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Venerdì, 1 Marzo 2024
Cronaca

Inchiesta su Alagna, il Riesame rigetta la richiesta ma sulla corruzione la partita non è chiusa

Nelle motivazioni dei giudici resta il quadro a tinte fosche sulle interferenze. Il nodo intercettazioni a carico di Tommaso Calderone autorizzate per un precedente procedimento con l’ipotesi di reato di associazione mafiosa

E’ stata rigettata anche dal tribunale del Riesame la richiesta di sospensione del manager Bernardo Alagna e di tre medici assunti durante l'emergenza Covid ma la partita sulla questione corruzione potrebbe essere tutt’altro che chiusa.

L’inchiesta è quella sui presunti favori a un politico, il parlamentare barcellonese di Forza Italia Tommaso Calderone, con l’accusa di aver “appoggiato” la nomina di Alagna nel novembre del 2020 a direttore sanitario dell’Asp in cambio di incarichi a persone vicine. Lo “scambio di favori”, ipotizza l’accusa rappresentata dal procuratore facente funzioni Rosa Raffa e dalla sostituta Roberta La Speme, sarebbe avvenuto tramite il segretario particolare di Calderone, Alessio Arlotta.

La decisione del Riesame segue quella della gip Ornella Pastone, che non aveva ravvisato profili penali, ma che ha comunque messo in evidenza le anomalie di un sistema poco cristallino, con pesanti ingerenze della politica nel sistema delle nomine nella sanità.

Ora le motivazioni del Tribunale del Riesame aprono nuovi fronti perché spostano solo temporalmente l’ipotesi di corruzione. Per i giudici, infatti, “l'utilità che Alagna avrebbe conseguito in forza dell'accordo illecito stipulato non può essere, individuata nella nomina di direttore sanitario, né in quella di direttore generale facente funzioni che gli è valsa comunque l'assunzione della qualifica soggettiva, ma piuttosto nella nomina di Commissario Straordinario dell'Asp di Messina”.

Solo per questo la richiesta di sospensione formulata sulla base di una nomina regolare (direttore sanitario) va rigettata ma restano da chiarire i rapporti e le scelte fatte dal manager così come non vi sarebbe alcun dubbio sull’interessamento di Calderone per la nomina a Commissario Straordinario “tant'è vero che il giorno dopo l'adozione del decreto assessorile – scrivono i giudici del Riesame - l'Arlotta asseriva che il decreto era stato fatto per "Tommaso", alludendo chiaramente all'esponente politico, e la condotta infedele assunta dal pubblico ufficiale in suo favore. In questa corrispondenza biunivoca di reciproci favori può cogliersi, ad avviso del Tribunale, la dimostrazione che il sistematico asservimento dell'Alagna al volere del referente politico (che trova conferma nelle delibere di cui si è detto che, a ben vedere, sono state tutte adottate allorché il direttore sanitario aveva assunto la qualifica di direttore generale facente funzioni e di commissario straordinario) avesse causa nella dazione indebita dell'utilità che il Calderone aveva promesso al pubblico ufficiale, ossia la sua nomina a Commissario Straordinario dell'Asp5”.

Ma non mancano altre sorprese delle 21 pagine del provvedimento firmato dal presidente Maria Vermiglio.

Agli atti dell’inchiesta risultano infatti intercettazioni del 2019 a carico del deputato Calderone per un procedimento con ipotesi di reato di associazione mafiosa. Si tratta di vecchie intercettazioni - probabilmente archiviate - del 2019 che sono state utilizzate nella nuova inchiesta dell’Asp.

Secondo i giudici del Riesame “infondata deve ritenersi la dedotta censura di inutilizzabilità delle intercettazioni disposte nell'ambito del diverso procedimento recante il nr. 20/2019 RGNR, richiamate dall'accusa a sostegno della richiesta”.

“Si apprezza dal materiale investigativo in valutazione che nel procedimento recante il nr. 20/2019 RGNR si procedeva nei confronti dell'onorevole Calderone Tommaso per il reato di cui all'art. 416 bis cod. pen fattispecie che, invero, non risulta legata da alcun vincolo di connessione qualificata con il reato di corruzione impropria per il quale sono state autorizzate le intercettazioni nel presente procedimento – si legge nel provvedimento - Ciò, tuttavia, non comporta come conseguenza l'automatica inutilizzabilità dei risultati delle operazioni captative disposte nel diverso procedimento dal momento che si applica alle vicende in esame il regime procedurale previsto dall'art. 270 cod. proc. pen., come modificato dal d.I. 161/2019 (convertito nella legge nr. 7/2020), secondo cui: "i risultati delle intercettazioni non possono essere utilizzati in procedimenti diversi da quelli nei quali sono stati disposti, salvo che risultino rilevanti e indispensabili per l'accertamento di delitti per i quali è previsto l'arresto obbligatorio in flagranza e dei reati di cui all'art. 266, comma I, cod. proc. Pen”.

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