Giovedì, 13 Maggio 2021

Quanto ci manca Giovanni Molonia, il “collezionista” di libri che sapeva tutto di Messina

A due anni dalla scomparsa del cultore di storia patria, il ricordo di chi lo ha conosciuto e si è perso nella sua interminabile produzione bibliografica. Sempre al lavoro e sempre pronto a incoraggiare. Come quella volta che offrì la sua opera a titolo gratuito per la sistemazione della nuova sede della Biblioteca

Giovanni Molonia

Sono passati due anni da che Giovanni Molonia non c’è più. Forse si sarebbe intristito a vedere le condizioni in cui versa la sua città, per una condizione di decadenza che appare irreversibile, e che gli effetti della pandemia rendono ancora più evidente. Si sarebbe intristito, forse, ma l’avrebbe fatto senza smettere un solo giorno di leggere e di scrivere: di “studiare”, diceva lui. “La gente non studia più”, si lagnava, e se in libreria, da Ciofalo – ancora si chiamava così – mi vedeva curiosare negli scaffali dei romanzi, mi diceva: “Non perdere tempo con queste cose, studia!”, ma me lo diceva in dialetto, perché amava tanto il dialetto messinese.

Avevo conosciuto Giovanni quando ancora frequentavo l’Università, una valanga di anni fa, e lui già aveva alle spalle tante pubblicazioni, delle quali andava giustamente orgoglioso. Lo conobbi, ma non ci frequentavamo, devo dire che mi incuteva una certa soggezione: ma ero io a essere troppo timido, e non lui a essere distaccato. Poi iniziai a collaborare col mitico “centonove”, del quale per alcuni anni curai le pagine culturali: fu un ottimo aggancio per entrare in confidenza con Giovanni, che apprezzava e incoraggiava il taglio localistico, da storia patria, che avevamo dato a una parte di esse. Attraverso l’esperienza di “centonove” entrai in contatto con il mondo – per me nuovo - della storia locale, con molti esponenti del quale ho instaurato un rapporto di stima reciproca, ma sono sicuro che nessuno si sentirà sminuito se dico che Giovanni Molonia aveva una marcia in più di tutti gli altri. Non so se sia possibile calcolare il numero delle sue pubblicazioni: le monografie, le ristampe anastatiche, i volumi collettanei, le riviste. Ma quanto era bella “Messenion d’oro”?

Giovanni aveva un rapporto privilegiato praticamente con tutti gli editori messinesi: fu il consigliere di Ugo Magno alla GBM, ha collaborato con la EDAS di Sfameni, con due generazioni di Di Nicolò, credo abbia avuto il suo peso nel convincere Nino Crapanzano a fare il salto di qualità e diventare libraio-editore a sua volta; ma forse il connubio più “romantico” era quello con Michele Intilla, dal quale sono scaturite opere che sono delle vere e proprie pietre miliari nella storia dell’editoria cittadina.

Lungi da me l’idea – o la pretesa – di ricostruire la produzione bibliografica di Giovanni Molonia, non posso non citare alcuni lavori: non per forza i più importanti, ma di sicuro molto significativi. È il caso della ristampa anastatica dell’Iconologia di Placido Samperi, voluta da Molonia e da Intilla, che materialmente ebbe la sua gestazione nella vecchia sede di via Garibaldi dell’editore nisseno ma messinese d’adozione.

Ma la cifra distintiva di Giovanni Molonia, che a Messina nessuno potrà mai eguagliare, era la capacità di mettere assieme le più diverse personalità per portare a termine i progetti più audaci, a cui chiamava a collaborare le migliori e più volenterose individualità cittadine. Così nascevano libri come Messina. Storia e civiltà (GBM); Il Gran Camposanto di Messina (Di Nicolò); Il Quartiere Ottavo di Messina (EDAS); Cinque secoli di stampa a Messina (GBM).

Ha rincorso a lungo, Giovanni Molonia, la figura di Gaetano La Corte Cailler, illustre “messinologo” a cavallo tra otto e novecento, di cui ha dato alle stampe lavori manoscritti che altrimenti sarebbero rimasti a giacere negli archivi cittadini: e di La Corte Cailler può a buon diritto dirsi il degno erede.

Sempre al lavoro, ma sempre pronto a seguire e incoraggiare il lavoro dei suoi amici, che a lui si rivolgevano per un consiglio: era stato così per Carmelo Micalizzi o per Felice Irrera; lo è stato anche per me. I pomeriggi a casa sua passavano in discussioni sulla storia, l’arte, le feste, le tradizioni di Messina; o sulla musica, altra sua grande passione. Chiacchierate circondati dalle migliaia di volumi che riempivano all’inverosimile gli scaffali della sua libreria, di cui andava fiero: “Questi non li ho ereditati da mio padre, a casa mia non ce n’erano libri: questi li ho comprati tutti io, uno per uno…”

Ho citato solo una minima parte del lavoro svolto da Giovanni Molonia per Messina, ma mi va di riportare un aneddoto da lui raccontatomi, che rende l’idea tanto della decadenza morale della nostra città – di una parte della nostra città, naturalmente, ma che fa sentire il suo peso sul risultato – quanto del suo amore. Al tempo del trasloco della Biblioteca Comunale e dell’Archivio Storico del Comune dai locali ammuffiti di via Catania ai nuovi all’interno del PalAntonello, Giovanni offrì la sua opera a titolo gratuito per la sistemazione della nuova sede. Quando tutte le scatole con i libri e i faldoni erano giunti a destinazione, Giovanni aspettava pazientemente che gli impiegati le aprissero per collocare i volumi al loro posto. “Ma picchì, l’avem’a fari nui?” chiese uno di loro, quasi scandalizzato.

“E picchì?” disse Giovanni, “u stipendiu cu’ u pigghia?”

“E chi cci trasi? U stipendiu è un dirittu: u travagghiu si paga spatti…”

Ma poi i volenterosi furono trovati, per fortuna…

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