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VIDEO | Non c'è “Pace” sulla guerra dei rifiuti, i Verdi al sindaco: “No a un impianto per la indifferenziata”

Cresce la preoccupazione per l'annunciato “trattamento meccanico biologico” che secondo gli ambientalisti non serve a Messina. Spadaro: “La città ha raggiunto importanti risultati con l'indifferenziata. De Luca ci spieghi invece perchè diminuisce la Tari e vuole piantare la bandiera nera al posto di quella blu”

 

Tornerà a parlare dell’emergenza rifiuti giovedì prossimo. Il “nuovo” cavallo di battaglia del sindaco di Messina Cateno De Luca è ormai lanciato al galoppo. Ma dietro lo scontro ormai aperto tra sindaco e Regione, sono in tanti pronti a scommettere che si cela la volontà di realizzare a Pace un impianto per lo smaltimento dell’indifferenziata. “Se non li fermiamo – ha denunciato nei giorni scorsi il consigliere comunale Salvatore Sorbello -  ci portano i rifiuti di mezza provincia a Messina in località Pace. Stanno ricattando la Regione per far autorizzare qui un impianto di morte a meno di 3 chilometri dal centro abitato”. 

Le preoccupazioni crescono in particolare fra gli abitanti della zona dove non sono mancate le segnalazioni alla polizia municipale legate anche alla presenza di fumi che ammorbano l'aria provenienti da una ditta del posto. Ora anche la preoccupazione di un impianto. Ma cosa succederà davvero a Pace?

A rivolgere la domanda direttamente al sindaco di Messina è la coportavoce regionale dei Verdi Raffaella Spadaro che mette in evidenza alcune anomalie a partire dai risultati raggiunti con la differenziata. Secondo i dati forniti dallo stesso De Luca, infatti, l’amministrazione è riuscita a toccare con punte del quaranta per cento per la differenziata. “Perché dunque si cade nella trappola dell’ emergenza rifiuti che riguarda solo quei comuni e quelle città siciliane che non sono riuscite a superare la soglia del venti per cento? - è la domanda della Spadaro - A cosa potrebbe servire la realizzazione di un tmb, impianto di trattamento meccanico biologico che tratta il rifiuto indifferenziato?”.

Ma c’è di più: “L’impianto non potrebbe essere utile a fronteggiare l’emergenza che, nelle more, non riguarda la città di Messina e che comunque non sarebbe completato nella migliore delle ipotesi, prima di due anni. Fra due anni è facile ipotizzare che la raccolta differenziata avrà raggiunto l’obiettivo del 65 per cento mentre un ulteriore 15 per cento dell’umido verrà trattato a Mili. Il residuo sarebbe dunque solo del 25 per cento e pertanto l’impianto ipotizzato a Pace risulterebbe inutile o quantomeno sovradimensionato. Sorge spontaneo chiedersi a questo punto quali comuni dovrebbero smaltire rifiuti indifferenziati a Messina. E’ forse il business dei proventi che ne deriverebbero a sollevare tale urgenza?”.

Per la Verde Spadaro l’ipotesi è assolutamente da scongiurare. “Occorre solo una corretta gestione del rifiuto fino all’ obiettivo rifiuti zero, la stessa che ha spinto la comunità europea a sanzionare più volte chi non è riuscito ad allinearsi a quanto previsto per legge. Fermo restando il concetto espresso dal sindaco riguardo gli impianti pubblici e privati che sono sotto i riflettori dell’antimafia – continua Spadaro - possiamo tuttavia affermare che il problema dovrebbe riguardare solo quei comuni che non hanno ottemperato alle suddette direttive, con le parole d’ordine Riduci, Ricicla, Riusa”.

Anche le cifre sventolate sul possibile aumento della Tari non convincono l’ambientalista. “Prchè mai la Tari dovrebbe aumentare solo per la dismissione dell’indifferenziato che è stato notevolmente ridotto? Si può invece avere contezza del rientro economico che proviene dalla consegna di tali materiali indifferenziati ai consorzi di filiera? Ed in particolare: Vetro, plastica, alluminio, carta, cartone, sfalci di potatura, RAEE? Quand’ anche i consorzi di filiera dovessero raccogliere tali materiali senza corrispondere contributi economici e ciò non dovrebbe accadere, in particolare per il vetro o l’ alluminio, ad esempio, perché non è stata ridotta la Tari”.

Spadaro torna dunque alla domanda iniziale: “L’impianto a Pace a cosa servirebbe dunque? Forse solo ad orientare il business dei rifiuti a beneficio di un qualsiasi soggetto che ne riceverebbe tutti benefici, non solo in termini economici ma anche occupazionali e dunque clientelari mentre tutti i disagi graverebbero sulla città di Messina che potrebbe dire addio per sempre alla vocazione turistico culturale. Difatti sarebbe attraversata giornalmente da camion e tir provenienti da ogni dove, con carichi tutt’ altro che compatibili con tale vocazione. Potremmo cancellare per sempre l’ambita bandiera blu – conclude - e puntare direttamente alla bandiera nera”.

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