Venerdì, 19 Luglio 2024
Cronaca

Inchiesta sull'Asp chiusa con 10 indagati, Calderone rompe il silenzio: "Accuse infondate, intercettazioni anche in sala d'aspetto"

Il deputato sospettato di "induzione indebita" respinge ogni accusa e passa al contrattacco avanzando sospetti sull'abuso di intercettazioni. Coinvolto anche l'ex direttore generale Alagna. Ma la difesa spiega...

“Mi difenderò come io so fare. Con determinazione. Ritengo assolutamente infondata l’accusa e ho riscontrato imprecisioni abbastanza evidenti anche nella ricostruzione dei documenti. In ogni caso la sede opportuna dove difendermi è il procedimento ed eventualmente il processo”.

Rompe il silenzio l’onorevole Tommaso Calderone, dopo mesi di no comment sull’inchiesta della procura di Messina che ha portato alle dimissioni l’ex commissario dell'Asp Bernardo Alagna, accusato di corruzione anche se il Gip non ne ha ravvisato la sussistenza ed ha poi respinto ogni misura interdittiva a suo carico.

L'indagine si chiude ora con dieci indagati. Calderone è accusato, insieme al suo segretario particolare Alessio Arlotta, di “induzione indebita” per aver indotto l’ex direttore generale dell’Asp Paolo La Paglia (anche lui indagato) a promettere l’apertura della Terapia intensiva al Covid Hospital di Barcellona.

“In pratica sono accusato di essermi interessato in tempi di pandemia per l’apertura della Terapia intensiva a Barcellona – commenta con amarezza Calderone a MessinaToday – Già questo mi sembra anomalo. Se un politico non ha a cuore la sicurezza e la salute dei cittadini che rappresenta, in particolare nel proprio territorio, che ci sta a fare? Produrrò documenti importanti nelle sedi opportune che metteranno ancora più in evidenza la risibilità delle accuse”.

Un caso che rischia di diventare ora anche nazionale per via della mole di intercettazioni eseguite. “Ho difeso nei peggiori processi – continua il deputato nazionale forzista - quelli più complicati e non ho mai visto un numero di proroghe così elevate, oltre una decina, di quaranta giorni in quaranta giorni. L’elemento di accusa è quello delle prime due intercettazioni del 10 novembre 2020. Nel frattempo hanno continuato ad intercettare per mesi ovunque. Anche la sala d’attesa della mia segreteria, dove veniva la povera gente che aspettava e ritengo dunque abbiano ascoltato tutte le conversazioni del cittadino comune. Una sala dove è chiaro che io non avrei potuto parlare con nessuno. A che pro dunque? Ho rinvenuto microspie nel mio studio e nella mia segreteria funzionanti, perché lampeggiavano, quando ero già deputato nazionale ed era dunque necessaria eventualmente l’autorizzazione a procedere”.

Nell’inchiesta che si chiude anche un medico, Domenico Sammartano, l’unico su tre originariamente indagati con ipotesi di truffa sulle ore lavorative, mentre l’ipotesi di falso è contestata all’infermiere dell’ospedale di Barcellona Felice Giunta e al dipendente della ditta Medimed Alessandro Amatori.

Nell’ambito della stessa inchiesta un capitolo riguarda l’abuso d’ufficio, reato che va verso la depenalizzazione, contestato all’ex sindaco di Messina Renato Accorinti per un protocollo d’intesa sottoscritto nel 2018 insieme all’ex direttore generale dell’Asp Gaetano Sirna e al direttore dell’Istituto Don Orione Marco Grossholz. Il protocollo impegnava Asp e Comune e sostenere economicamente la realizzazione di un progetto per l’assistenza di anziani e disabili.

Al dottore Alagna viene contestato invece il 318, la corruzione, per avere nella sua qualità, indebitamente accettato da Calderone tramite Arlotta la promessa di utilità consistente nella nomina a commissario dell'Asp decretata il 4 agosto 2021. "Di certo il mio assistito neanche conosceva Calderone quando fu nominato direttore sanitario - spiega a MessinaToday l'avvocato Flavia Buzzanca - e questo risulta anche dalle numerose intercettazioni. Perché avrebbe dovuto spendersi dunque per farlo nominare? In ogni caso la nomina del commissario straordinario non viene decisa da Calderone e da nessun altro deputato ma dall'assessorato regionale. Alagna inoltre rivestiva tutti i requisiti per quell'incarico, perché aveva lavorato nel settore dell'emergenza-urgenza a livello regionale, non solo locale. Non esisteva un altro concorrente con quel curriculum, oltre al fatto che si tratta comunque di una nomina fiduciaria e non di una procedura concorsuale. La procura ha poi allargato il capo di imputazione ad alcune nomine e a trasferimenti di direttori - continua il legale -  ma anche qui siamo certi che faremo valere le nostre ragioni perché si tratta di provvedimenti che di fatto non dipendevano da lui. Si tratta invece di delibere di un ente che come tali non sono adottate ad personam ma da una direzione strategica, da un team. Delibere perdipiù che non sono ma state impugnate. Sono dunque altamente fiduciosa sull'operato dei giudici e sicura della totale estraneità del mio assistito in merito ai fatti contestati".

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