VIDEO | Brucia ancora l'ex Sanderson, le promesse in “fumo” sulla riconversione dell'ex agrumaria

L'incendio nella bomba ad orologeria della zona Sud da ieri pomeriggio. Sul posto squadre dei vigili del fuoco con Autopompa e tre autobotti

Continua a bruciare da ieri l'ex azienda agrumaria della zona Sud. Le fiamme che si erano sviluppate nel tardo pomeriggio di ieri all'ex Sanderson continuano a tenere impegnati i vigili del fuoco presenti con due squadre con Autopompa e tre autobotti.

Una intensa nube di fumo nero ha ammorbato l'area della zona Sud.

E' il quarto incendio così grave che si è sviluppato negli anni nell'area abbandonata a se stessa nonostante le numerose promesse di riconversione. Una maledizione per l’azienda fondata da William Sanderson nel 1817 per la lavorazione degli olii essenziali e degli agrumi. Nel 1906 l'industria passa ai due collaboratori, l'inglese Oates e il messinese Giuseppe Bosurgi. Due anni appena per continuare l'attività e arriva il terremoto del 1908, quando l'azienda viene colpita al cuore, e in tutti i sensi: crolla la sede, che si trovava nella Palazzata lungo la cortina del porto, muoiono i membri delle famiglie Oates e Bosurgi, ad eccezione di Giuseppe, in quei giorni fuori città. Ed è proprio con lui che la Sanderson rinasce e si espande, fino a legarsi indissolubilmente al cognome del chimico messinese, che riuscì a superare brillantemente le peripezie della ricostruzione, la prima guerra mondiale e la crisi economica e politica del Ventennio. Per rilanciare la Sanderson, Bosurgi non esita a utilizzare le tecniche più avanzate e pionieristiche nel campo della tra- sformazione degli agrumi e dei derivati.

E già nel 1930, la ditta punta sulla polverizzazione e il congelamento dei succhi. Giuseppe scompare nel 1935, e al timone della Sanderson arriva sua moglie Adriana, che mostra in poco tempo di avere carisma da vendere, fino a profilarsi come un autentico personaggio della città di Messina. Con la donna, la ditta varca nuovamente i confini dell'Italia, espandendosi all'estero. Al fasto dell'esterno, però, corrisponde la spartanità degli ambienti interni. Alla sua morte i figli si lanciano in investimenti meno oculati, che portano alla crisi e alla vendita alla Regione. Poi, il fallimento.

Da allora tante promesse di riconversione fra chi ne voleva fare una centrale per la realizzazione di pannelli fotovoltaici o per realizzare una piattaforma logistica quando non addirittura di porre un vincolo come "luogo della memoria”. Rimane invece solo il fumo. E l'ultimo progetto del sindaco De Luca bloccato alla Regione.

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