisti che arrivano è straniero. Ma la mia preoccupazione principale, oggi, è legata ai riflessi psicologici che potrebbero esserci nel medio-lungo termine e che potrebbe portare le persone a rinviare ancora di un anno le vacanze. Noi speravamo ci fosse una forte ripresa nel 2022 e nel 2023 ma questa potrebbe essere frenata dalla nuova crisi”.

Dovrebbero essere gli operatori del settore alberghiero i primi ad avvertire le possibili ricadute negative. I dati pre pandemia, riferiti al 2019, hanno visto a Taormina l’arrivo di un milione e centomila presenze, solo il 4.4% dalla Russia, un mercato non proprio dominante ma comunque ritenuto importante. 

“È una percentuale molto bassa quella di presenze russe con una incidenza economica limitata –spiega ancora Bolognari – Sono gli aspetti collaterali che possono incidere, come la ritrosia a fare le vacanze lontano da casa che può bloccare il mercato statunitense ad un fermo dei voli. Certo, dopo la pandemia non ci voleva proprio”. 

L’emergenza Covid, infatti, ha colpito duro da queste parti. Nel 2020 il tracollo del turismo è stato di -72%, il 2021 -55%.  

“Sono stati due anni difficili e non possono essere seguiti da un terzo anno così. Possiamo solo affidarci al buon senso delle forze internazionali, in particolare dell'Unione Europea. Ma se anche il 2022 dovesse andare male sarebbe un duro colpo perché segue due anni pesanti come quelli del Covid”. 

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